[135]. La fortezza di Mantova era comandata da Julien di Tolosa, generale di brigata al servizio italiano, che credesi autore del libretto Dernière campagne de l’armée franco-italienne en Italie.

[136]. Che i bullettini mentiscano è convenuto. Ma Napoleone, in lettera privata a Eugenio, da Dresda il 30 agosto scriveva: «Ho battuto il grand’esercito degli alleati, ch’era di ducento mila uomini, di cui ottantamila russi: gli ho preso trentamila uomini, trenta bandiere, cinquanta bocche di cannone, e ottocento cassoni di munizioni e vetture di bagagli. Fuggì spaventato in Boemia, e lo fo inseguire vivamente».

E il 17 novembre: «Figlio mio, voi avete ancora un bell’esercito, e se vi unite cento cannoni, il nemico è incapace di forzarvi. Non si tratta che di guadagnare tempo. Io qui (a Parigi) ho seicentomila uomini in movimento: ne riunirò seicentomila in Italia. Vo a provvedere acciocchè i vostri quadri siano completi di novecento uomini ogni battaglione».

Informato il giorno stesso delle strettezze dell’esercito italiano, scriveva ad Eugenio: «Non bisogna abbandonar l’Adige senza una gran battaglia. Le grandi battaglie si guadagnano coll’artiglieria». Ciò parrebbe smentire l’ordine dato a Eugenio d’abbandonare l’Italia e recarsi sull’Alpi, l’avere disobbedito al quale viene gravemente imputato al vicerè. È però vero che al 24 gennajo Napoleone gli ordinava, caso che i Napoletani si dichiarassero nemici, di portarsi alle Alpi con tutto l’esercito. Il 18 febbrajo informava Eugenio d’aver distrutto l’armata di Slesia composta di Russi e Prussiani, cominciato jeri a battere Schwarzenberg: in quattro giorni fatto trenta o quarantamila prigionieri, una ventina di generali, cinque a seicento uffiziali, cencinquanta a ducento cannoni, e immensi bagagli, senza quasi perder uomo.

[137]. Una brigata di giovani componea sibilloni, che furono poi stampati nel 1815.

[138]. Eugenio scriveva alla moglie il 26 novembre 1813 che ad Aldini aveva l’imperatore detto: «Finalmente farò la pace: devo rinunziare al sistema continentale, cederò anche all’Austria il Veneto; ma in ricambio l’Italia avrà il Piemonte, e la Francia resterà ne’ suoi confini naturali. Il regno d’Italia sarà dichiarato indipendente».

[139]. La difesa di Genova e della Riviera furono affidate al barone Maurizio Fresia di Saluzzo, che combattè tutte le guerre del secolo, fu anche governatore di Venezia, e morì il 1827.

[140]. Beauharnais, il 29 novembre 1813, scriveva a Ortensia in lettera evidentemente destinata ad esser mostrata: Ma bonne sœur... Un parlementaire autrichien a demandé avec instance à me parler... Il était chargé de la part du roi de Bavière de me faire les plus belles propositions pour moi et pour ma famille, et assurait d’avance que les souverains coalisés approuvaient que je m’entendisse avec le roi pour m’assurer la couronne d’Italie. Il y avait aussi un grand assaisonnement de protestations d’estime... Tout cela était bien séduisant pour tout autre que pour moi. J’ai répondu à toutes ces propositions comme je le devais, et le jeune envoyé est parti rempli d’admiration pour mon caractère, ma constante fermeté et mon désintéressement: j’ai cru devoire rendre compte de tout à l’empereur, en omettant toutefois les compliments qui ne s’adressaient qu’à moi... Ce qui pour moi est la plus belle des récompenses, c’est de voir que, si ceux que je sers ne peuvent me refuser leur confiance et leur estime, ma conduite a pu gagner celle des ennemis. Adieu, ma bonne sœur, je ne saurais assez te dire combien je suis heureux des sentiments de ma femme en cette circonstance. Elle a tout-à-fait suspendu ses relations directes avec sa famille depuis la déclaration de la Bavière contre la France, et elle s’est réellement conduite divinement pour l’empereur.

Nei patti che proposero a Napoleone gli Alleati da Chatillon, v’era che l’Italia restasse indipendente, data ad Eugenio colle isole Jonie.

Su questi atti di Beauharnais sparsero luce le sue Memorie, stampate nel 1858, per quanto parziali.