[71]. Girolamo Lucchesini (1752-1825), scolaro dello Spallanzani che l’ammirava come un nuovo Pico, stette buon tempo a Milano poi a Vienna; ma poichè Kaunitz nol lasciava penetrare nelle grazie di Maria Teresa, passò in Prussia, dove Federico II lo apprezzò e lo prese a segretario particolare. Anche il re successore l’adoprò in cose di Stato, e Mirabeau, nel codardo libro sulla Corte di Prussia, ne dice ogni male. Fu spedito in Italia per guadagnar i principi contro l’Austria. Benchè ostilissimo alla rivoluzione francese, risedette a Roma ed altrove, ebbe parte a tutti i trattati d’allora, benchè non fosse robusto negoziatore, ma piuttosto insinuante. Alla Prussia spiaceva si sacrificasse Venezia, accrescendo così forze all’Austria, e mandò Lucchesini a dissuaderne Buonaparte, nelle cui grazie s’introdusse colle adulazioni, e gli mostrò come la Prussia il seconderebbe nell’umiliare l’Austria: ma Buonaparte era già d’accordo coll’Austria. Lucchesini ebbe mano nello sfasciamento dell impero germanico; poi come a Jena fu sconficcata la Prussia, ricoverossi in patria, e fu maggiordomo e devotissimo suddito di Elisa. Cesare suo fratello (1756-1832) scrisse la storia letteraria di Lucca ed altre cose molte.
[72]. Napoleone avea stabilito che ai veterani di Francia, invece di soldo, si dessero terreni sul Reno e in Piemonte, e cinque campi avea destinati fare con sei milioni di beni nazionali presso a Fenestrelle ed Alessandria; istituzione che non ebbe poi effetto.
[73]. Trattato di Pietroburgo 11 aprile 1805.
[74]. Vuolsi menzionare anche Francesco Apostoli, che di buon’ora viaggiò in Germania, poi fissossi a Vienna, donde accorse a Venezia a propagar le idee demagogiche; sbandito ricoverò nella Cisalpina; tornati i Tedeschi, fu deportato a Cataro, e que’ patimenti descrisse nelle Lettere Sirmiesi; liberatone, fu a Parigi, piccolo ambasciadore della piccola repubblica di San Marino; poi venne nel regno d’Italia, vi fu fatto censore, e negletto e povero morì nel 1816.
[75]. È divulgato il titolo di Semiramide di Lucca, che Talleyrand dava ad Elisa. Pure ella era tutt’altro che un’intelligenza vulgare, e fece molto nel piccolo ducato di Lucca, moltissimo nel regno d’Etruria, e avrebbe fatto di più se non fosse stata l’onnipotenza di Napoleone, col quale teneva un carteggio vivissimo. Il 9 marzo 1806 gli scriveva: «L’abitudine del lavoro è divenuta per me quasi una passione: mi tien luogo d’ogni altra idea, e quando entro nel mio gabinetto, vi resto con tanto piacere, quanto alla festa più brillante». Essendosi fatte passar delle truppe sul suo territorio nell’estate del 1808, essa ne rivolse vivi richiami al fratello. «Se V. M. riunì i miei principati al grande impero, renderò senza rincrescimento la mia sovranità a quello da cui l’ebbi. Ma se ella mi lascia al mio posto, io non soffrirò che la sorella del più gran monarca sia trattata con disprezzo, e il suo territorio come un paese conquistato. Lo dico francamente a V. M. Io ero felice nella mia vita privata; ma d’essere un sottoprefetto di Lucca non può nè dee convenirmi».
Vedi Sclopis, La domination française en Italie, Paris 1861.
Abbiamo dall’archivio dell’Impero a Parigi una relazione fatta da Menou a Napoleone sull’ordine giudiziario in Toscana. Espone i miglioramenti che vi aveva introdotti Pietro Leopoldo, pur rispettando molto di quel che era precedentemente. È notevole questo passo: «Farà meraviglia che i delitti commessi nel regno di quel principe, e singolarmente negli ultimi tre anni, siano men della metà di quelli processati in egual tempo sotto la regina d’Etruria, BENCHÈ riformando la legge del predecessore, essa abbia aggravato i supplizj, ristabilito la pena capitale, e moltiplicato i casi d’applicarla. Pure quest’enorme differenza bisogna ricondurla alle cause principali, cioè 1º alla maggiore agiatezza diffusa nelle classi della popolazione al tempo di Leopoldo; 2º alla sua polizia, divenuta così attiva e penetrante ch’era quasi insopportabile; e tutto quel che le pene aveano perduto in intensità, era stato convertito in una sorveglianza minuta e quasi personale».
[76]. Il Puccini era riuscito a trafugare da Firenze in Sicilia la Venere de’ Medici: ma Napoleone la voleva, e avendo indarno insistito con modi da Verre, riuscì per frode a ottenerla dal ministro Acton.
[77]. Adda con Sondrio, Adige con Verona, Adriatico con Venezia, Agogna con Novara, alto Adige con Trento, alto Po con Cremona, Bacchiglione con Vicenza, basso Po con Ferrara, Brenta con Padova, Crostolo con Reggio, Lario con Como, Mella con Brescia, Metauro con Ancona, Mincio con Mantova, Musone con Macerata, Olona con Milano, Panaro con Modena, Passeriano con Udine, Piave con Belluno, Reno con Bologna, Rubicone con Forlì, Serio con Bergamo, Tagliamento con Treviso, Tronto con Fermo.
Fra le celie del Botta, le denigrazioni del Colletta, le ammirazioni del Pecchio e le critiche del Coraccini (pseudonimo del francese La Folie) è difficile che paja giusto lo storico del regno d’Italia; nè dalla critica de’ nostri tempi può sperarsi tanta lealtà che ai fatti opponga de’ fatti, anzichè delle parole.