Ulisse Aldrovandi bolognese (1522-1605), di dodici anni fugge di casa per veder Roma, s’accompagna a un pellegrino per San Jacobo di Galizia; sospettato d’irreligione, torna a Roma per giustificarsi; e invaghito agli studj naturali dal Rondelezio e dal Ghini, divien professore in patria, e logora il ricco patrimonio in viaggi e nel mantenere per trent’anni con ducento ducati un pittore d’animali, e molti disegnatori ed incisori, nell’accattar rarità, libri, capi d’arte, e dotare d’un orto botanico la patria. Il senato bolognese non gli mancò d’ajuto; avutone in lascito il doviziosissimo museo e la biblioteca, spese lautamente in terminare la compilazione e la stampa in tredici volumi in-foglio della sua Storia naturale. Dove l’ornitologia e l’entomologia, compite dall’autore, sono a gran pezza migliori, con belle tavole in legno, e succinte ma esatte descrizioni; se non che egli, secondando l’andazzo, affoga in citazioni poetiche, mitologiche, araldiche; ad osservazioni proprie intarsia le reminiscenze, a verità naturali le invenzioni degli uomini, e tutte le specie mai che la fantasia chimerizzò; onde quell’opera parve a Buffon potrebbe ridursi a un decimo, ma questo non dispregevole.
Giovanni Ciassi da Treviso ben divisò i principali fenomeni della vegetazione; il modo del fecondamento Paolo Boccone messinese; Giacomo Zenoni insegnò a diseccare e conservar meglio i vegetali, e descrisse, quelli del Bolognese; quelli di Sicilia frà Francesco Cupan; i maltesi Filippo Cavallini; Antonio Donati quelli del litorale Veneto; e così d’ogni paese italico.
Dal descrivere, denominare, delineare altri avanzavansi all’anatomia botanica, presentendo l’uniforme struttura intima sotto alla differente apparenza degli esseri organizzati. Andrea Cesalpino d’Arezzo (1519-1603) classificò le piante giusta gli organi della fruttificazione, e massime i cotiledoni, primo abbozzo d’un sistema carpologico; i semi rassomiglia alle uova; avverte il sesso delle piante appellando maschi gl’individui provvisti di stami, e femmine quei che portano i frutti; il midollo delle piante considerava come il loro cuore, sede della forza vitale e sorgente del frutto, mentre le altre parti del fiore provenivano dal legno o dalla scorza; dimodochè, a sua detta, il fiore non era che un’espansione delle parti interne; concetto adottato poi da Linneo, e svolto nella Prolepsis plantarum.
Assodata nel primo libro De plantis la conformazione de’ vegetali, base dell’anatomia e della fisiologia, negli altri quindici li classifica come alberi o come erbe secondo la durata, secondo la postura della barbicella ne’ semi, secondo il numero di questi e le radici, o l’assenza de’ fiori e dei frutti; le classi suddivide in quarantasette sezioni, sovente dietro al carattere di gruppi importanti, riconosciuti oggi come famiglie naturali; ciascun capitolo intitola da una pianta in esso descritta, non però abbastanza vasti per costituir generi, quali sono ora stabiliti. Vero genio scopritore e ordinatore, tardissima fama ottenne, colpa dell’irto stile e dell’inviluppo scolastico; oltre che la venerazione per Aristotele lo arrestava nelle conseguenze, e traevalo a contraddirsi per conciliare le scoperte nuove colle asserzioni antiche[286].
Profittando delle non curate idee di Cesalpino, Fabio Colonna (Ecphrasis, 1606) distinse nella botanica i generi, e pel primo sostituì intagli in rame a quelli in legno. Del seme dei funghi, già accennato in Giambattista Della Porta[287], diè poi contezza il Micheli, che nel 1737 fondava un orto botanico a Firenze. Giuseppe Aromatari d’Assisi, in una lettera di quattro pagine (Venezia 1625) sopra la generazione delle piante, assodò l’analogia fra i semi e le uova, e la destinazione de’ cotiledoni: poi la dottrina dei sessi fu posata chiaramente da Grew e meglio dal Camerario.
Marcello Malpighi da Crevalcore (1628-94) elevò la botanica a scienza, applicata ai progressi dell’anatomia e della fisiologia animale; la struttura e l’incremento dei semi seguitò con miglior ordine e più concisione di Grew nella Anatomes plantarum idea, stampata il 1671 a spese dell’Accademia di Londra. L’esser nuovo lo costrinse ad analizzare ciascuna parte nelle classi e specie diverse, la corteccia, poi il tronco, i rami, la gemma e foglie, frutti, fiori, radici, il germogliare, le mostruosità, gli aborti.
