Poesie filosofiche, pag. 11.

[240]. Inveniemus in plantis sexus masculinum et fœmineum, ut in animalibus, et fœminam non fructificari sine masculi congressu. Hoc patet in siliquis et in palmis, quarum mas fœminaque inclinantur mutuo alter in alterum, et se se osculantur, et fœmina non impregnatur nec fructificat sine mare, immo conspicitur dolens, squalida mortuaque, et pulvere illius et odore reviviscit.

[241]. E neppure il concetto delle epoche organiche e critiche; poichè, ribattendo le obiezioni, dice che la Città del sole «durerà fino ad uno dei periodi generali delle cose umane che danno origine ad un nuovo secolo». Questioni sull’ottima repubblica. In lui sono pure quelle teorie sulla natura de’ popoli settentrionali e meridionali e sulla loro missione, che credonsi trovati moderni. «Dio, per fecondare li meridionali di gente e d’armi, e li settentrionali di scienza e religione, usa di mandar quelli a questi, insertandoli come arbori per farli più generosi». Aforismo 72. D’altra parte potrebbe dirsi che egli adombra i circoli di Vico entro cui l’umanità si rigira, e la provvidenza di Bossuet che anche gli errori trae a vantaggio: Religiones cunctæ atque sectæ habent proprium circulum, veluti et respublicæ... Illi cupiditate auri et divitiarum novas quiritant regiones; Deus autem altiorem finem intendit.

[242]. Sulla monarchia spagnuola. Fu ristampata a Berlino il 1840.

[243]. Discorsi politici, passim. Faciat (Hispania) ut dominia et prædia nobilis regni Neapolitani, Mediolani... ab exteris emantur... quo fiat ut barones indigenæ humilientur.. Cavendum est ut loca munita unquam baronibus concedantur (De monarchia hispanica, c. XIV). Elaborandum est regi ut principum italicorum dissidia alat (c. XXI). Curandum præterea ut omnes baronum filii magistros hispanos habeant, qui hispanizare illos doceant in habitu, moribus et modis hispanicis (c. XIV).

[244]. Discorso II del papato.

[245]. Città del sole. Nel Discorso sopra l’aumento delle entrate confessa che «il più gran male di questo regno è la carestia», cap. 3.

[246]. Vectigal exigatur pro necessariis rebus parvum, pro superfluis largius... non alia bona quam certa et stabilia graventur.

[247]. Vedansi esposte da un suo ammiratore nella prefazione alle opere del Campanella. Torino, Pomba, 1854.

[248]. «È pericoloso in ogni verso il negozio dei grani in nome d’altri che del re, che è padre e pastore della repubblica, e a lui tocca pascere i figli e distribuir il pane». Sopra l’aumento delle entrate. «Se il re in Calabria pigliasse tutta la seta come la si vende a venti carlini la libbra, trasportandola a Napoli dove si vende trenta o più, raddoppia il tributo. Ed in tutte cose si può far questo, e non lasciare li mercanti facciano quel guadagno con danno dei popoli e del re... Il re sarìa tiranno manifesta se lasciasse senza necessità urgentissima al cristianesimo trasportar li grani di questo regno in altro regno».