Subito Bruto e Scipione sono su tutte le lingue: consoli, senato, tribuni allettano con rimembranze di un tempo troppo diverso. Ma i primi consoli erano nominati, poi rimossi dai generali, e non essi, non i tribuni poteano[38], bensì Massena, Saint Cyr, Championnet, insomma le sciabole. Si arma la guardia nazionale, ma il Direttorio scriveva: «Non si lasceranno in Roma che millecinquecento fucili per la guardia nazionale, coll’avvertenza però che n’abbia soli ducento buoni a sparare[39]. Positivo soltanto il pagare; tre milioni di scudi all’esercito d’Italia in denaro, seicentomila lire in abiti, un milione sui beni nazionali; poi contribuzioni, poi prestiti forzati, e torre gli argenti e fino le posate (1798), metter ipoteche su beni di particolari, poi la carta moneta, poi il fallimento. Pochi voleano comprare i beni ecclesiastici nazionalizzati, chi per coscienza, chi per paura che un cambiamento di cose invalidasse i contratti: onde all’asta liberavansi a pochi speculatori audaci, che con tenuissimo profitto dell’erario facevano ingenti acquisti. Il depauperamento de’ ricchi sottigliava le entrate indirette: non si potè pagare i Monti, non gli stipendj: gl’impiegati, amando i posti non i pesi annessi, avrebbero voluto tante vacanze quante ai vecchi tempi: il popolo sobbolliva: i patrioti si disingannavano d’una libertà così costosa, d’una repubblica affatto serva della francese. Di sì varj scontenti arrivavano i gemiti o le grida a Parigi, gittavano zizzania fra i governanti, esacerbati dai disastri, e trovavano appoggi nel Direttorio stesso, massime in Luciano Buonaparte, desideroso di rendere necessario il fratello eroe.
Perocchè i nemici armavano, e la diplomazia trescava. La Francia, benchè stesse in pace con Napoli, occupò i beni che in Romagna aveva il re ereditati dai Farnesi; poi gli mandò intimare congedasse Acton e i migrati francesi; alla repubblica romana pagasse il tributo che dovea come vassallo della santa Sede; lasciasse passare l’esercito francese per occupare Benevento e Pontecorvo. Ferdinando sì poco avea creduto alla pace, che da quattro anni teneva in piedi sessantamila uomini, per ciò diffondendo carta moneta, levando bestie e uomini all’agricoltura; gridava per l’occupata Malta, su cui pretesseva l’antica superiorità, e negava mandarle dalla Sicilia i provvigionamenti senza cui essa non vive; lagnavasi che le irrequietudini della repubblica romana si propagassero anche ai paesi limitrofi, e per non lasciarli invadere dai Francesi, occupava egli stesso Benevento e Pontecorvo. Francia per ciò gli tenea il broncio, e per aver accolto vascelli inglesi nei suoi porti, mentre se n’approdavano di francesi il popolo gli offendeva e derubava: e la vicinanza delle stazioni d’Egitto e di Malta dava a tali lamenti il peso di minaccie.
Ferdinando era stimolato al rigore da Nelson, famoso ammiraglio inglese, il quale, sconfitta e mandata a fondo la flotta di Buonaparte nella rada di Abukir, avea menato la sua a Napoli, e ricevuto in trionfo, v’era trattenuto dai vezzi di Emma Leona, fanciulla divulgata in Inghilterra, poi modello di pittori, prima che l’ambasciatore Hamilton se le facesse marito connivente e peggio.
Ferdinando faceva predicare che la religione periva dovunque Francesi arrivassero, che bisognava rassodare la fede e l’autorità; e quand’egli, condottosi in gran pompa alla basilica, lo scettro, il diadema, il manto deponeva sull’altare, quasi collocandoli in protezione dei santi, la ciurma applaudiva, esaltavasi, giurava difenderli. Udito poi che Buonaparte si trovava a cattivo partito in Egitto, intima a Francia che sgombri lo Stato pontifizio e Malta, per rispetto alle stipulazioni di Campoformio, e conchiude alleanza difensiva coll’Austria, la quale obbligavasi ad avere sessantamila uomini in Tirolo, mentr’egli ne porrebbe trentamila alle frontiere, e tre o quattro fregate nell’Adriatico; colla Russia, la quale prometteva mandare truppe a Zara, donde Ferdinando le tragitterebbe nel suo regno; coll’Inghilterra, la quale avrebbe una flotta nel Mediterraneo; colla Porta, la quale manderebbe diecimila Albanesi. Ferdinando accelera i provvedimenti; levando otto uomini ogni mille ne raduna settantacinquemila; mancando però di generali, è costretto chiedere l’austriaco Mack, il quale la sapeva lunga in fatto di storia e d’arte bellica, e non si metteva in marcia che con cinque carrozze. L’esercito francese di Roma contava soli sedicimila uomini sotto Championnet, e sparsi qua e là per vivere; onde i Napoletani avrebbero potuto sorprenderlo, e piantandosi fra Roma e Terni, separare la destra dalla sinistra, vincerli disgiunti, e sottoporre mezza Italia. Mack invece (1798), all’antica, sparte i suoi corpi in tre colonne: una che tagli ai Francesi il ritirarsi nella Cisalpina per Ancona; una che copra la Toscana, ove Inglesi e Portoghesi occuperanno Livorno; una con Ferdinando trionferà nella capitale del cristianesimo.
