Il 6: «A Venezia c’è de’ movimenti: vi si fanno delle scene religiose inutili. Date ordini e esempj che mettano freno a queste turbolenze».
[129]. Del novembre 1809 si ha lettera di Murat all’imperatore, che lo informa della situazione di Roma: «Non devo dissimularvi ch’essa soffre. L’assenza del Governo produsse molti infelici: mi accertano che la sua popolazione scemò di 40,000».
[130]. Rapporto di A. De Pastoret sulla situazione degli Stati romani nel giugno 1809.
[131]. Per la storia nostra militare vedansi Vacani, Gl’Italiani in Ispagna; Laugier, Guerre degli Italiani; Zanoli, Della milizia cisalpina; e le biografie del Fontanelli, del Pino, di altri. Fra i prodi distinguono Bernardo Rossi, proletario bergamasco, che combattendo in Italia e in Germania, salì grado grado, e divenne capitano e cavaliere in Ispagna, ebbe gran parte all’assedio di Tarragona e alla presa del forte Olivo, dove la divisione italiana si segnalò con Palombini, Bertoletti, Banco, Severoli, Mazzuchelli, Vacani, Bianchetti, Santandrea, Ceroni, Peyri, poi in Russia e nelle ultime fazioni in Italia. Giovanni Ettore Martinengo Coleoni, versato nell’architettura militare, servì la Prussia, poi la rivoluzione francese nelle armi e nella diplomazia; presentò a Melzi una memoria sul rendere indipendente l’Italia; poi corteggiò Napoleone e fu capitano della guardia d’onore, senatore, ciambellano.
I coscritti dei quattordici dipartimenti franco-italiani salirono a censessantaquattromila; altrettanti in circa quelli dei ventiquattro dipartimenti italiani: trentamila furono dati dal regno di Napoli: onde sarebbero trecensessantamila i soldati che la Penisola nostra diede alla grand’armata dal 96 al 14.
[132]. Eugenio scriveva a Napoleone il 20 ottobre 1810: Sire, j’ai l’honnenr d’adresser à V. M. deux tableaux; l’un indiquant le nombre des conscrits réfractaires de ces quatre dernières années, se montant à 22,227 hommes; l’autre indiquant les déserteurs, dans le même temps, et porté à 17,750: total 39,977 hommes. Ce résultat est affligeant. L’on emploie tous les moyens pour l’empêcher ou y remédier.... On arrête journellement de ces déserteurs. La totalité se monte à plusieurs milliers par an. On est peiné d’être obligè de porter une condamnation aux fers envers une quarantaine de mille individus.
[133]. Zanoli, op. cit., tom. II, p. 205. Egli computa che, per numero medio, durante il regno d’Italia perissero 7337 uomini all’anno, cioè in tutto 124,729, sopra la popolazione media d’un dieci milioni e mezzo; e vi si spendessero 723 milioni, oltre le esazioni forzose e i 30 milioni annui tributati alla Francia. I dipartimenti aggregati alla Francia diedero 164,000 coscritti. Secondo lui, le truppe che mossero dal regno d’Italia furono 27,397, cavalli 9040, e tutto il corpo franco-italiano 52,000 uomini. Egli calcola i soldati del regno d’Italia periti in quella guerra 26,597, tutti i 9040 cavalli, 58 cannoni, 391 cassoni di munizione, 702 carriaggi di trasporti: ma altri elevano molto di più queste cifre. La gazzetta di Pietroburgo stampò il prospetto di uffiziali prigionieri 6000, soldati prigionieri 130,000, cadaveri bruciati da Mosca a Wilna 308,000, cannoni avuti in mano 900, fucili 100,000, carri, cassoni, vetture 25,000. È probabile v’abbia esagerazione,
Napoleone diceva a Metternich che, nella guerra di Russia, perirono 200,000 uomini, però (soggiungeva) molti erano tedeschi.
[134]. Realmente i battaglioni nostri non contavano meglio di venti uomini d’ogni grado. Mémoires du prince Eugène, IX. 104. Le relazioni d’allora, e massime quelle del Vaudencourt, come pure il Du Casse nelle Memorie del principe Eugenio, sprezzano assai le truppe italiane, fino a dire che unico loro incoraggiamento era la speranza di arricchirsi, come nella Spagna. Del generale Lechi fanno unico vanto la bella presenza, e gli attribuiscono i disastri del 1813. Pino è qualificato come negligente e pusillanime a segno, che il vicerè, per risparmiargli l’affronto di torgli il comando, lo indusse a domandare un congedo a titolo di salute.
Nelle istruzioni che mandava al vicerè nel novembre 1813, Napoleone scriveva: «Il vicerè può avere grande confidenza in Zucchi. Io ne fui contentissimo. Non bisogna dar credito a Pino, bensì elevare Palombini e Zucchi, e sostenere Fontanelli. Il nemico cerca guadagnare i generali stranieri che noi abbiamo innanzi. I tre che indico bisogna avanzarli, e annichilar Pino».