Altrimenti la pensava Buonaparte, egli nato non a distruggere ma a sistemare: pure propose di fare una cavalcata sopra gli Stati del papa, e raccorvi il denaro che gli occorreva per difilarsi sopra Vienna. Mosse dunque, e posta all’avanguardia la legione lombarda col generale Lahoz, invano contrastato dal generale Colli a capo de’ Napoletani, depreda Loreto (1797 13 febb.), arricchito di voti da tutto cristianità, e la madonna ne manda a Parigi. Allora fra il popolo pretino di Roma più non si parla che d’Attila e del Borbone; si trafugano robe e persone verso Terracina; e lo scompiglio universale non lascia al papa altro scampo che di venire a patti. Il cardinale Mattei presentatosi umilmente a Tolentino al vincitore, ne accetta una pace (19 febb.), per cui sono ceduti alla repubblica francese il contado Venesino con Avignone, e alla cispadana Bologna, Ferrara e la Romagna; libero passo alle truppe; il papa disapprova l’assassinio di Bassville, e ne risarcisce la famiglia; darà manoscritti e capi d’arte preziosi, fra i quali Buonaparte, egli devoto repubblicano, nominatamente inchiuse i busti di Giunio e Marco Bruto.

Il Governo pontifizio, che già per gli allestimenti avea domandato dai ricchi metà delle gioje, degli ori, degli argenti, dovette chiederne l’altra; buttò carta monetata, e dal clero riscosse un prestito corrispondente al sesto de’ beni che godeva: anche dopo la pace quattro milioni esigettero le truppe, oltre bovi e bufali e allume in quantità e accatti d’ogni maniera. Intanto i commissarj andavano a levare la Bibbia greca, e il Dione Cassio del V secolo, il Virgilio del VI, il Terenzio dell’VIII, la Trasfigurazione di Rafaello, il San Girolamo di Domenichino, l’Apollo e il Laocoonte; d’un altro milione gravando lo Stato per trasportarli.

Nè Carlo VIII di Francia, nè Carlo V d’Austria aveano rapito i capi d’arte a Roma; Federico II di Prussia era entrato due volte in Dresda, due i Russi e gli Austriaci in Berlino, senza toccarne le famose gallerie: ora il latrocinio nuovo mascheravasi di civiltà o d’amore alle arti; e in quest’offesa al diritto delle nazioni, alla politica, al gusto adopravansi Francesi d’alto ingegno e di buon cuore, e dagli Italiani ricevevano somme onde rapire di meno[17]; talmente quella nazione perde ogn’altro vedere quand’è abbagliata dalla gloria. Essa vantava di regalarci ancora a buon prezzo la libertà conquistata col suo sangue: ma l’Italia, se era disgustata dei nobili, dei re, dei preti, serbava affetto per la religione e per le arti; e in questo duplice culto appunto trovavasi oltraggiata imperdonabilmente.

Buonaparte crebbe le fortificazioni d’Ancona, i cui cittadini aveano piantato l’albero, e raccomandava al Direttorio che nella pace la conservasse, come opportuna a dar padronanza nell’Adriatico e predominio sulla Turchia. Avendo egli mandato complimenti alla vicina repubblica di San Marino, e offrirle cannoni ed un aumento di territorio, que’ magistrati risposero: — Semplice costume; intimo sentimento di libertà sono l’unico retaggio tramandatoci dai nostri padri; l’abbiamo conservato fra l’urto de’ secoli; nè conati d’ambizione, nè odio di potenti, nè insidie di nemici potrebbero impunemente attentarci. Questa repubblica, contenta della sua picciolezza, non ardisce accettare l’offerta generosa dell’eroe, nè aspira a un ambizioso ingrandimento, che col tempo potrebbe mettere in compromesso la sua libertà». Fra le gonfiezze universali d’allora ricrea questa semplicità; piace una lezione di temperanza data da pochi montanari all’idolo e terrore del mondo; lezione inutile[18].

Allora Buonaparte torna sull’Adige per assalire Vienna. Audace mossa chi consideri ch’e’ lasciavasi a spalle un paese appena conquistato e molti nemici. Così la campagna d’Italia diveniva principale, e qui, non più in Germania s’aveva a forzare l’imperatore. Al Tagliamento Buonaparte vince (1797 11 marzo) e passa, incalzando l’arciduca Carlo; superate le alpi Noriche, tiene il Tirolo, la Stiria, la Carintia, Trieste, Clagenfurt; e se all’esercito che trionfa sul Reno con Moreau e Jourdan, viene fatto di congiungersi a questo, l’Austria è cancellata dalla carta d’Europa. Ma il Direttorio non ha denari per sostenere quella marcia, sicchè Buonaparte propone pace all’arciduca Carlo, e a Leoben se ne segnano i preliminari.

