[229]. Considerazioni sopra il teatro tragico italiano. Firenze 1825. Una recente storia della letteratura dell’Emiliani Giudici fa i Romantici complici del Governo austriaco, perchè accettavano dottrine predicate da grandi tedeschi.
Quelle ironie ed accuse sono riprodotte da Carlo Cattaneo nella prefazione alla raccolta degli scritti suoi, e in un giornale, dove, com’egli dice, «lasciò trapelare fra cosa e cosa qualche spiraglio d’altri pensieri». Eppure aveva scritto altrove: «Quando si devono abbattere gli steccati che serrano il nobile campo dell’arte, non monta con che povero mezzo lo si consegua. L’effetto della disputa si fu che ora siamo liberi signori del luogo e del tempo, e che ci sta solo a fronte il senso comune e il cuore umano». Tom. I. p. 48. Peggio fece il Settembrini.
[230]. De varia latinæ linguæ fortuna.
[231]. Il francese Courier, uno de’ più vivaci e tersi libercolisti, trovò nella Laurenziana un frammento inedito del Dafni e Cloe romanzo di Longo Sofista. Lo copiò; poi, acciocchè nessun altro potesse averne copia, vi versò sopra il calamajo. Naturalmente asserì ch’era mero caso, ma si trovò che l’inchiostro era differente da quello somministrato nella Laurenziana; e ne sorse un pro e contro, come d’un affare di Stato. E di fatto ci andava di mezzo l’onoratezza.
[232]. Per le nozze della figlia di Monti col conte Perticari, dodici poeti si erano accordati per comporre ciascuno un inno ad uno degli Dei Consenti, e nessuno mancò d’incenso a Napoleone.
[233]. Vedi la Narcisa di Tedaldi-Fores cremonese, 1818.
[234]. Le ingiurie che in questa lanciò contro Venezia, furono ribattute nell’Esame fattone da Giambattista Gaspari.
[235]. Cesarotti disse del Jacopo Ortis: — È fatto per attaccare un’atrabile sentimentale da terminare nel tragico. Io lo ammiro e lo compiango». Foscolo nel Gazzettino del Bel Mondo, pag. 17, scrive del suo romanzo: — E temo non sia luce tristissima, da funestare a’ giovanetti anzitempo le vie della vita, e disanimarli dall’avviarsi con allegra spensieretezza. I molti lettori ch’io non mi sperava, non mi sono compenso del pentimento ch’io pure non temeva; ed oggi n’ho, e n’avrò anche quando quel libro e questo saranno dimenticati».
[236]. La Lombardia nel secolo XVII, ragionamenti per commento ai «Promessi Sposi». Milano 1834; più volte ristampati, e con molte aggiunte nel 1854 e 1874.
[237]. Usi e pregi della lingua italiana. — Il difetto del buon vecchio si era una parzialità cieca contro tutte le novità buone o cattive, recate da Francesi, a segno tale che non vi avea in Torino memoria francese che a lui non sembrasse una bruttura, ed avrebbe infino anteposto il ponte di legno sopra cui per lo innanzi valicavasi il Po, al magnifico ponte di pietra che vi avea sostituito Napoleone». Mario Pieri.