Nardo Antonio Recchi da Montecorvo, archiatro di Napoli, avute da Filippo II le note manoscritte di Hernandes intorno alla botanica del Messico, ne fece un’opera che i Lincei tolsero ad illustrare, e fu stampata nel 1615 a Messico. Il punto culminante della botanica d’allora è segnato dalle Tavole fitosofiche del principe Federico Cesi, col sesso delle piante, il doppio sistema de’ loro vasi, i fenomeni delle meteoriche e delle eliotropie, e coi nomi tecnici che poi restarono; sicchè valsero di fondamento ai sistemi di Linneo, di Trembley e de’ seguaci.
Ottavio Brembati conte bergamasco, oltre studiar la struttura de’ fiori e quanto vi possa l’atmosfera, e nell’Anterologia e nell’Architettura de’ fiori insegnare bizzarri comparti pe’ giardini, pubblicò un Modo di cavar le miniere (1663): Camillo Leonardo pesarese (Speculum lapidum, 1502), e Vanuccio Biringuccio senese (Pirotecnia, 1546) sanno poco degli antichi, benchè quello secondi, questo combatta gli alchimisti: e se in Italia eransi fatte le prime indagini mineralogiche, presto la Germania ci tolse il passo, mercè le maggiori sue ricchezze.
Sisto V, volendo ogni maniera d’illustrazione al suo pontificato, decretò che in Vaticano, come una biblioteca e una stamperia, così si ponesse una metalloteca, e ne incaricò Michele Mercati da Samminiato (1541-93). Il quale la distinse in orycta e metalleuta, cioè metalli proprj e metalliferi. La prima comprendeva tredici divisioni; terre, sale e nitro, allumina, sughi acri, sughi grassi, sostanze marine, pietre somiglianti alla terra, pietre prodotte nell’interno degli animali, pietre idiomorfe, petrificazioni, marmi, silice e fluore, gemme. I sei armadj dell’altra comprendono, il 1º oro e argento, il 2º rame, il 3º piombo e stagno, il 4º ferro e acciajo, il 5º sostanze vicine a metalli, che nascono da sè, il 6º sostanze vicine a metalli, che si trovano nelle fornaci. Suntuosissima la sala disposta a ciò; e magnifica al pari e molto più utile sarebbe stata la descrizione dal papa ordinata, ove il Mercati seguì la partizione degli armadj esponendo le opinioni correnti e le virtù de’ singoli corpi, con tavole di squisita finezza. Morto Sisto, Clemente VIII, particolare amico del Mercati, fece proseguire l’opera, ma morto poco poi l’autore, questa andò in oblio. Nel 1710 nella biblioteca Dati a Firenze si trovò il manoscritto del Mercati; e Clemente XI compratolo, incaricò il medico Lancisi di compierlo e pubblicarlo. Il Lancisi durò fatica a trovare nell’immensità del Vaticano la metalloteca del Mercati, ma n’era stata dispersa la raccolta; e quando l’opera comparve nel 1717, riusciva inutile dopo tanti progressi.
Anche nell’osservare la mirabile struttura della scorza del globo terracqueo, furono primi gl’Italiani. I più, preoccupati delle cause finali, tenevano il mondo fosse stato creato tal qual è, perchè esso è il più adattato agli abitanti: ma agli osservatori non ne sfuggivano le irregolarità, testimonj di sovvertimenti. I fossili avanzi di animali marini deduceansi dal diluvio mosaico: alcuni li tenevano meri scherzi della natura, e perfino il Mercati gli aduna in un armadio distinto come «innocente trastullo della natura, la quale volle darci le prime lezioni di scultura e pittura»; e a chi li supponeva reliquie d’animali, domandava trionfalmente in che modo avrebbero potuto essere accumulati negli abissi e su altissime vette? Ma il Cesalpino confutò questo suo scolaro, e iniziò i sistemi fondati sovra la composizione; imperocchè distinse i fossili in terre, sali e sostanze solubili nell’acqua, suddividendo poi secondo caratteri meno importanti: per esempio, le terre in magre, grasse, colorite, mediche; le pietre in roccie, marmi, pietre preziose, e prodotte da corpi organizzati o da piante. Le conchiglie fossili suppone abbandonate dal mare, ritirandosi; le acque termali, dal calore che in sen della terra sviluppano le combinazioni chimiche e le combustioni; crede tutti i minerali suscettibili di cristallizzarsi in forme geometriche; l’ossido di piombo trae da una sostanza aerea, per la quale il metallo aumenta di peso, divinando le lontane scoperte di Haüy e Lavoisier, come antivenne Harvey nell’indicare la circolazione del sangue[288].