[41]. Perchè non si vantino d’originalità i nostri contemporanei, ecco il proclama che allora divulgò:

«Championnet generale in capo dell’armata di Napoli a tutti gli abitanti del fu regno napolitano.

«Siete liberi finalmente; la vostra libertà è il solo prezzo che la Francia vuol ritrarre dalla sua conquista, e la clausola del trattato di pace, che l’armata della Repubblica giura solennemente con voi fin dentro le mura della vostra capitale, e sopra il trono rovesciato dell’ultimo re vostro.

«Guaj a chiunque rifiuterà di segnare con noi questo onorevole patto, in cui tutto il frutto della vittoria è pel vinto, e che altro non lascia al vincitore, che la sola gloria d’avere consolidata la vostra felicità! sarà egli trattato come un pubblico nemico, contro del quale noi restiamo armati. — Se si trovano dunque fra voi persone di cuore così ingrato da rigettare la libertà, che abbiamo loro conquistata a prezzo del sangue nostro; se si trovano uomini così insensati da richiamare un re decaduto dal diritto di comandarli mercè la violazione del giuramento che aveva di difenderli, fuggano eglino sotto le bandiere disonorate dello spergiuro, la guerra contro di loro è a morte ed esterminati saranno.

«Repubblicani, la causa per la quale avete così generosamente sofferto è finalmente decisa: ciò che non aveano potuto terminare le brillanti vittorie dell’armata d’Italia, ciò che aveano sì lungo tempo ritardato gl’interessi pubblici dell’Europa intiera, ciò che aveano sospeso le speranze d’una pace generale, ciò che avevano impedito fino a questo giorno la religione dei trattati, ed il timore d’una nuova guerra: l’acciecamento dell’ultimo re l’ha felicemente operato. — Accusi egli dunque solamente il proprio orgoglio insensato e l’audacia della sua oppressione, della felicità dei vostri destini e delle sue disgrazie: ma sia egli giustamente punito colla perdita di una corona che ha disonorata, e col rammarico di avervi egli medesimo resi liberi, e aver attaccato contro la fede dei giuramenti una nazione alleata, e d’aver voluto rapire la libertà ad un popolo vicino.

«Il sentimento d’una felicità tanto inaspettata non sia in voi per niun modo avvelenato da alcun timore. L’armata che comando resta fra voi per difendervi: perderà essa financo l’ultimo de’ suoi soldati, e spargerà fino l’ultima goccia del suo sangue pria di soffrire che l’ultimo vostro tiranno conservi nè tampoco la speranza di rinnovare le proscrizioni delle vostre famiglie, e di riaprire le prigioni oscure nelle quali vi ha fatto gemere per lungo tempo.

«Napoletani, se l’armata francese prende oggi il titolo di armata di Napoli, e ciò che in sequela dell’impegno solenne che essa prende di morire per la vostra causa, e di non fare altro uso delle sue armi che quello di conservare la vostra indipendenza, e sostenere i vostri diritti, che essa ha conquistati per voi. — Si rassicuri dunque il popolo su la libertà del suo culto, cessi il cittadino d’inquietarsi sui diritti della sua proprietà: un grande interesse ha stimolato i tiranni a grandissimi sforzi che hanno fatto per calunniare agli occhi delle nazioni i sentimenti e la lealtà della nazione francese; ma pochi giorni sono necessarj ad un popolo tanto generoso per disingannare gli uomini creduli delle odiose presunzioni di cui si serve la tirannia per condurli ad eccessi deplorabili. — L’organizzazione della rapina, e dell’assassinio dall’ultimo re vostro immaginata, e da’ suoi agenti perversi eseguita, quale un mezzo di difesa, ha prodotto disastrose e serie conseguenze funestissime; ma rimediando alla cagione del male facile cosa sarà arrestare gli effetti e di riparare a queste conseguenze.

«Che le autorità repubblicane, che saranno create, ristabiliscano l’ordine e la tranquillità su le basi d’un’amministrazione paterna, dissipino gli spaventi dell’ignoranza, e calmino il furore del fanatismo con un zelo eguale a quello ch’è stato impiegato dalla perfidia per inasprirli ed irritarli, ben presto la severità della disciplina, che si ristabilisce con tanta facilità nelle truppe d’un popolo libero non tarderà di mettere un termine ai disordini provocati dall’odio, e che il diritto di rappresaglia ha permesso di reprimere.

«Fatto in Napoli il cinque piovoso anno VII (24 gennajo v. st.).

Championnet».