[284]. È il primo destinato agli studenti di medicina. La repubblica lo fondò con decreto 31 luglio 1545, ad istanza di Francesco Buonafede padovano, e sopra disegno di Andrea Moroni da Bergamo; n’ebbe la direzione Luigi Anguillara, cui succedette Melchior Guilandino di Königsberg, pel quale nel 1564 istituì la cattedra di botanica.

[285]. Anche privati ne formarono, quali il Priuli, il Molin, il Michel, Gianfrancesco Morosini lodato da Linneo, ed altri a Venezia, Giulio Moderato a Rimini, Vincenzo Montecatino a Lucca, Sinibaldo Fieschi a Genova, Vincenzo Pinelli a Napoli, Gaspare Gabrielli a Padova, Scipione Simonetta a Milano. Vedi a pag. 304, e Viviani, Delle benemerenze de’ Veneti nella botanica. Il Pignoria a’ 26 dicembre 1614 da Padova scriveva a Paolo Gualdo in Roma: — Non occorre che mi faccia gola dei fiori che si vedono costì, perchè jer sera alla cena lucullea del signor Sandelli «io mangiai degli sparagi belli, verdi e freschi; s’immagini mo il resto». Al quale Gualdo il Welser da Augusta avea scritto, a’ 10 gennajo 1610: — Se Padova e Vicenza si voltano a domandar semi e piante da queste parti, si può dire che ipsi fontes sitiunt. Le fritillarie di qua sono poche, e tutte venute o d’Italia o di Fiandra: vero è che quelle di Fiandra pare facciano miglior riuscita».

[286]. «Tale opera dovea condurre ad una felice rivoluzione nella botanica: ma niuno allora volle seguirlo nel cammino segnato, perchè si era di troppo lasciati addietro i contemporanei. Gaspare Bauhin afferma d’aver pensato distribuire il suo Pinax secondo il metodo di Cesalpino, ma confessa che non lo comprendeva abbastanza. Inoltre era costume vedere le opere di botanica adorne di figure, e Cesalpino le avea sbandite dalla sua. Torto suo più reale fu il non esporvi la concordanza della nomenclatura degli autori che l’avevano preceduto e dei suoi contemporanei; indica le piante con nomi suoi particolari, o nomi vulgari in alcuni paesi d’Italia; principalmente nella Toscana, onde fu malagevole determinare di quali parlasse, e Bauhin sovente vi s’ingannò. Per la stessa ragione non si può determinare il giusto numero delle specie, di cui fa menzione: quei che lo portano ad ottocento, non hanno contato che le principali, e ammontano a mille cinquecentoventi secondo Haller...

«Nella prefazione, piena d’osservazioni nuove e filosofiche che annunziano un ingegno superiore al secolo, in una pagina concentra i principj e pone le basi su cui stabilire i metodi ed i sistemi di botanica; tutti i vantaggi che se ne possono trarre, nel cui numero mette la conoscenza della proprietà delle piante, che si può dedurre conformemente alle loro affinità o alla somiglianza delle loro forme esterne. Malgrado i lavori posteriori su tale argomento, non si è potuto aggiunger nulla d’essenziale a tale schizzo; dimodochè se di tutte le sue opere ci fosse rimasta questa pagina sola, basterebbe ad assicurarne per sempre la gloria». Du Petit Thouars.

[287]. Nel capitolo II del libro V della Phyllognomica, il Porta scrive, contra antiquorum opinionem, plantas omnes semine donatas esse, e vi dice: E fungis semen perbelle collegimus exiguum et nigrum, in oblongis præsepiolis vel liris latens e pediculo ad pili circumferentiam protensis, et præcipue ex illis qui in soxis proveniunt (intenderebbe i licheni?), ubi decidente semine, feracitate seritur et pullulat etc. Pag. 367 dell’edizione di Francoforte 1591.

Il Porta prevenne Lavater e Gall insegnando che il corpo s’impronti dei moti dell’animo, e dagli umori e temperamenti derivino i costumi: persino le disposizioni possono modificarsi correggendo le conformazioni esterne; De humana physionomia. Eppure ancora insegna che varii sunt plantarum bulbi qui animalium testes mentiuntur, præsertim luxuriosorum... Natura, hominum generationi satagens, hac testiculorum imagine ad vires venereas, ad conceptum, ad prolem eas valere significavit. Lib. IV. c. 18. E cap. I. Plantarum partes scorpionem integrum præsentantes, ad ejus morsus valere. E lib. III. c. 51: Fructus uterum referentes et fructuum involucra, ad secundinas valere. E così ogni tratto.

[288]. Nel febbrajo 1856 l’ingegnere Quintino Sella all’accademia delle scienze di Torino produceva un passo d’un discorso, dal dottore Domenico Guglielmini di Padova recitato nel 1688, dove riconosceva i cristalli non come giuochi della natura, ma effetto di forze molecolari, rette da leggi costanti ed invariabili; che i cristalli della medesima sostanza sono poliedri, i cui angoli diedri rimangono sempre i medesimi, sicchè non vi manca che la proporzionalità dei lati per essere poliedri simili; che ogni cristallo è un aggregato di molecole aventi la forma stessa del cristallo; che dalla forma unica prima delle molecole derivano quelle che una sostanza può rivestire, e che perciò sono definite. Se avesse pensato applicare il calcolo allo studio de’ cristalli, preveniva la gloria di Romé de l’Isle e di Haüy.

Anche Giovanni Pona fece una descrizione delle rarità di Montebaldo. L’Imperato (Historia naturale, 1599) sostiene che i polipi calcari non erano pietre vegetanti come teneansi generalmente.

[289]. Mundus subterraneus; 1662.

[290]. De solido intra solidum naturaliter contento. È anteriore di un anno all’opera dello Schiller: la Protogea di Leibniz è del 1683.