[291]. De fontium mutinensium admiranda scaturigine. Secondo Gianfrancesco Rambelli (Lettere intorno le invenzioni e scoperte italiane Modena 1844), la prima memoria de’ pozzi forati in Modena sale al 1479, poichè ne’ Ricordi di Gaspare Nardi si legge che Giovanni Bentivoglio cominciò a far fare una fontana in Bologna, e che andò colà «uno maestro de Regio, che forava con un trivello de capo de uno abedo, e insediva l’uno abedo de co’ de l’altro, e per questo modo andava giuso quanto voleva, in modo che andò sotto piedi centosessantadue se rompè dentro quello con che forava». Giovanni Agazzari nella cronaca inedita di Piacenza, al 1478 scrive: Nota quod hoc anno repertus est quidam novus modus fodendi et eaciendi fontes vivos et salientes super terram per quosdam parmenses, et res mira et grandis valde, argumento cujusdam physici regini. Ap. Pezzana, Storia di Parma, IV. 23.

[292]. Aliquis intus in vescica sine plaga lapidem conterunt ferreis instrumentis. Il Benivieni racconta che, non trovando modo d’estrarre a una donna un calcolo voluminoso, insolitum sed tamen opportunum consilium capiens... ferramento priori parte retuso calculum ipsum percutio, donec sæpius ictus, in frusta comminuitur. Il primo moderno che scrivesse sopra l’estrazione della pietra fu Mariano Scotto, ma tutto gonfiezze e astrologia; e per operare attende le stagioni e i congiungimenti di stelle.

[293]. De abditis nonnullis ac mirandis morborum et sanationum etc.

[294]. Ch’egli primo adoperasse il mercurio contro la sifilide non può più credersi dacchè nella Cronaca perugina del Matarazzo si legge: «E perchè li Franciosi erano venuti novamente in Italia, se credevano li Italiani che fosse venuta tale malattia da Francia; e li Franciosi se credevano che fusse una malattia consueta in Italia, perchè ancora loro ne acquistaro la parte loro; e li italiani ne chiamavano lo mal francioso, e li Franciosi ne dicevano lo male italiano, del quale portaro el seme in Francia». Data la più estesa descrizione di questo morbo, indica la ricetta trovata più efficace, la cui base è già l’ariento vivo oncie due. Benvenuto Cellini insulta il Berengario d’avere «con una sua unzione fatto molte migliaja di ducati da signori, che ha stroppiati e mal condotti».

[295]. Ma si vuole che questo passo siasi interpolato quarant’anni dopo la sua morte. Vedemmo molte istanze della facoltà di Pavia per ottenere i cadaveri de’ giustiziati nel Milanese.

[296]. Sprengel vorrebbe che Berengario negasse il trasudamento del sangue attraverso al setto; ma sebbene egli lo dica satis notabilis substantiæ, quæ est etiam satis densa, pure ammette i forellini di Galeno. Esso Sprengel invece vuole che Colombo supponesse tal passaggio, mentre dice evidentemente che chi ciò asserisce erra, longa errant via. Vedi De Renzi, Storia della medicina, vol. III. p. 307.

[297]. De erroribus veterum medicorum, 1653; In artem medicinalem Galeni, 1566: — Oportet (scrive egli) de scriptoribus ita sentire ut eos homines agnoscamus et non tanquam deos veneremur; nobiscum antiquam libertatem relinquamus... probationes ex nostris sensibus nostroque ingenio ducamus. Nemini credamus, sed liberi contra omnes quod putemus verum proferamus. Eorum opiniones refellamus qui in magno sunt precio, quorum auctoritas infirmis ingeniis obesse potest.

[298]. Cefalogia fisionomica, 1673.

[299]. Nella biblioteca di Parma è un esemplare della Zelotypia veritatis in veterum fallacias, opera di Gianpaolo Ferrari del 1690. A quelle parole di pag. 26, quod evenit etiam in quibusdam antiquioribus, cædentibus colaphis alumnos qui veritatem neotericam convincere videbantur, è manoscritta questa nota: — Il signor dottore Antonio Zanella, lettore pubblico in Parma, percosse con uno schiaffo il signor Giambattista Pedana parmigiano studente nel pubblico studio, perchè con la forza degli argomenti lo costrinse a confessare la circolatione del sangue, che da esso lettore veniva acremente negata: e dopo andò a chiedergli perdono a casa ecc. l’anno scorso 1690».

[300]. Kircher, Da arte magnetica, lib. III. part. 7. Basti il titolo d’un opera di Marcantonio Zamara di Galatina in terra d’Otranto, professore a Padova: — Antrum magico-medicum, in quo arcanorum magico-physicorum, sigillorum, signatarum et imaginum magicarum, secundum Dei nomina et constellationes astrorum, cum signatura planetarum constitutarum, ut et curationum magneticarum et characteristicarum ad omnes corporis humani affectus curandos, thesaurus locupletissimus, novus reconditus; cui medicamenta etiam varia chimica ex mineralibus et vegetabilibus conficiendi modus, tractatus item de rebus quæ humano corpori eximiam et venustam formam inducunt, de variis etiam metallorum et mineralium præparationibus et experimentis plurimis tractatio subjungitur: accessit motus perpetui mechanici, absque ullo quæ vel ponderis adminiculo conficiendi documentum. Francfort 1625. Antri magico-medici pars secunda, in qua arcana naturæ, sympathiæ et antipathiæ rerum in plantis..... omniumque corporis humani morborum, imprimis podagre, hydropis, pestis, epidemiæ et cancri exulcerati cura hermetica, specifica, characteristica et magnetica continentur: accesserunt portæ intelligentiarum... et canones hermetici de spiritu, anima et corpore majoris et minoris mundi. Ivi 1626.