[30]. Il Boldù, ambasciatore veneto, scriveva il 1561: — Vi sono più cause di alterazioni e divisioni fra i sudditi di sua altezza, come l’antica causa guelfa e ghibellina che ancora in qualche parte regna; d’una delle quali è capo il signor di Racconigi, che è la guelfa; e della ghibellina il signor di Masino; dai quali due personaggi però si può dire che dipendano quasi tutti i gentiluomini di Piemonte. Nell’entrata che fece sua altezza a Mondovì furono per tagliarsi a pezzi duemila uomini delle ordinanze per questa causa».

E il Morosini: — I suoi popoli non sanno industriarsi ad altro servizio che di lavorar le terre, e lo dimostrano molto bene le case loro, nelle quali non si vede tanta roba che vaglia quattro denari: ma parlo degli uomini del contado e del popolo ancora, perciocchè neppure hanno letti sui quali dormire, ma in cambio di quelli usano certi sacconi pieni di foglie d’alberi, godendosi il mondo appunto in quel modo, nel quale lo trovarono quando ci vennero. I Piemontesi nascono buoni soldati, ma non si curano nè d’arti di commercio ad imitazione dei nobili, e lasciano che i forestieri s’arricchiscano; non hanno altro pensiero che di attendere a mangiare, a bere ed ai piaceri; e credami vostra sublimità, che non v’è artefice tanto basso che non vuol mangiare salvaticine e darsi piacere. Il duca impiega ogni opera per risvegliarli, ma con poco profitto. Li popoli che abitano la Savoja sono timidi e vili, non si danno ad alcuno esercizio, nè tampoco a quello delle armi; e fecero vedere questa poca inclinazione allorquando il signor duca ordinò una milizia per la quale avendo speso più di seimila scudi in armi, in poco tempo ritrovorno che de’ morioni e corsaletti se n’erano serviti in far delle pignatte e degli spiedi. Li nobili e feudatarj (della Savoja) sono superbi, altieri e poco migliori della plebe».

[31]. Nella abolizione degli stati Emanuele Tesauro riponeva la causa delle guerre civili di Piemonte nel seicento: — Nei tempi andati quando i Sovrani di Savoja erano meno potenti, ed i popoli erano più liberi, sentendo ancora qualche odor di repubblica, signoreggiava nella Savoja e nel Piemonte un potentissimo ed ai suoi monarchi formidabilissimo tribunale chiamato la unione delli tre stati, ecclesiastico, nobile e popolare, il quale usurpando una suprema ed illimitata autorità, chiamava se stesso padre e tutore del principe, anzi principe nato a distinzione del succeduto. Questi, allora che moriva il sovrano, traeva a se medesimo tutta la sovrana potestà, ordinava la repubblica, giudicava delle tutele e delle successioni contenziose tra dimestici o stranieri pretensori del principato e ducato. Anzi facendo il pedagogo sopra il principe adulto, censurava le sue azioni, esaminava le risoluzioni della guerra e della pace, rifiutava o limitava le dimande delle contribuzioni, opponeva ragioni alle ragioni, e talvolta forza alla forza, non avendo allora il principe altro erario che la libera volontà degli Stati, nè altre armi che le armi loro. Onde non è meraviglia se in alcuni regni la baldanza degli altri Stati sia giunta a segno di mettere le mani sopra il suo re. Ma questo tribunale, dopo che i principi di Savoja sono divenuti più forti e perciò più liberi, altrettanto ha perduto di forza e di libertà, ed a poco a poco abbassato, finalmente fu estinto. Chi volesse parlare oggidì di rinnovare il tribunale dei tre stati, sarebbe reputato reo di maestà. Parlo dei tre stati formati, e non materiali, uniti in un corpo con piena e libera autorità giudiciale, e non partitamente richiesti dei loro voti, che sogliono darsi a genio del più forte». Origine delle guerre civili del Piemonte in seguito dei campeggiamenti del principe Tommaso di Savoja, descritti dal conte e cavaliere gran croce don Emanuele Tesauro, che serve per apologia contro Henrico Spondano. In Colonia 1673, appresso Giacomo Pindo, pag. 12-13.

[32]. Il suo inviato alla credenza generale di Lanzo, nell’aumentare il prezzo del sale, ragionava: — Sua altezza non la ricerca per altro, salvo per poter rimediare alle fortificazioni, monizioni, artiglierie, ed altre cose in conservazione del Stato e suoi sudditi, e tanto più che per questa via resterà meno gravato il populo, poichè vi concorrono preti, frati, signori, monache ed altri privilegiati».

[33]. — Dovendosi partire sua eccellenza (Emanuele Filiberto) la mattina seguente per andare all’esercito (sotto Hesdin in Fiandra), fu veduto, nell’imbrunire della sera innanzi, uscir dal palazzo con un servitore solo, quanto incognito si poteva; onde ognuno che lo vide e intese ciò, giudicò, come giovane che egli era e a cui non spiacevano le donne, ch’egli andasse a pigliar licenza da qualche sua innamorata. Niente di manco si seppe di certo poi, che sua eccellenza andò al monastero di San Paolo, dove essendo stato tutta la notte, si confessò, e la mattina seguente, comunicato che si ebbe, e raccomandatosi a Dio, s’avviò di lungo al carico suo del generalato dell’esercito». Boldù.

* E l’ambasciatore veneto, al 21 gennajo 1599, scriveva alla sua repubblica: «Il signor duca è andato nove giorni continui alla Madonna di Mondovì, trattenendosi ivi dalla mattina assai per tempo fin quasi la sera, replicandovi, com’è costume, ogni dì nove volte l’orazione efficacissimamente. La quale non si discerne se sia o per dar grazia dell’essere uscito dai passati pericoli, o se per fine abbia pur solamente la dimanda di restar salvo da’ futuri».

[34]. Che nelle nozze si stipulasse che il primo figlio erediterebbe il Milanese col titolo di re di Lombardia, lo credo un sogno del Litta nelle Famiglie celebri. Nel capitolato per l’elezione di Leopoldo I, il duca di Savoja si fece confermare il titolo di vicario imperiale.

[35]. Secondo il divisato d’allora, per l’esercito comune contro i Turchi avrebbero dovuto dare:

fanticavallicannonivascelli
Il papa800012001010
Lombardia8000150086
Venezia1000012001025
Repubblica italiana100001200108

[36]. Nel 1607 il duca di Savoja sbrigò e ottenne dall’imperatore d’andar ambasciadore straordinario a Venezia per la pace che trattavasi con Paolo V. Tre ragioni adduceva di questo desiderio: 1º perchè, se la guerra divampasse, egli sarebbe il primo a sentirne i danni; 2º perchè voleva distruggere l’opinione che godeva d’irrequieto e smanioso della guerra; 3º perchè l’imperatore, il quale parlava di sposare la sua figlia, vedesse che l’ambizione non era il suo vizio. Il Senato avea stabilito che sessanta senatori col doge andrebbero incontrarlo all’isola di San Clemente, ma il doge non uscirebbe dal bucintoro; sessanta senatori lo condurrebbero all’udienza, ma il doge lo porrebbe alla sinistra, e gli darebbe solo il titolo d’eccellenza. Per manco di denaro o perchè non soddisfatto degli onori che la repubblica gli destinava, l’ambasciata non ebbe luogo. Suo figlio Tommaso fu pure incaricato di altre che guastò colle pretensioni. Vedi Vicquefort, L’ambassadeur et ses fonctions. Colonia 1690.