[252]. Discorsi della libertà e della felice soggezione allo Stato ecclesiastico. Sempre nella signoria papale vedeva la libertà; e nella XXXII delle poesie canta:
Vedi i tiranni e le leggi perire
E Pietro e Paolo in Roma comandare.
[253]. Secondo il Patrizj, dalle prime monadi nascono le altre, dalle monadi le essenze, da queste le vite, dalle vite gl’intelletti, dagl’intelletti gli spiriti, da questi la natura, da cui le proprietà, dalle proprietà le specie, dalle specie i corpi, i principj delle cognizioni vengono da’ sensi, ma prima dalla luce; dalla luce celeste, immagine di Dio, noi saliamo alla luce primogenia che è Dio stesso: la luce tutto fa, tutto vivifica e forma. Le quattro parti di sua filosofia intitolò Panarchie, Pancosmie, Panaugie, Panpsichie. Studiò la teoria della luce, nel senso materiale e nel figurato, e sopra quella fondò la sua filosofia: come per la materiale vedono gli occhi del corpo, così per l’intelligibile sono illuminati quelli dell’anima: questo mezzo universale del conoscere viene da Dio, sorgente d’ogni luce.
Francesco Giorgio minorita veneziano, dedito alla Cabala mescolata ai libri sacri e ai peripatetici ragionamenti, compose l’Armonia del mondo e i tremila problemi. Da Dio trino, che è ternario semplicissimo, derivano con ternario quadrato tre novenarj, onde nove sono i cori delle intelligenze, nove i cicli, nove i generi delle cose generabili e corruttibili; e nel ternario cubo si compiono tutti i novenaij. Gli angeli sono distribuiti secondo il novenario semplice, corrispondente al ternario, onde i più vicini a Dio somigliano al ternario semplicissimo; gli altri si racchiudono nel duplo, poi nel triplo: e per quest’ordine tripartito noi possiamo ascendere a Dio, e Dio discende a noi.
Brucker, De restauratione philosophiæ pythagoricæ, platon. cabbal. § V.
[254]. L’argomentazione cartesiana dell’io penso, dunque esisto trovasi in Bernardino Ochino, Catechismo; Basilea 1561: Ministro. Ti prego, illuminato mio, che tu mi dica s’egli ti par essere o no.
Illuminato. Mi par essere: ma per questo non so certo che io sia; imperocchè in parermi essere, forse m’inganno.
Min. È impossibile che, a chi non è, gli paja d’essere; però, poi ch’ei ti par essere, bisogna dire che tu sia.
Illum. Così è vero.