[42]. L’avvocato Brofferio, nella Storia del Piemonte, part. I. c. 5, addurrebbe un fatto, ch’egli attesta avere diligentemente verificato. I cittadini d’Alba erano stati dei primi a chiarirsi pei Francesi; ma dopo la pace di Cherasco si avvidero che Buonaparte amava tutt’altro che la repubblica, onde mandarono al Direttorio una protesta contro il generale. Dovendo poi pagare una contribuzione di ottantamila lire, spedirono a Buonaparte a Milano per chiedere una proroga. L’inviato fu Parussa, uno de’ primi patrioti, e che aveva firmato la protesta suddetta. Buonaparte gli mostrò questa protesta e congedollo; ma nell’uscire fu preso e subito fucilato nel cortile della villa di Milano.

Per esortare i Piemontesi ad unirsi colla repubblica Cisalpina, Leopoldo Cicognara che ne era commissario a Torino, scrisse un opuscolo Agli amici della libertà italiana, Torino 1798. I Francesi vi fecer fare dal cavaliere Gaspare Gregori piemontese la Risposta agli amici della libertà italiana.

[43]. Pettegolezzi chiariti nei Mémoires tirés des papiers d’un homme d’Êtat, tom. VII.

* La nota del Moniteur conchiudeva: On regarde cette innovation comme une victoire de la grande nation: ma a Ginguené fu scritto che il Governo francese era rappresentato da ambasciadori, non da ambasciatrici.

Fra le altre insistenze con cui Ginguené molestava incessantemente il Governo piemontese, era che fosse punito di morte chiunque si trovasse con uno stilo o coltello, per qualsivoglia uso. Gli si domandava se un codice, dove fosse scritta tal legge, s’addirebbe alla filantropia tanto predicata dall’ambasciadore.

Barante, nell’Histoire du Directoire, stampata al tempo stesso di questa nostra, e che noi conoscemmo solo adesso, parla a lungo delle vicende d’Italia nel triennio; ma non ci parve una novità, nè in modo da cambiare i giudizj da noi portati. Sulla lettera del Pignatelli al Priocca (pag. 86) non mette alcun dubbio. Si estende su questo incidente del Ginguené; honnête homme, mais la philosophie et la révolution lui avaient inspiré des opinions absolues et orgueilleuses. Les chimères systématiques et l’emphase sentimentale étaient devenues dans son esprit une croyance sincère et intolérante,... il attribuait (aux princes d’Italie) des complots, et révait les poignards et les poisons, tandis qu’il parlait avec admiration de la loyauté du Directoire, qui l’avait chargé d’exciter contre le roi les révoltes de ses sujets.

Segue a dire che aveva preparato un discorso accademico e panegirico; ma vista la semplicità della Corte, ne proferì uno meno enfatico, ma sconveniente, lodando la lealtà del Direttorio, a fronte della perfidia degli altri Governi, ecc. Carlo Emanuele, invece di rispondergli, gli domandò se avea fatto buon viaggio, se stava bene di salute; gli parlò della propria infermità, dei dispiaceri, delle consolazioni che gli dava la santa sua moglie Clotilde, ecc. ecc.

[44]. Il Bossi finì prefetto in Francia nel 1823; compose l’Oromasia, poema italiano sui fatti della rivoluzione, ma freddo. Il dottore Botta divenne poi storico famoso.

[45]. «Suwaroff detestava di cuore i Francesi. Era magro, ossoso: la brillante divisa ondeggiava s’un corpo scarnato, e traverso le innumerevoli croci sul suo petto vedevasi una camicia di tela grossa come i soldati. Capelli bianchi, rasi davanti secondo l’ordinanza militare: piccoli occhi, scintillanti di passione e di indomita energia. Il giorno che arrivai al campo, il feldmaresciallo mi tenne a pranzo. Due cosacchi posero sulla tavola, coperta d’una grossolana tovaglia e senza mantili, un enorme piatto di salcraut e uno di aringhe, e qui consistette tutto il desinare. Dopo si portò il punc, e Suwaroff dava un bicchiere a ogni soldato che entrasse, e che dopo trangugiatolo non mancava mai di dire: «Su, papà, ancora un altro». Adorato dai soldati e dai bassi uffiziali, benchè non potessero fidarsi delle sue promesse: sua passione era la gloria. Niente scrupoloso di mentire o ingannare, detestando di tutto cuore gli Alleati, l’unica cosa di cui tenesse conto era battere Napoleone: il resto, dice non valere una pipa di tabacco. Prode, freddo di sangue ma vendicativo, univa le qualità più disparate. Ostentava pietà, ma abbandonavasi a tutta la foga della passione. Passava per rozzo e ignorante, mentre aveva un’istruzione estesissima, un cervello da pensatore, una conoscenza perfetta della storia: non poteva soffrire quei che scrivono lungo, e diceva: «Quand’uno non vale nè pel pensiero nè per l’azione, attacca grand’importanza all’inutile scribacchiare». Guaj all’ajutante di campo che non sapesse esser conciso ne’ rapporti! li stracciava a bocconi, e gettandoli via diceva stizzoso: «Rifate, e corto». Quando il segretario della guerra gli dirigeva un rapporto, dicea sempre: «Questi asini non saprebbero scrivere senza far sempre marciare un esercito di cento mila lettere?» D’attività prodigiosa, non lasciava far nulla agli uffiziali: non dormiva si può dire mai; nè mai riposava: spesso correva in manica di camicia, e sprezzava mille cose, che son bisogni per gli altri. Il suo difetto come capitano era l’impazienza, che sperdeva spesso i piani meglio concepiti, e lo privava del frutto de’ suoi vantaggi». Memorie d’un legittimista dal 1770 al 1830, sopra il giornale manoscritto, le lettere e le note lasciate dal marchese Enrico Gastone di B*** (ted. 1861), per Giulio de Wickede. Quel marchese scrive che, dopo la battaglia di Cassano, Suwaroff gli disse solo «Contento», e quest’unica parola lo eccitò in modo, che si sarebbe fatto uccidere per lui.

[46]. Di questo Mammone, così orribilmente dipinto dal Coco, non fa il minimo cenno Lomonaco, la cui relazione a Carnot è vera opera d’un frenetico, eppure è la fonte a cui principalmente attinsero i narratori di quelle tragedie, e principalmente Carlo Didier nella Caroline en Sicile. Molte falsità emendò il barone Leon d’Hervey Saint-Denys nella Histoire de la révolution dans les Deux Siciles depuis 1793: ma resta ancora il dovere a qualche storico onesto di vagliare la verità dalla sistematica menzogna delle gazzette e dei settarj. Il tempo nostro v’è meno adatto che nessun altro.