Ma Francesco II, nel tempo che negoziava di pace, accettò sessantadue milioni di sussidj e l’alleanza dell’Inghilterra, e disdicendo i preliminari, arrestò l’ambasciadore francese. Buonaparte denunziandolo sleale, ripiglia le mosse e comincia la campagna d’inverno (9bre). Augereau è sul Meno; Moreau sull’Inn; sul Mincio Brune, generale mediocre, succeduto al prode ma diffamato Massena nell’esercito italico; Murat guida verso l’Italia diecimila granatieri; Macdonald staccatine quindicimila dall’esercito vincitore di Moreau, traversa faticosamente la nevata Spluga, per emulare il vantato passo del Sanbernardo, e sceso in Valtellina, risale i Zapelli d’Aprica per calarsi nella val dell’Oglio, indi al Trentino pel Tonale, per via inaspettatissima giungendo a formare l’ala sinistra dell’esercito d’Italia; Moreau, vinto a Hohenlinden l’arciduca Giovanni, avanzasi fino a Lintz sulla strada di Vienna, e agli sgomentati arciduchi concede l’armistizio che dianzi avevano ricusato (3 xbre), patto che a Luneville si tratti della pace senza l’Inghilterra.
Anche in Italia Brune e Macdonald, vincitori a Mozambano, nè lasciando all’Austria che Mantova, moveansi per isboccare dall’alpi Noriche sopra Vienna (25-30 xbre), quando il maresciallo Bellegarde che comandava gli Austriaci, udito l’armistizio di Germania, lo patteggia anch’esso. Alessandro di Russia erasi già staccato dalla coalizione; tutta Germania esclama (1801 gennajo) contro la improvvida politica dell’imperatore, che è costretto sagrificare il ministro Thugut e surrogare Cobentzel; il quale dopo lunghe discussioni a Luneville con Giuseppe Buonaparte, conchiude la pace (9 febbr.), dove, appellando al trattato di Campoformio, si confermavano alla Francia il Belgio, all’Austria gli Stati veneziani.
Buonaparte, volendo ricuperare in America l’insorta isola di San Domingo, erasi fatto cedere dalla Spagna la Luigiana, antico possesso della Francia, in compenso promettendo crescere all’infante di Parma gli Stati fino a un milione e ducentomila abitanti, col titolo di re. A tale aumento fu destinata la Toscana, che verrebbe custodita contro gl’Inglesi dalla flotta spagnuola, al granduca assegnandosi un’indennità in Germania.
Così Austriaci più non rimaneano di qua dall’Adige. L’imperatore, senz’autorità della dieta germanica, riconosceva le repubbliche Batava, Elvetica, Cisalpina, Ligure; rilasciava i prigionieri di Stato italiani, facea nuovamente cessione alla Cisalpina di tutti i diritti e titoli che vi avesse, e alla Ligure de’ feudi imperiali. Non parola del papa, di cui ambiva le Legazioni; non di Napoli, non del Piemonte.
La più generale conseguenza politica della rivoluzione francese, cioè l’ingrandimento delle grosse potenze e la ruina delle piccole, diveniva più sempre apparente; e per indennità ai grossi Stati spartivansi i piccoli principati tedeschi e specialmente gli ecclesiastici. L’Austria, patteggiando di contrade e sovranità non sue, e all’interesse della Casa sagrificando quel del corpo germanico, si pigliò i vescovadi di Bressanone e Trento; al granduca di Toscana diede l’arcivescovado di Salisburgo, gran parte di quelli di Cassow ed Eichstädt, e il prevostato di Bestholdsgaden; al duca di Modena la Brisgovia e l’Artenau[58]: compensi inadequati alle perdite in Italia, e per soprapiù iniqui.
In Toscana, quando si udì il ritorno de’ Francesi, il senato ordinò la leva a stormo: ma i Francesi non tardarono a entrarvi (1800 dicembre). Sola Arezzo resistette e si fortifica, e il generale Monnier la bombarda, e penetratovi a forza, fucila chiunque coglie colle armi, lascia esercitar il saccheggio fin ne’ monasteri e spedali per sette ore, poi smantellata la fortezza, mette contribuzioni, ammutite le campane che aveano sonato incessantemente a martello. Il generale Miollis proclamava poi il perdono, sperando «che la patria del Petrarca non saprebbe essere insensibile alla generosità, colla quale tutto è obliato»[59]; e poichè pizzicava di letterato, fece ristabilire l’Accademia del Cimento, rendere onori funebri alla Corilla poetessa e porre una lapide alla casa di lei; dagli Israeliti fece erigere una cattedra di letteratura; protesse a Padova il Cesarotti, come a Parma avea visitato il Mazza che ripagollo con una lettera e un sonetto: ma quando a Firenze volle visitare l’Alfieri questo non lo accolse.
Sull’Appennino duravano molti rivoltosi, contro cui si spinsero le colonne francesi; per tutta la campagna si assassinava; nelle città intrigavasi e disputava. Al crescere delle vittorie francesi, il re di Napoli, stimolato dall’instancabile moglie, propone di marciare a difendere la Romagna e ricuperare la Toscana, e avvia truppe sopra Siena, guidate dal francese fuoruscito Dumas: ma Miollis con Pino affrontatolo (1801 22 gen.), il ricacciano a forza, mentre Murat, sceso dalle Cozie con diecimila uomini, si difila su Napoli. Questa non poteva opporre che poche truppe scoraggite ai vincitori dell’Austria; ma Carolina corre all’imperatore di Russia, ne adula l’onnipotenza, non volesse negar la mano a una famiglia, rea soltanto del nome borbonico e d’essersi esposta per la sacra causa de’ troni.
Il czar le promise appoggio, e spedì il gran scudiere Levaschef a dire al primo console come desiderasse l’integrità del regno di Napoli. Buonaparte, vogliosissimo di tenersi amico il czar qual unico contrappeso all’Inghilterra, si proferì disposto a sagrificare anche i giusti suoi risentimenti al piacere di fargli piacere. Levaschef proseguì verso Napoli, ricevuto fin con archi trionfali dall’esercito di Murat (18 febb.); il quale arrestando l’irrefrenabile suo corso alla parola del Russo, fece l’armistizio di Foligno (29 marzo), poi la pace di Firenze, salvando quel regno a patto che i porti ne restassero chiusi alla bandiera britannica e alla turca, e aperti alla francese e alla russa; rinunziasse a qualunque ragione sull’isola d’Elba e sullo Stato di Piombino e de’ Presidj; piena amnistia per colpe di Stato; pagherebbe mezzo milione di franchi per restauro dei cittadini francesi danneggiati. In segreto vi s’aggiunse, finchè durasse guerra colla Turchia e la Gran Bretagna, guarnigioni francesi starebbero negli Abruzzi e in terra d’Otranto, mantenute dal re.
Allora si riapersero le carceri, i proscritti uscirono dai nascondigli e tornarono al possesso dei beni, si vietò ai repubblicani di turbare gli ordini regj; e Buonaparte scriveva a Soult, comandante de’ presidj francesi, che desiderava andasse alla messa coll’uffizialità a suon di musica, e conversasse coi preti e cogli uffiziali regj. Tale spirito nuovo e conciliativo Buonaparte voleva insinuare.