Le coalizioni, se pur durano fin a conseguire l’intento, poco tardano a scomporsi. All’Inghilterra dava ombra lo stare Russi in Italia, i quali poteano fissare un piede sul Mediterraneo, dov’essa aspira a predominare. Più ne ingelosiva l’Austria, ed appena le ebbero ricuperata la Lombardia, cercò rinviarli, e col pretesto d’una spedizione in Olanda li trasferì in Isvizzera, benchè non pratici del terreno, e nuovi alla guerra di montagna. Pel difficile Sangotardo, ove si scolpì un masso Suwaroff Victori, costui cerca la valle del Reuss (1799 25 7bre); da Lecourbe molestato al ponte del Diavolo, sfila con gravi perdite per una gola angustissima; e subito svallato, trovasi Massena alle spalle. Le balze tranquille risuonano di armi omicide, dopo una battaglia di quindici giorni, dove ventimila Russi e cinquemila Austriaci periscono, dell’esercito conquistatore non rimangono che poche reliquie per giungere compassionevoli al Reno; e Suwaroff ricusando di più combattere, torna a Pietroburgo a lamentarsi dell’Austria come traditrice, nè altro che ingorda di conquistare l’Italia e tenerla per sè.

Davvero essa parea raccogliere tutti i frutti degli altri disastri; considerando scaduti il papa e il re di Sardegna, bramava serbarsi i loro dominj come conquista sopra la repubblica francese[53]; e inorgoglita, rifiutò la pace che le offerse il primo console (1800), e ridomandava il Belgio. Anche l’Inghilterra ricusa patteggiare con Francia; il ministro Pitt ottiene da quel Parlamento un credito di mille milioni per guerreggiare un consolato, che nelle casse trovò appena censessantamila franchi[54]; e la guerra del mondo è dichiarata.

Vasto era il sistema di campagna della seconda coalizione. In Italia Austriaci e Inglesi doveano prendere Genova, marciare sopra Nizza e di là nella Provenza, ove li seconderebbe l’insurrezione dei Realisti; un secondo corpo solleverebbe il Piemonte; Melas si spingerebbe nel Delfinato, e a rattizzare la guerra in Vandea, nella Bretagna, nella Normandia; l’imperatore stesso e gli arciduchi si metteano in campo; centrentamila uomini guidava Ferdinando, ottantamila Bellegarde in Italia, l’arciduca Giovanni cenventimila; mentre Carolina di Napoli andava a sollecitare il czar di Russia.

Di mezzo a tanto fracasso d’armi, Buonaparte davasi l’aria di volere la pace, e gemea del vedersela negata; ma intanto s’accingeva a nuovi trionfi. Comprendendo che il caso non richiedeva piccole e solite manovre, raccolta a Digione una riserva di sessantamila reclute, medita sbucare tutt’insieme per le valli del Sangotardo, del grande e piccolo Sanbernardo e del Cenisio, e intercidere così la linea del nemico, estesa dalla Lombardia sin lungo il Varo. Moncey, staccato dall’esercito del Reno, per la prima via comincia le operazioni; Thureau per l’ultima; pel piccolo Sanbernardo Chabran. Secondo la Costituzione, il primo console non poteva avere il comando delle armi; ma egli vi sorpassa, e solo per la forma fatto nominare generale in capo Berthier (maggio), mena trentacinquemila uomini pel gran Sanbernardo.

Generali abili nell’esecuzione, attenti ad ogni particolarità, solleciti della disciplina e dell’esercizio, maestri ne’ metodi e nel meccanismo della tattica, valentissimi in tutto ciò ch’è ordinario, mancano poi di quell’inventiva che sa rompere il circolo delle idee, delle abitudini, de’ precetti, per ispegnersi là dove si trovano combinazioni nuove, molteplici mezzi, insperati espedienti. Qui sta la differenza fra il talento e il genio; indizio del quale è il persuadersi che si possa fare cosa nuova. Delle Alpi in inverno sempre aveasi avuto spavento; Buonaparte non vi credette, e trovò soda la neve, belle le giornate. Avventurose quanto le sabbie d’Egitto erano le ghiacciaje dell’Alpi, ed esalterebbero le giovani fantasie: e di fatto restò dalla poesia e dalla pittura abbellito quel passaggio che sarebbe terribile sol quando un pugno d’italiani vi difendesse l’indipendenza della patria. Ma il nemico, ingannato dalla pubblicità che Buonaparte dava al suo disegno e dall’enfasi con cui l’annunziava, lo credette un artifizio, e non si argomentò a por riparo ad un’impresa, che altrimenti sarebbesi condannata per temeraria[55].

