e sul mare cinque galere, ma poteva armarne otto.

Nel 1675 Gregorio Leti (vol. II dell’Italia regnante) attribuivaallo Stato papale la rendita di tre milioni di scudi; e numerando le forze delle diverse provincie e le artiglierie delle fortezze, presentava queste cifre:

Uomini atti alle armi400,000
Presidj, tra fanti e cavalli4,000
Esercitati alle armi e sempre in pronto per la guerra, ma a casa e non retribuiti che di alcuni privilegi80,000fanti,3500cavalli
De’ quali può armare senz’aggravio de’ sudditi e pagare in guerra, oltre i presidj30,000»3000»

Oltre le armi di questi esercitati 83,500, n’erano nelle fortezze di Ferrara, Bologna, Castel Sant’Angelo, in Vaticano, Ancona e Ravenna per 60,000 uomini, e munizioni in gran copia. Le armi si fabbricavano nello Stato, e specialmente a Tivoli. Alessandro VII aveva messa e dotata una fabbrica. In Civitavecchia, oltre munizioni molte, stavano dodici galere ben armate. «Con tutto ciò (diceva il Leti) bisogna essere buon principe, e non semplice prete, perchè dalla qualità del petto e dal valore del papa dipende la prima forza dello Stato».

Raccogliendo quanto partitamente aveva scritto dei principi d’Italia, esso Leti dava alla penisola, assai meno popolosa d’oggidì,

In mare cento galere, e quattordici navi a vela ben armate.

[4]. Testamento politico.

[5]. Comuni a tutte le Corti erano i gran donativi, e ogni affare trattavasi col profonderne a tutti quelli che poteano ajutarlo. Voigt, nella Storia di Prussia, dice che questo paese nel XIV secolo regalava al papa quattromila ducati d’oro; al cardinale De Fargis nipote di esso, cento doppie (di 17 fr.); venti a quel d’Albano; quattrocentottantasette ducati d’oro e venticinque doppie tra varj altri famigliari; oltre quel che davasi ad avvocati, notaj, staffieri, ecc. Pertanto l’ambasciadore portava sempre gran provvigione di galanterie. Giovanni di Felde, andando a Roma nel 1391, avea seco venticinque tazze d’argento, quindici piatti simili, e moltissimi anelli. Lo stesso Voigt riferisce il dono di dodici apostoli d’oro, fatto dall’ordine Teutonico a Leone X, che poi li vendette; e dà la lista de’ regali fatti in non si sa qual anno del secolo XV per Natale. La riferiamo anche per la curiosità dei prezzi:

1.Per un velluto turchino, al papaducati83
2.Per un boccale dorato, al medesimo»64
3.Per la fodera d’un mantello d’ermellino, al medesimo»14
4.Per tredici chicchere d’argento, ai camerieri del papa»117
5.Al protettore dell’Ordine»110
6.Per confetti dispensati ai cardinali»70
7.Per confetti agli auditori»31
8.A due avvocati»24
9.A due procuratori»20
10.Al maestro di scuderia del papa»3
11.Ai guarda-portoni»30
12.Per un cavallo regalato»30
13.Una sella per il medesimo»1
14.Un cavallo ciascuno al protettore dell’Ordine, al cardinale di Novara, al protonotario Ermanno Dwerg; due al priore che suole introdurre le persone al papa.

[6]. Universis et singulis mercatoribus, cujuscumque nationis et professionis vel sectæ, etiam Turcæ, Judæi, vel alii infideles essent, ad civitates, terras, castra et loca Marchiæ anconitana, cum familia ac mercibus ac bonis eorum quibuscumque vel sine illis, veniendi, aut in eis standi, manendi, et negotiandi, ac ab illis pro eorum libito voluntatis abeunii et recedendi etc. Bolla 21 febbrajo 1547. Vedi il Viaggio di Montaigne, e le Relazioni d’ambasciadori e del Botero.