Colla vecchia Europa riconciliavasi dunque (18 aprile) la Francia repubblicana, ormai convinta che non era possibile farla tutta democratica. Ben seguitavano a predicarlo per sentimento i rivoluzionarj, per maschera i governanti: ma i proclami dei generali dissonavano dalle trattative de’ ministri, il linguaggio diretto ai popoli da quello tenuto coi re. Piantar alberi, drappellare bandiere, mantacare paroloni lasciavasi in Lombardia, eppure il Direttorio avea prestabilito darla all’Austria in cambio dei Paesi Bassi. Se non che Buonaparte le avea posto affezione come a sua creatura, o come al primo gradino d’una grande scala; sicchè pensò cercare qualch’altro compenso per l’Austria, e stabilì di tradire Venezia.

Quelli che contro ai turbini della forza credono valga la prudenza, tacciano Venezia d’avere smentito l’antica reputazione politica coll’affettare sicurezza mentre le tribune parigine rintonavano d’imprecazioni contro la sua nobiltà, i suoi Dieci, i suoi Inquisitori, i suoi piombi, i suoi pozzi. Accuse convenzionali, mentre vera colpa n’era l’ostinarsi a custodire gli ordini, anzichè lo scopo a cui quegli ordini erano diretti. Da ottant’anni sussisteva essa unicamente perchè mancava chi la soggiogasse.

Minacciata dai democratici, essa diffidava dei despoti, e principalmente dell’Austria di cui sapeva esser lungo spasimo; ma credette stornare il pericolo col non confessarlo, e gl’Inquisitori di Stato vietarono di comunicare al senato i sinceri ragguagli, togliendo così il fare proposizioni opportune. Nella micidiale perplessità potea più durarsi quando l’esercito francese già dilagava sul suo territorio? Gli oligarchi proponeano d’armare, e guaj a chi primo violasse i confini. — Abbiamo quindici milioni di sudditi; sul continente italiano venti città popolose e ricche: soldati trarremo dalle isole e dall’Albania, addestrati nell’incessante nimicizia coi Turchi; le cerne della Carnia e del Friuli ci daranno bellissimi granatieri; robusta gioventù le valli della Brenta, dell’Oglio, del Serio, come le pianure del Polesine, del Trevisano, del Veronese, e i colli padovani e bellunesi: pieno è l’arsenale, e le vittorie recenti dell’Emo attestano che l’antica bravura non è morta: buoni ingegneri restaureranno le fortezze: restano risparmj abbondanti, e il patriotismo de’ privati verrà a soccorso». Così gli animosi, mentre i timidi avrebbero preferito gittarsi in braccio all’Austria; ma altri: — Perchè non piuttosto alla Francia? essa vincitrice e repubblicana, essa non interessata a distruggere la nostra repubblica, ma solo a svecchiarla secondo le sue idee».

Si scelse il peggio, la neutralità inerme; e invitata a fare lega colla Francia, la Spagna, la Turchia contro l’Austria, la Signoria protestò che la esistenza riponea nella felicità e nell’affetto de’ sudditi, non aver altra ambizione che di non esporre questi ai mali d’una guerra. Parole d’oro per un congresso della pace, e che avranno solleticato a riso i generali combattenti.

Di fatto, come le operazioni belliche lo portarono, Buonaparte entrò sul Bresciano, protestando non intendeva fare il menomo torto alla Serenissima; Beaulieu coi Tedeschi ne toglie pretesto di violare anch’egli il territorio, e sorprendere Peschiera: ma quando Buonaparte ebbe vinto a Borghetto e passato il Mincio, quegli dovette lasciarla e ritirarsi pel Tirolo, mentre i Francesi presero stanza in quella fortezza, e invasero anche Verona (1796 giugno). L’ordine di mandarla in fiamme come ricovero del conte di Provenza, fratello dell’ucciso re; Buonaparte non l’eseguì, ma ebbe tutta la linea dell’Adige, e così agevolato l’assedio di Mantova. Con altrettanta buona fede il generale Cervoni aveva sorpreso il castello di Bergamo, levato le lettere da quella posta, e dalla casa Terzi il tesoro depostovi dall’arciduca quando fuggiva da Milano; del quale una preziosa scatola di viaggio, da Maria Antonietta regalata alla nostra Beatrice, crebbe il corredo della donna di Buonaparte[19].