E al 17: Après les renseignements que j’ai pris sur le cardinal Litta, je me suis résolus à ne pas l’accepter. Si jamais il avait quittè Rome, mon intention est que vous lui donniez l’ordre de se rendre dans les terres de son frère, sans qu’ils puisse retourner à Rome, ni se rendre en France. Faites-lui écrire par son frère qu’il ferait mieux de rester tranquille, et de ne pas se mettre avec la tourbe des gens qui seulement me contrarient: que mon intention, s’ils ne se tiennent pas tranquilles, est d’envoyer dix-milles hommes à Rome, d’en exiler à soixante lieues tous le cardinaux turbulents, dont lui, Antonelli et Pietri sont du nombre.

[123]. Istruzioni segrete di Champagny a M. Alquier, 23 gennajo 1808. Fino Léfèbvre, Histoire des cabinets de l’Europe, cap. 27, che nel tono consueto de’ Francesi giustifica sempre il forte, qui esclama: — Fa pena a vedere il padrone della Francia, uomo di tanta forza e tanto genio, adoprare la bella sua intelligenza a ingannare e abbattere un vecchio, le cui resistenze provenivano da convinzioni ardenti e da scrupoli di coscienza, al postutto rispettabili».

[124]. Il cardinale Pacca professa che sarebbe stato «lecito di permettere al popolo di liberarsi da quegl’ingiusti aggressori. Tutte le leggi naturali, divine ed umane danno il diritto agli oppressi ingiustamente di respingere la forza colla forza, e di scuotere un giogo che senz’alcuna ragione fu loro imposto»; Memorie storiche, parte I, cap. 4. E adduce il passo di Wattel: Qu’un avide et injuste conquérant subjugue une nation, qu’il a forcée à accepter des conditions dures, honteuses, insupportables, la nécessité la contraint à se soumettre: mais ce repos apparent n’est pas une paix; c’est une oppression que l’on souffre tandis qu’on manque de moyens pour s’en délivrer, et contre laquelle des gens de cœur se soulèvent à la première occasion favorable. Egli reca il viglietto di M. Alquier al papa quando le truppe occuparono Roma. Cet événement n’a rien d’allarmant; je prend sur moi de le garantir. Si les troupes de sa majesté devaient rester pendant quelques jours à Rome, cette mesure ne serait que passagère: elle n’offrirait aucune apparence de danger ni pour le présent, ni pour l’avenir.

[125]. «Ciò permise la Provvidenza per confermare sempre più la divina lezione data ai papi, ed ai ministri della Chiesa, spesso ripetuta dalla sacra Scrittura, di non riporre la loro fiducia ne’ principi della terra». Pacca, Memorie storiche, introduzione alla parte II.

[126]. Thiers, raccontato l’affare dei cardinali che non comparvero al matrimonio, e come Napoleone ordinò fossero sporporati, dispersi per le provincie, sequestrate le rendite loro e fin i beni patrimoniali, soggiunge: «Non poteasi rispondere con più violenza a un’opposizione più imprudente e condannabile. Fra i tredici cardinali trovavasi Opizzoni arcivescovo di Bologna. Lo fece chiamare dal vicerè d’Italia, e minacciare dei più severi castighi se non si dimetteva immediatamente di tutte le dignità ecclesiastiche. Quest’ingrato, colpito di terrore, diede la dimissione richiesta versando torrenti di lagrime, e subito lasciò Parigi pel ritiro fra d’esiglio e di prigionia assegnatogli». Histoire du Consolat et de l’Empire, lib. XXXVIII. (Su ciò vedasi la lettera di Napoleone ad Eugenio 3 aprile 1810, ove qualifica d’infame conduite quella dell’Opizzoni).

Thiers istesso poco prima, giudicando il blocco, scrive: «Per quanto violenti fossero i mezzi a cui Napoleone era costretto, l’importanza dello scopo era sì grande, ch’è forza scusar ciò che e’ fece per raggiungerlo; anzi il principal suo torto fu di non essere stato abbastanza perseverante».

[127]. Gl’indirizzi furono messi all’indice de’ libri proibiti, con decreto 30 settembre 1817, avvertendo che erano parte finti, parte alterati; e tutti, appena i tempi lo permisero, furono riprovati da quelli di cui portavano i nomi, con lettere ossequiose, spontaneamente dirette al papa. Vuolsi che i più fossero scritti da un Ferloni, prete cremonese, autore d’un libro «Dell’autorità della Chiesa secondo la vera idea che ne ha data l’antichità, libro da cui si dimostra l’abuso che se n’è fatto e la necessità di circoscriverlo», e che aveva messo la penna e il talento a servigio del Governo, il quale scarsamente lo compensò. Spiridione Beroli, vescovo d’Urbino, professò altamente che la Chiesa universale non può separarsi dal papa. Napoleone contro del papa era sostenuto dall’ex-vescovo Gregoire, il quale poi tramò la caduta dell’imperatore, e di questo scriveva che «l’unione delle parole machiavellismo, despotismo, tirannia, non presentano che gl’informi elementi della scienza infernale, di cui egli perfezionò la teoria e la pratica».

[128]. Il manoscritto di Sant’Elena dice che «per le differenze con Roma stavano arrestati cinquecento preti». Altre memorie dettate da Napoleone negano l’autenticità di quello, e li riducono a cinquantatre, e soggiungono: Ils l’ont été légitimement (Note sul libro dei Quattro Concordati).

Il ragguaglio più importante di questi avvenimenti sta nelle Memorie storiche del ministero, dei due viaggi in Francia, e della prigionia nel forte di San Carlo a Fenestrelle, del cardinale Bartolomeo Pacca; Roma 1828. Egli si dice «indotto a raccontarle perchè gli onest’uomini esposti a dure e difficili circostanze, apprendano che gli esiglj, i sequestri dei beni, le prigionie ed altri mali, che tanto ci spaventano quando ci sono minacciati, allorchè s’incontrano nell’adempimento de’ proprj doveri perdono gran parte della loro amarezza, e sono da altre consolazioni e dolcezze largamente compensati». Riflette giustamente che Napoleone all’isola di Sant’Elena continuava lamenti perchè non potea scrivere o ricevere lettere se non vedute dai ministri inglesi; e Montholon a nome di lui esclamava: — Questo non si tollererebbe nemmanco ad Algeri». Eppure Napoleone stesso n’aveva dato l’esempio coi cardinali deportati e fin col papa.

* Napoleone, nel gennajo 1811, nelle lettere ad Eugenio molto si occupa delle cose del papa e dei preti. Il 5: «Jeri in Consiglio di Stato domandai al conte Portalis se conosceva un libello del papa, tendente a provocare la disobbedienza e il disprezzo dell’autorità. Esitato alquanto, rispose di sì, ed io lo cacciai dal Consiglio, gli tolsi tutti gl’impieghi, e l’ho relegato a quaranta leghe da Parigi. Ve lo scrivo perchè vediate la mia intenzione assoluta di far cessare questa lotta scandalosa del pretume contro la mia autorità».