[317]. Dapprima vi fu chiamato con fiorini cento. Il Fabroni racconta che un malevolo denunziò Galileo al senato veneto di vivere in adulterio con Marina Gamba; e il senato rispose che, se ciò è vero, egli avrà maggiori bisogni per sostentare la propria famiglia; e in conseguenza ne crebbe il trattamento a trecentoventi fiorini. Egli ebbe infatti due figli e una figlia fuor di matrimonio. Alfine gli furono assegnati mille fiorini.
[318]. Credeva inoltre che la terra col sole si movesse attorno al polo del mondo, che è incessantemente variabile. Vedi Clemens, Giordano Bruno et Nicol von Cusa; 1847, pag. 97.
[319]. È ristampata fra le opere di Galileo a Firenze, tom. V. 1854: — Da questi fondamenti e dalle dichiarazioni loro si manifesta l’opinione pitagorica e la copernicana essere tanto probabile, che forse non è altrettanto la comune di Tolomeo; perchè da quella se ne deduce un chiarissimo sistema ed una meravigliosa costituzione del mondo, molto più fondata in ragione ed in esperienza, che non si cava dalla comune, e si vede chiaramente che si può salvare; di modo tale che non occorre ormai più dubitare che ripugni all’autorità della sacra Scrittura, nè alla verificazione delle proposizioni teologiche; ma anzi con ogni facilità non solo i fenomeni e le apparenze di tutti i corpi, ma scopre anco molte ragioni naturali, che per altra strada difficilmente si possono intendere».
[320]. Pensieri diversi.
[321]. Systema cosmicum, dial. II. p. 121. Poi a Keplero scriveva nel 1597: Multas conscripsi et rationes et argumentorum in contrarium eversiones, quas tamen in lucem hucusque proferre non sum ausus, fortuna ipsius Copernici præceptoris nostri perterritus, qui licet sibi apud aliquos immortalem famam paraverit, apud infinitos tamen (tantus enim est stultorum numerus) ridendus et explodendus prodiit. Kepleri Opera, tom. II. p. 69; Lipsia 1718. Ho letto nel ricchissimo archivio Rinuccini a Firenze un autografo di Galileo, degli ultimi anni di sua vita, dove, qual che ne sia la ragione, si ricrede e disdice della teoria copernicana, e mette in evidenza gli argomenti fisici che le ripugnano. Per verità erano tali, che un savio non poteva acchetarsi del tutto in quella sentenza; come sarebbe impossibile il dubitarne oggi, dopo gli argomenti d’irrecusabile evidenza che i contemporanei di Galileo ignoravano.
[322]. Viri Galilæi, quid statis aspicientes in cœlum? fu il testo preso da un predicatore a Firenze. Un’altra applicazione felice di testo trovo in una lettera del Pignoria, 26 settembre 1610: — Le do nuova come in Germania il Keplero ha osservato anch’esso i quattro pianeti nuovi, e che vedendoli esclamò, come già Giuliano apostata, Galilee, vicisti».
Guglielmo Libri, che denigra a tutta possa l’operar della Chiesa in quest’affare, non tace che, quando il domenicano Caccini declamò contro Galileo, il Maruffi generale di quell’ordine ne scrisse scuse a Galileo, dolendosi di dover essere partecipe a qualunque bestialità facessero trenta o quarantamila frati. In Inghilterra, nella patria de’ grandi pensatori e non cattolica, e molt’anni più tardi, quando Newton insegnò il metodo delle flussioni, v’ebbe dottori che dal pulpito metteano in avviso contro codesti «novatori, gente perduta che cadeano nelle chimere» ed esortavano ad evitare il loro commercio «pernicioso per lo spirito e per la fede». Savérien, Dictionnaire des mathématiques, tom. I.
La lettera di Galileo al padre Ranieri, dove racconta per disteso il suo processo, e che dal Tiraboschi fu data come autentica, è apocrifa.
[323]. — Noi Roberto cardinale Bellarmino, rilevato avendo come il signor Galileo è stato calunniato, e come imputato gli fu d’aver fatto un’abjura in nostre mani, e d’essere stato condannato a salutar penitenza; dietro ricerca fattacene, affermiamo conformemente alla verità, che il predetto signor Galileo non ha fatto abjura di sorta alcuna, nè in nostre mani nè in quelle d’altre persone, per quanto è a nostra conoscenza, nè a Roma nè altrove, d’alcuna delle sue opinioni e dottrine; ch’ei non è stato assoggettato a veruna salutare penitenza di qualsivoglia specie; che solamente gli si è partecipata la dichiarazione del nostro santo Padre, pubblicata dalla Congregazione dell’Indice, cioè come la dottrina attribuita a Copernico, che la terra si muova intorno al sole e che il sole occupi il centro del mondo senza muoversi dall’oriente all’occidente, è contraria alla sacra Scrittura, e che in conseguenza non è permesso difenderla nè sostenerla. In fede di che abbiamo scritta e sottoscritta la presente di nostra propria mano, questo giorno 26 maggio 1616. Roberto, cardinale Bellarmino».
Non è inutile ricordare che nel Bellarmino stesso l’opera De romano pontifice fu messa all’Indice, poi levatane. La Chiesa non considerò mai come infallibili i decreti delle Congregazioni.