In Italia i Francesi, ridotti a quarantamila uomini e penuriosi, erano rincalzati verso le Alpi: e Massena nella Riviera di ponente senza denaro nè munizioni, con pochi soldati, compiva atti eroici, finchè entrò in Genova, riordinò l’esercito scompigliato per la morte di Championnet, e vi si trovò ben presto assediato da Inglesi ed Austriaci. Genova non era di veruna importanza all’Austria, la quale non potea sperare di tenersela, e avrebbe dovuto comprendere che le grandi battaglie si agiterebbero sul Po e in Lombardia; pure ella ostinossi in un’impresa, che estendendo di troppo la fronte dell’esercito comandato da Melas, lo indeboliva. Intanto essa lasciò sguernita la Svizzera, e il francese esercito senza pur uno scontro passò la montagna. Lannes, che comandava l’antiguardo, giunse a Etroubles, il 19 maggio, il 21 Buonaparte, e per Aosta e Ivrea scesero ne’ piani italici, tenendo la pendice meridionale dell’Alpi da Susa fino a Bellinzona.

Melas aspettava ancora Buonaparte a Ventimiglia, quand’egli già, preceduto dal cognato Murat, entrava in Milano (1800 2 giugno). Senza persecuzioni la rimette in istato di popolo, nulla badando al Direttorio Cisalpino che nei tredici mesi erasi sostenuto a Chambéry, istituisce un comitato provvisorio di governo; ripristina l’Università di Pavia con valentuomini; si rifocilla coi magazzini e colle artiglierie abbandonate dal sorpreso Austriaco, che sarà battuto dall’armi sue stesse. Murat correva a prendere Piacenza; e tagliato così in due l’esercito nemico, i Francesi non esitano a lasciare sguarnita la Lombardia per affrontarlo nelle pianure del Piemonte e costringerlo ad allargare Genova.

L’esercito chiuso in questa città era destinato vittima a quella grande spedizione, e vi sofferse martirj che onorerebbero una causa santa[56]. Mancate le carni e i grani, mancata la cipria, s’incettò l’orzo, il linseme, la veccia, il cacao e che che altro si potè, e formavasene un tristissimo pane da munizione, mescolato con zuccaro e miele; una fava fu pagata due soldi, un panetto diciotto franchi; e dopo disputato le erbe e le radici ai ruminanti, frugavasi nelle fogne se qualche resto di cibo si fosse sottratto all’avidità; rodeansi le scarpe e i cuoj delle sacche; e soldati e popolo diventano eroi nel cercar di che vivere con modi che a pena si crederebbero fra popoli civili. Molti ogni giorno morivano di fame, o da sè aprivansi le vuote viscere; l’abitudine toglieva il compassionarli, e l’impossibilità il soccorrerli; e i gemiti di giorno e di notte, e i miserabili aspetti, e le sorgiunte febbri pestilenziali facevano orribile la misera Genova. Massena stette a parte di quei patimenti, i quali davano tempo alle operazioni di Buonaparte, nè volea sentire di arresa, finchè il popolo tumultuante, i soldati ridotti a ottomila ed estenuati, lo indussero non ad una capitolazione, ma ad una convenzione, per cui tutto l’esercito usciva colle armi, i rifuggiti restavano salvi, gli abitanti sarebbero immediatamente provvisti di viveri.

Libero appena da quest’impaccio, Melas accorre per riaprirsi la comunicazione con Vienna; e nella pianura di Marengo (1800 4 giugno), fra la Scrivia e la Bormida, affronta il nemico. L’esercito di Buonaparte, che, non aspettandosi l’attacco, si trovava disseminato, soccombeva un corpo dopo l’altro dinanzi ai veterani austriaci e alla cavalleria ben atteggiantesi in quei piani; allorchè sopraggiunse Dessaix con una colonna, reduce allor allora d’Egitto, e che improvvidamente era stata mandata altrove: con quella che pare ispirazione e non è che un calcolo fatto rapidamente, egli si dispone in quadrato, come aveva appreso nel combattere i Mamelucchi, compie una felice riscossa, pagandola colla propria vita, e Buonaparte ne profitta per riportare compiuta vittoria[57].

La battaglia di Marengo costò quattromila vite ai Francesi, novemila agli Austriaci. Questi dunque non erano annichilati: eppure li colse tale costernazione, che quell’esercito di cenventimila uomini, che, dopo rimesso il giogo all’Italia, doveva invadere la Francia meridionale, levossi in totale sconfitta. Così ancora all’esperienza prevale l’audacia, alla guerra metodica la spicciativa, alla dottrina l’invenzione e il concentrar le forze e accelerar le marce. Melas, irresoluto per natura e per gli ordini viennesi, cercò un armistizio, e in cumulo cedette le fortezze, purchè le truppe avessero licenza di ritirarsi a Mantova; fatto che eccitò l’indignazione, e crebbe il prestigio napoleonico. Alessandria patteggia, i Francesi tornano in Genova, l’Italia rientra sotto la devozione di Buonaparte, il quale non inebriato dal trionfo, all’imperatore offre pace ai patti di Campoformio, cioè che gli Austriaci sgombrino la penisola sino al Mincio.