[238]. Vedi persino la prefazione d’uno de’ libri meglio tradotti, l’Imitazione di Cristo.
[239]. I socj naturalmente erano tutti toscani, ma fra’ corrispondenti contava Monti, Morcelli, Cesari, Colombo, Pindemonti, Mengotti, Napione, Carlo Rosmini.
[240]. Tentativo di genere distintissimo fece il famoso giurista Nicola Nicolini (-1857) nel libro Dell’analisi e della sintesi, saggio di studj etimologici, Napoli 1842; dove vuol anche provare che la Divina Commedia è la forma sensibile della grande operazione analitico-sintetica, per la quale in una città corrotta può, nel ricorso delle nazioni, restaurarsi l’ordine civile.
[241]. Il primo e migliore di costoro è Carlo Cattaneo, in cui troviamo «il tubere della giovialità, l’eruzione critica, alleggerire il piombo delle astrazioni, il termometro della satira, gli spelati panni dell’arte bisantina, lingue cementatrici, spiegare tutto il ventaglio delle umane idee, l’ideologia sociale è il prisma che decompone in distinti e fulgidi colori l’incerta albedine dell’interiore psicologia....».
[242]. Venuti i tempi nuovi, l’uso universale de’ giornali che uccisero i libri, cioè le opere pensate; e i discorsi al Parlamento e ne’ tanti ritrovi, diedero alla prosa un andamento diverso dallo scolastico, accostandola al naturale, a costo di rendersi plebea.
[243]. La Margherita Pusterla di Cesare Cantù.
[244]. L’età nuova portò un’altra farragine di romanzi, che non frenati dalla censura, sempre inetta anche prima, nè dal pudore d’una società scarmigliata, si buttarono a servire gli istinti bassi e il bisogno di quotidiane soddisfazioni a un’ineducata curiosità. Nella poesia si tentò il nuovo coll’imitare fantasie sfrenate di stranieri, e insultare al buon senso e alle credenze più venerate.
[245]. Per la letteratura napoletana non potrebbero aversi indicazioni migliori che dai Pensées et souvenirs sur la littérature contemporaine du royaume de Naples, par Pierre C. Ulloa. Ginevra 1860. due vol. in-8º.
[246]. Vogliamo aggiungere il padre Ricci francescano, che rifece la teologia morale di Reiffensteul, e fu chiamato da Giuseppe II a insegnarla ad Innspruck, poi a Pavia, dove non piegossi alle esagerazioni del Tamburini. Giampietro d’Anterivo, che lasciò una relazione sui costumi de’ Turchi e sulla perdita della Grecia fatta dalla Repubblica di Venezia, sotto la quale egli era confessore delle truppe dal 1757 al 1771. Il teologo Knoll morto il 1863. Il padre Prucker di Castelnuovo, missionario fra i Montenegrini, mandò alla Propaganda un dizionario epiroto-italo con catechismo bilingue. Il padre Montebello stampò nel 1793 una storia della Valsugana con documenti. Il padre Bonelli pubblicò le opere di san Bonaventura, e Monumenta ecclesiæ tridentinæ, 4 vol., e Notizie storiche della chiesa di Trento. Il padre Tovazzi, studiosissimo delle cose patrie, campò molte carte dallo sperpero fatto degli archivj principeschi e religiosi nel 1802, lasciò assai cose inedite, fra cui un Diario minuto fino al 1806 in cui morì. Furono tutti francescani. Del canonico Santoni si hanno manoscritte notizie della città di Arco: del canonico Leopoldo Pilati le fonti del diritto canonico.
Del Vanetti è famoso in paese un sonetto, che mostra come sia antica ne’ Trentini la voglia di dirsi italiani. Comincia