Buonaparte risolve costituire Modena, Bologna, Ferrara, la Romagna, la marca d’Ancona e Parma in repubblica Cispadana; la quale restasse alla Francia qualora dovesse restituire la Lombardia; in compenso al duca di Parma darebbe Roma; potrebbesi anche unire il Piemonte alla Francia, e attribuire a quel re la Lombardia: soliti azzeccamenti della diplomazia sia regia o repubblicana.
Di rimpatto aristocratici, Austriaci, Inglesi, il papa faticavano a puntellare il crollante edifizio con armi e con denaro. L’Austria, sentendo che, se perdesse Mantova, si troverebbe scoperta da questo lato, spedì pel Tirolo e la val Sugana il maresciallo Wurmser (1796 luglio) con sessantamila combattenti. Secondati da diecimila che trovavansi chiusi in quella fortezza, e dai devoti Tirolesi, erano per varcare l’Adige in ogni punto, e prendere Buonaparte in mezzo; onde cadde il cuore ai patrioti, risorse ai rammaricosi. Ma Buonaparte osa abbandonare Mantova inchiodando le artiglierie (30 agosto), e concentrasi alla punta del lago di Garda: ben tosto colla battaglia di Lonato rintegra la sua fortuna; poi a Castiglione compie la campagna, sessantamila uomini avendo superati con trentatremila e colla sua risolutezza.
In Germania il giovane arciduca Carlo spiegava più fortunata strategia contro Jourdan e Moreau: e Buonaparte volea correre a sostenerli; ma Wurmser, accinto a una terza riscossa, divallasi dal Tirolo lungo il Brenta, e lo costringe a dare indietro. Qui si ravvivano le speranze: ma Wurmser battuto a Bassano riuscì a fatica a buttarsi in Mantova (8 7bre), ove rinnovato l’assedio, s’ebbe a soffrire orribile stretta di vittovaglie.
L’Austria, a cui nessuno sforzo parve mai eccessivo per conservare la Lombardia, manda ancora il maresciallo Alvinzy; e questo rinnovellarsi di lotte scoraggia i soldati, non Buonaparte. Vedendo minacciata la linea dell’Adige, gli uffiziali persuadevano di tagliare la costa di Castagnaro, sicchè il fiume, disalveando, sarebbesi misto col Tartaro e colla fossa d’Ostiglia, allagando quant’è fra l’Adige, il mare e il Po sotto Legnago, e con ciò assicurando l’ala destra ed accorciando la linea militare: ma Buonaparte non volle quel guasto. Dopo fiere battaglie attorno ad Arcole (15 novembre) e a Rivoli (16 gennajo 1797), gli Austriaci furono costretti ancora a ritirarsi a Mantova e capitolare (1797 2 febb.), così assicurata l’Italia superiore alla Francia, dopo dieci mesi di mirabili operazioni.
Ma non soltanto come gran guerriero va lodato Buonaparte. Misto portentoso di mobilità e profondità, di audacia e di previdenza, di calcolo e d’entusiasmo, ardito ne’ concetti, prudente nell’esecuzione, affettava ancora il tono di rivoluzionario, e al direttore Röderer scriveva, — Sono un soldato, figlio della rivoluzione, uscito dal popolo, e non soffrirò d’essere insultato come un re»; ma in effetto aspirava a comporre e riordinare; rubava meno degli altri, sebbene accettasse regali per sè, per la donna, pei parenti, e di continuo inviasse denaro alla sua famiglia per educare i fratelli, per dotare le sorelle, per procacciarsi una casa ove riposare se le vicende d’allora lo riducessero ancora al nulla[15]; e sentendosi forte in mezzo ai mediocri, operava senza ed anche contra le istruzioni del Direttorio, concedeva pace e tregua a principi, rimbrottava i commissarj che non facessero a suo modo, guadagnava quelli che, come Clarke, fossero mandati ad esplorarlo.
Da un pezzo egli consigliava al Direttorio di far pace coi più forti Stati d’Italia, e dichiarare l’indipendenza negli altri: di fatto un armistizio egli concesse al re di Napoli (1796 10 8bre), onorevole perchè il sapeva bene armato, ma a patto richiamasse i sussidj forniti all’Inghilterra e all’Austria, aprisse i porti alle navi repubblicane, desse sei milioni per Francia, la quale non favorirebbe l’insurrezione nel paese: dei tanti prigioni di Stato non fece parola.
