[158]. I fautori del libero scambio asseriscono che nel regno d’Italia erasi posta una tassa sull’esportazione dei grani, onde si coltivarono a preferenza altri generi, e da ciò o venne o peggiorò la carestia del 1817: soggiungono che in questa i grani costavano carissimo nella Sicilia dov’erano le tratte, mentre in Toscana si continuò la libertà, e non mancava fromento indigeno, e Livorno guadagnava all’affluirne di straniero. Son fatti tutt’altro che accertati.

[159]. La baronessa di Stael fin nel 1805 diceva: Il y aura des révolutions en France jusqu’à ce que chaque Français ait obtenu une place du gouvernement.

[160]. Se è vero quel che riferisce lo Zobi, vol. V, p. 57, don Neri Corsini soleva ripetere confidenzialmente agli amici: — I venti vescovi del granducato, se non sono continuamente sorvegliati dal Governo, da un momento all’altro, secondo il piacere di Roma, possono rivoltare il paese. E la sorveglianza conviene che sia continua, circospetta e preventiva, onde evitare scandali e clamori, i quali irritano i devoti che credono e non ragionano, e non sono pochi».

Pejretti, primo presidente in Piemonte, a Barbaroux ambasciadore a Roma scriveva: — Tutto quanto è oggetto di speranza in Roma, dev’esserlo a noi di timore, e dobbiamo astenerci dall’accordarlo».

[161]. Artaud, Vita di Leone XII. — Contra hæc repugnabant acerrime recens impietas et ipsa meticulosa sæculi deciminoni politica. Nodari, Vita Pii VII.

[162]. Savojardi furono il purista Vaugelas, Claudio di Seyssel istorico di Luigi XII, Ducis, Michaud, ecc.

[163]. Vedi la sua Correspondance inédite.

[164]. Un trasunto dei processi del 1821, che io possiedo e che porta la storia di ventotto società segrete, toccando di quella de’ Sanfedisti o Concistoriali dice: — Di questa parlano continuo i Carbonari pontifizj, e pretendono sia diretta a espellere gli Austriaci, e ristabilire la preponderanza della Corte di Roma. Però di queste intenzioni non seppero mai esibire più accertate notizie; e siccome si trattava di svelare le mosse d’una società segreta che avrebbe mirato principalmente a combattere il moderno liberalismo, pare che essi cercassero piuttosto deviare l’attenzione del Governo dalle loro combriccole, dirigendola sulle traccie d’una setta, la quale, quand’anche esistesse, non potea meritare seria considerazione. Non favoreggiata dallo spirito del tempo, essa non potea fare giammai progressi pericolosi: e non ci è mai avvenuto d’avvertirne l’esistenza fra noi».

[165]. Il principe di Castelnuovo, che grandemente si adoprò per ritrarre il re da questo partito, quando morì lasciò un grosso legato a chi potesse ottenere dal re il ripristino della costituzione siciliana.

[166]. Il Colletta, dopo raccontato a disteso gli errori e delitti del Governo napoletano, conchiude che «i governanti erano benigni, la finanza ricca; felice il presente, felicissimo si mostrava l’avvenire; Napoli era tra’ regni d’Europa meglio governati, e che più larga parte serbasse delle idee nuove». Lib. VIII. n. 51.