In fatto il re, vincitore senza merito, entra in Roma (29 9bre), richiama il papa, e alla guarnigione di Castel Sant’Angelo intima che, per ogni cannone sparato, darebbe al furore del popolo un de’ Francesi feriti. Intanto sollecitava Piemonte e Toscana a fare causa seco contro Francia; il principe Belmonte Pignatelli suo generale chiedeva al Priocca ministro del re di Piemonte: — Perchè il tuo padrone tarda a frangere i patti impostigli dalla forza? Forse è assassinio sterminare i proprj tiranni? I Francesi vagano sicuri pel paese. Eccitate a furore il popolo; ogni Piemontese voglia aver atterrato un nemico della patria. Parziali uccisioni varranno meglio che fortunate battaglie; nè la giusta posterità chiamerà assassinj gli atti vigorosi d’un popolo, che sui cadaveri oppressori sale a recuperare la libertà. Primi i Napoletani sonarono l’ora fatale de’ Francesi, e dall’alto del Campidoglio avvisano l’Europa che i re sono risvegliati. Su, Piemontesi, spezzate le catene, opprimete gli oppressori». Questo foglio (se pure non fu finto ad arte) si disse intercetto dai Francesi, e pubblicato diede pretesto al Direttorio di volere occupare la cittadella di Torino, mentre i patrioti moltiplicavano sforzi per ammutinare il Piemonte.
A Roma intanto nei Napoletani apparivano il disordine, l’inobbedienza, l’inesecuzione, soliti in esercito nuovo; a gara colla ciurmaglia trascorreano ad ogni abuso, diedero il sacco, affogarono Ebrei, guastarono le camere vaticane, e se alcun che di prezioso era sfuggito al Direttorio: costosa lezione all’Italia di quel che vagliano i liberatori armati. Championnet che si era ritirato concentrandosi, presto si sente in grado di tornare alla riscossa; rientra in Roma (14 xbre), donde il re fugge travestito; e pensa profittare dello sparso sgomento per assalire il Reame.
Frontiera eccellente ha questo; a sinistra appoggiandosi a Terracina sul Mediterraneo, a due marcie da Roma, nel centro, fra Rieti e Civita Ducale, a quindici miglia da Terni; e a destra verso l’Adriatico, linea di cencinquanta miglia, che non può essere girata perchè mette capo nel mare. Se il nemico si dirizzi sovra Terracina e Roma, possono i Napoletani riuscirgli alle spalle per Rieti e Terni, ed occupare le strade che volgono a Foligno: se forza il centro o la destra, s’implica in montagne o gole pericolose: se neglige il Tronto e le rive adriatiche, possono i Napoletani in due giorni essere ad Ancona. Perchè dunque sì belle posizioni furono sempre inutili o superate?
Nè allora seppe profittarne Mack, il quale turpemente fugge sin a Capua e sulla linea del Volturno. Il popolo di Napoli gridandosi tradito, invoca armi, e avutele, si fa padrone della città (1799): il re, la regina, Acton, con venti milioni in denaro e sessanta in gioje[40], fingendo andare a ingrossarsi di rinforzi, salpano per Sicilia sulla flotta di Nelson senza lasciar ordini o provvedimenti; fanno bruciare i vascelli e le navi incendiarie e cannoniere e il corredo dell’arsenale, lungo e costoso studio di Acton, quasi temessero nel popolo quella risoluta difesa di cui essi non sentiansi capaci. Ben se ne sentivano capaci i paesani, che insorti per tutta la campagna, trucidano i Francesi, tagliano i ponti, rapiscono le artiglierie, rattengono Championnet: se non che Mack, inetto a combinare la tattica scientifica coll’impeto popolare, conchiude un armistizio (11 genn.), dando Capua e una contribuzione di otto milioni.
Il popolo abbandonato giura per san Gennaro di morire respingendo i Francesi; — Viva la patria, viva il re»; quelli che il re fuggiva per paura d’esserne tradito, se ne costituiscono unici difensori; universale disordine baldanzeggia, si trucidano persone di nome e di senno, il duca della Torre e suo fratello Filomarino trucidati, Moliterno e Rôccaromana, ch’erano stati messi a capo del Governo, non valgono a frenare i lazzaroni, non valgono le processioni col sangue di san Gennaro: la campagna li seconda, talchè Mack non vede altro partito che darsi in mano ai Francesi (1790 23 genn.). Championnet guida i suoi Giacobini sopra la città; assalto pericolosissimo contro arrabbiati plebei, che non curavano la propria purchè togliessero la vita ai Francesi, e resistettero anche quando egli per intelligenza co’ repubblicani ebbe avuto castel Sant’Elmo: ma egli, che fra l’orrore della mischia non avea deposto la speranza di riconciliazione, col trattare bene uno dei capi preso e col mostrare venerazione a san Gennaro induce la plebe a cessare le armi[41].
Detto fatto, il furore si converte in giubilo: fra mille cadaveri francesi e tremila napoletani si proclama la repubblica Partenopea, coi tripudj soffogando i gemiti, cogli applausi i dissensi; quei ch’erano perseguitati trionfano, quei che fremeano nelle prigioni pompeggiano nella reggia; e l’esercito francese piglia il nome di esercito napoletano «per combattere con loro e per loro, e del difenderli domandando unico premio l’amore». Così diceva Championnet, uomo di sincere intenzioni, e promettea libertà, indipendenza, e lasciava piantar alberi, e dichiarare cittadino san Gennaro, imponendogli il berretto tricolore. Sì, ma le dimostrazioni bisognava pagarle; e l’esercito liberatore imponeva diciotto milioni di ducati, che bisognò tor per forza e a capriccio, ponendo mano fino agli argenti e alle orerie delle case, e perchè il popolo fiottava, Championnet ne ordinò il disarmo.