Morto di colpo Vittorio Amedeo III, che avea messo sua gloria nelle armi, e n’era riuscito povero, vinto, disonorato, Carlo Emanuele IV succedutogli (1796 15 8bre), di santi costumi, di malotica salute e d’immaginazione turbata, comprò l’amicizia di Francia cedendole la Savoja e Nizza, e liberi i passi. Quest’amicizia metteva in pericolo Genova. Ad essa Buonaparte imponeva di frenare i Barbetti che assassinavano i Francesi, e cacciare alcune famiglie suddite ad Austria ed a Napoli, e dare a lui il passo per la Bocchetta. Divincolavansi que’ padri con umilissime scuse; quand’ecco l’ammiraglio inglese Nelson assalta una nave francese in rada e la rapisce: dalla quale prepotenza disgustati, i Genovesi accettano l’amicizia di Francia, escludendo la bandiera britannica.
La Toscana tenevasi quieta e spettatrice della generale effervescenza, ma che giova? Buonaparte ha in pronto querele di proprietà francesi violate; e pur confessando che il granduca serbò imperturbata la neutralità, e che il Direttorio lo trattò vituperosamente, per ordine di questo fende la Toscana a bandiere spiegate, spinge una divisione sopra Livorno (1797 27 giugno), e cacciatane la squadra inglese, col pretesto di vedere se negozianti britannici vi tenessero merci nascoste ordina un generale esame dei libri mercantili, rabbuffa il governatore conte Spanocchi come traditore perchè lasciò sfuggire gl’Inglesi. I mercanti si ricomprarono dalla visita con cinque milioni, fu ordinata una spontanea illuminazione delle case, e gl’impiegati si rassegnarono; ma la popolaglia insorgeva se il municipio e l’arcivescovo di Pisa non l’avessero rattenuta. Buonaparte, confiscate le sostanze d’Inglesi e di Napoletani, occupate le fortezze, pensa spossessare il granduca, soltanto perchè austriaco: intanto solleva la Lunigiana e Massa e Carrara, piantandovi la libertà o almeno l’albero, e suggendone denaro.
La Corsica era ambita dall’Inghilterra, e solo Paoli poteva sostenerne l’indipendenza in faccia alla Francia. — Il popolo côrso che tanto fece per la propria libertà (diceva egli), darà l’ultimo de’ suoi figli, anzichè andare confuso con un altro»; e a chi chiedeva se tanto sangue non dovesse servire che a tingere la porpora d’un principe straniero, — Prima i coralli sormonteranno l’isola, che Paoli s’infami di ciò». Chiamato a Londra e ricevuto con grandi onori, stipulò l’annessione della sua isola colla britannica, conservando nazionalità, religione, leggi. Male vi s’acconciarono i Côrsi; fomentati dai Buonaparte, scossero quel dominio; e Saliceti andò a fare giurare odio alla monarchia, e disporre i suoi patrioti alla nuova servitù. Paoli, perseguito dalla calunnia, rassicurato dalla coscienza, prese allora l’estremo congedo dalla patria: — Saluto tutti i buoni; nè di quelli a cui il mio nome potesse recare qualche rimorso, ricordo altro che le buone azioni. Insorgemmo per la libertà: questa ora si gode nell’isola; che importa da quali mani vi sia derivata? Tutto andrà bene se non più castelli in aria, ma ciascheduno procurerà vantaggiare nella propria sfera, anzichè come pulcini a bocca aperta aspettare da altri l’imbeccata. Chiuderò gli occhi al gran sonno, contento e senza rimorsi sulla mia condotta politica: Iddio mi perdoni il resto». E ritiratosi a Londra, visse fino al 1807, vedendo un suo compatrioto assidersi sul primo trono d’Europa, eppure non rinnegando la fede repubblicana.
Ma l’esercito giacobino non dovea solo spandere rugiada di libertà sui popoli, sibbene turbinare su Roma la vendetta dei tanti mali, che proverbialmente imputavansi al clero di tutta Europa. Il Direttorio scriveva a Buonaparte[16], la religione cattolica sarebbe sempre irreconciliabile colla libertà, e il maggior ostacolo a consolidare la repubblica in Francia; andasse dunque, ne distruggesse il centro, e o la desse a un’altra potenza, per esempio alla Spagna in compenso di Parma, o v’istituisse un Governo che rendesse spregevole quello de’ preti, e papi e cardinali lasciasse annidarsi fuori d’Italia.