Fra i titoli che vendevansi erano i cavalieri Piani, del Giglio, dei santi Pietro e Paolo, dello Speron d’oro, Laterani.
In un libro di conti cogl’introiti e spese dello Stato Pontifizio nel 1585, posseduto dal Coppi, le rendite ascendono a scudi 1,318,414; gl’interessi de’ luoghi di monte, cioè del debito importavano scudi 281,968: dedotti i pesi, alla tesoreria avanzavano scudi 449,756. Un altro conto del secondo anno di Sisto V segna le entrate dello Stato papale in scudi 1,599,303.
[18]. Leti, part. III. l. V, secondo il quale tali cariche, oltre l’onore, rendevano il sette, il dieci, fin il quattordici per cento. Lo stesso, part. III. l. III, dice: — Quando un papa vuole fa miracoli, e miracoli fece sempre Sisto perchè governò col capo e col petto; ond’è che di lui fu detto che aveva il capo di ferro, il cuore di Marte, il petto di bronzo, la mano d’acciajo, il piede di Mercurio. E benchè dall’Evangelio non ne tirò mai la semplicità della colomba, ne succhiò con tanto più ardore la prudenza del serpente e forse il naturale; poichè non schizzò mai veleno contro alcuno, che non fosse stato prima toccato. Non intraprese mai cosa senza prima maturare i mezzi come dovea fare per sostenerla; e da qui nasce che mai gli venne a vuoto impresa alcuna, che si può dire quasi un miracolo in lui, perchè non formava i disegni alla cieca, ma con cento occhi come Argo; e dopo formati adoprava cento braccia come Briareo per farli riuscire; di modo che con ragione dicevano gli ambasciatori: Sisto ci dà a tutti guanciate terribili ma con una così gran forza di spirito, che bisogna dire Amen senza lamenti».
[19]. I grossi debiti contratti da Urbano VIII e Innocenzo X fanno credere che quei milioni fossero consumati. Nel marzo 1793 Cacault scriveva alla Convenzione di Francia, che in Castel Sant’Angelo esisteva ancora un milione di scudi del tesoro di Sisto V.
[20]. Il Fontana stesso descrisse il Modo tenuto nel trasportare l’obelisco Vaticano. Su quell’operazione fu consultato anche Camillo Agrippa milanese, filosofo e matematico, che stampò Nuove invenzioni sovra il modo di navigare, ed altre opere; e condusse l’Acqua Vergine sul monte Pincio.
Adamini di Montagnola, compaesano del Fontana, e il francese Montferrand eressero, pochi anni fa, la colonna in onore di Alessandro I a Pietroburgo, che è il maggiore monolito del mondo.
| Il fusto solo di essa pesa | chilogrammi | 293,820 |
| cogli apparati | » | 423,500 |
| Mentre l’obelisco nudo pesava | » | 337,000 |
| cogli apparati | » | 375,922 |
* Il fatto del villano è messo in dubbio da taluni, ma il Cancellieri nella Descrizione delle funzioni della settimana santa, pag. 195, cita Angelo Rocca, de Bibl. Vat., 250, Taja, Descrizione del palazzo Vaticano, 440, e Chattard, Nuova descrizione del Vaticano, tom. III, p. 20, che dicono quel fatto effigiato sopra la finestra seconda della biblioteca vaticana. Colui fu un bravo marinajo di San Remo, e i Bresca di colà conservano il privilegio di somministrare le palme alla solennità di Roma. Il privilegio dice: Equidem nos minime latet te ex ea natum familia, ex qua vir extit, qui provido sane consilio, utilique monitu, in Vaticano obelisco efferendo multam diligentemque operam adhibuit, ac propterea a rec. mem. Xisto V prædecessore nostro præcipuum privilegium obtinuit, cujus vi ipse tantum, ejusque posteri, ceteris exclusis, perpetuum jus haberent ferendi Romam palmeos ramos pro pontificio sacello, aliisque urbis templis. Allorchè Pio VII stava prigioniero in Savona, il dottor Giacomo Bresca, allora investito del privilegio, gli spediva le palme: e quando esso papa ritornava a Roma, il Bresca gli mosse incontro con una schiera di fanciulli, portanti bellissime palme: e il pontefice in segno di gradimento fe collocare due di queste sulla sua carrozza.
[21]. Carteggio veneto al 24 novembre 1590.
[22]. De Maisse, ambasciadore a Venezia, scriveva al suo re il 4 ottobre 1592: Il ne se parle à Rome que des réformations. Le pape va en personne visiter les cellules des moines, et les va trouver jusque dans le lit. Il les veut faire comme frères égaux et en commun, et réduire trois monastères en un: chose qui leur sera difficile à supporter, étant accoutumés dans leur aises et commodités.