[83]. Rapporto ministeriale 11 dicembre 1806, che accompagnava il progetto del codice di procedura. Nello studio delle scienze civili merita di non esser dimenticata la Collezione dei travagli del codice penale pel regno d’Italia. Brescia 1807, 6 vol. in-8º.
[84]. E la Cena e il Teseo furono poi, dalla sopravvenuta dominazione austriaca, trasportati a Vienna, dove ora s’ammirano. La statua di Napoleone, riposta ne’ magazzini di Brera per sottrarla all’indignazione popolare, fu ora collocata in pubblico.
[85]. La scuola del genio militare era stata, dal valente matematico Leonardo Salimbeni di Spalatro, istituita a Modena, mettendovi maestri il Cassiani, il Venturi, il Ruffini modenesi, e chiamandovi da Verona il Cagnoli, il Maffei, il Bidasio, il Tramontini.
[86]. È notevole il numero di valent’uomini che somministrò allora il piccolo ducato di Modena: Veneri ministro del tesoro, Luosi della giustizia, Fontanelli della guerra, Testi degli affari esteri, Vaccari segretario di Stato, Paradisi presidente del senato, dell’Istituto e del consiglio di Stato, Lamberti Giacomo senatore e diplomatico e fratello del letterato Luigi; Venturi matematico, e ministro presso la Confederazione elvetica, Dall’Olio commissario della contabilità nazionale, i professori Ruffini, Jacobi, Fattori; Bolognini ingegnere in capo del dipartimento del Cróstolo, Soli architetto, Filippo Re agronomo. Su di che vedasi la Bibliografia del conte Luigi Valdrighi, pel prof. Bosellini, Modena 1863. Il Valdrighi, pure modenese, fu procurator generale della corte di cassazione. Il generale Zucchi fu di questi paesi come Pellegrino Rossi.
[87]. Scriveva al Cesarotti: — Il Governo mi ha comandato, e m’è forza obbedire. Batto un sentiero ove il voto della nazione non va molto d’accordo colla politica, e temo di rovinare. Sant’Apollo m’ajuti, e voi pregatami senno e prudenza». Eppure finiva quella Visione così:
Vate non vile
Scrissi allor la veduta meraviglia;
E fido al fianco mi reggea lo stile
Il patrio amor che solo mi consiglia.
[88]. Lo sforzo dello Sgricci (-1822) fu poi emulato dal romagnuolo Luigi Cicconi (-1855) che a Parigi sostenne gara col Pradier, il quale tentò simile esperimento in francese. Non va dimenticato il Menchi, che nella montagna pistoiese andava improvvisando, e di cui si ripeterono a lungo il Napoleone a Mosca e l’Alessandro a Parigi: ultimo forse di quei cantastorie popolari, che un tempo abbondavano principalmente in Toscana e in Romagna. Anche Valerio di Pos, nelle alpi di Canale d’Agordo, poetò fin agli ottant’anni, e talora bene, e una sua biografia è anteposta dal dottore Paolo Zanini alle Poesie di Valerio da Pos contadino delle alpi Canalesi. Venezia 1822. Spontanea improvvisatrice era pure riuscita la sua compatriota Angela Veronese, che dal Cesarotti educata, divenne celebre col nome di Aglaja Anassilide.