[23]. Nelle notizie del Nores leggesi invece che il birro fu assalito da un cane, e che Gabriele Foschetti, mastro di casa Farnese, fu preso e decapitato il mercoledì santo del 1592. Il Muratori pone il fatto al 1604.

[24]. Il Moro trasportato in Venezia, ovvero Racconti de’ costumi, riti e religione de’ popoli dell’Africa, America, Asia ed Europa. Reggio 1672.

[25]. Conciliazione della Chiesa armena colla Chiesa romana sopra le autorità de’ padri e dottori armeni.

[26]. Secondo il cerimoniale allora prefisso, i baroni, i cavalieri e le damigelle doveano dirgli, Monsignore mio fratello, ed egli a loro Bel fratello, Bella sorella. Nelle funzioni procederebbe il fratello di mezzo passo, e se a cavallo, della lunghezza del collo del cavallo. I piatti doveano servirsegli coperti. Cavalieri e dame nel presentarsegli e nel partire doveano inclinare alquanto i ginocchi. Vedi Cibrario, Origini e progresso delle istituzioni della monarchia di Savoja. Torino 1854.

[27]. Carlo III rimostrava all’imperatore Carlo V che par trois fois que l’armée de l’empereur y a été, ce Piémont a été mangé, pillé, composé et rançonné en toute extrémité, et non point en un seul lieu, mais généralement par tout le pays.

[28]. Nel 29 maggio 1613, il cardinale Maurizio di Savoja scrive a suo padre Carlo Emanuele, che con grandissima difficoltà potè trovare cinquanta scudi; che il principe Tommaso di Carignano era senza vestiti nè altre cose più necessarie; e il 29 settembre 1614, che non si potè trovar oro per le catene da regalare agli ambasciadori svizzeri.

[29]. L’ambasciator veneto Gian Francesco Morosini, in una bellissima relazione del 1570, loda le galee di Emanuele Filiberto di Savoja come delle migliori di Ponente, e soggiunge:

— Tratta sua eccellenza le ciurme di queste sue galere, come quello che n’ha poche, eccellentemente; dando, oltre le minestre, nei giorni ordinarj trentasei oncie di pane per cadauno, dove il signor Giovanni Andrea Doria non ne dà più di trenta; per il che il galeotto, oltre il suo bisogno, ha pane che gli avanza, il quale può vendere a chi più gli piace, e delli denari comprarsi delle altre cose; e comprano per lo più il vino, il quale in quelle parti si ha per bonissimo mercato, tanto che rari sono quelli che bevano mai acqua. Oltre questi, hanno quasi tutti essi forzati anco delli altri denari; perchè, quando non sono impediti dal navigare, fanno quasi tutti qualche mestiero, e tra gli altri calzette di riguardo, delle quali cavano ogni anno molti denari: e nell’ultima andata a Nizza di sua eccellenza non fu alcuna di quelle sue galere che non vendesse calzette alli cortigiani per centoventi o centocinquanta scudi d’oro almeno per cadauno.

«Oltre ai sessanta marinari, suole mettervi sino a ottanta o cento combattenti; e a questi fa portare due archibugi per uno, con cinquanta cariche, acconciate in modo con la polvere e palla insieme ben legate in una carta, che, subito scaricato l’archibugio, non ci è altro che fare, per caricarlo di nuovo, che mettere in una sola volta quella carta dentro la canna con prestezza incredibile, e ciò in tempo di bisogno fa fare da uno delli forzati, avvezzato a questo, per ogni banco; onde, mentre che il soldato attende a scaricar l’uno l’archibugio, il forzato gli ha già caricato e preparato l’altro, di maniera che, senza alcuna intermissione di tempo, vengono a piovere l’archibugiate con molto danno dell’inimico e utile suo...

«Sempre negozia in piedi o camminando; sta pochissimo in letto; parla poche parole, ma piene di sugo. È tutto nervo con poca carne, ed ha negli occhi ed in tutti i movimenti del corpo una grazia, che quasi eccede l’umanità; in tutte le sue azioni ha una gravità meravigliosa e grandezza, e veramente par nato a signoreggiare; parla italiano, francese, spagnuolo, tedesco e fiammingo, sì che par nato in mezzo a loro. Accetta di sua mano tutte le suppliche, volendo che la giustizia si distribuisca sì al povero che al ricco; fa grandissima professione della sua parola; invece di gentiluomini di bocca e di camera non si serve che di cavalieri di san Maurizio, per indurre i nobili ad entrarvi. A tavola si fa leggere sommarj di storie, delle quali si diletta moltissimo; poi si ritira a lavorar d’artiglierie, di modelli di fortezze, di fuochi artificiali con bravi artefici che trattiene; ha gusto di conversare con uomini dotti in qualsivoglia professione, e ragiona sempre con loro. Nella Germania è stimato tedesco per essere della casa di Sassonia; da’ Portoghesi, portoghese per sua madre; tra’ Francesi, francese per i parentadi vecchi e nuovi; ma lui è italiano, e vuole essere tenuto per tale».