Pio fece affiggere una bolla, dove, esposti gli attentati di Napoleone contro l’autorità spirituale e temporale dal concordato in poi, colpiva di scomunica chiunque, dopo l’invasione di Roma, avesse operato contro l’immunità ecclesiastica e i diritti della santa Sede; egli non avrebbe cessato di pregare per il loro ravvedimento. Napoleone, ferito con armi che non erano di ferro, sentì il dispetto del prepotente a cui nulla più resisteva; e mentre ai vescovi intimava inni per le sue vittorie, prova evidente della protezione del Dio degli eserciti, inveiva contro questo tentativo della debolezza e della pazzia per ispargere turbolenze nell’impero.
Ma anche chiuso nel Quirinale, il papa facea paura, e il generale Radet nottetempo lo sorprende (1809 6 luglio), e tra gendarmi lo scorta fino alla Certosa di Firenze. La granduchessa Elisa, che non n’era avvisata nè sapea come comportarsi, pregò di menarlo oltre. Anche a Torino il principe Borghese ignorava come trattare questo prigioniero che dava tanti pensieri a’ regnanti, e che fu trasportato oltre il Cenisio, poi retrocedendo a Savona, quivi fu deposto, secondo gli ordini del padrone. L’esecuzione de’ quali era stata affidata a Murat, nuovo re di Napoli, il quale, nel predominio della forza fantasticando la signoria di tutta Italia o almeno della meridionale, vuolsi istigasse Napoleone a trarre in Francia Pio VII, sperandone occasione di arraffare alcuna provincia.
Ma la tiara vilipesa divenne più veneranda, e se i re erano a tale sbigottimento che niuno protestò, mentre tutto il mondo erasi commosso alla prigionia di Clemente VII[125], il popolo ne fu scosso; nell’aspro tragitto, Pio potè serenarsi degli omaggi resigli da tutte le plebi; e se la folla devota per lo più s’accontentava di riceverne benedizioni e d’offrirgli rinfreschi, non mancava chi, con un gesto risoluto accennando i gendarmi, gli domandasse, — Vuole? dica!» ma il mansuetissimo non facea che ripetere, — Coraggio e pregate, figliuoli miei».
Le violenze hanno sì pessima natura che, cominciate, forza è spingerle all’estremo. Pio a Savona è trattato non altrimenti che un vulgare prigioniero, assegnatigli tre franchi al giorno, segregato da’ suoi consiglieri, frugate le lettere e ogni cosa che a lui vada, e cinto di sempre più spie e guardie, sotto pretesto che gl’Inglesi pensassero rapirlo. Egli, acconciato nella resistenza passiva, ricusa le comodità e il lusso offertigli; ad ogni interpellazione risponde «Rendetemi la libertà»; nega istituire i vescovi nominati dal persecutore, talchè le chiese rimangono vedove, per quanto Napoleone cacci in carcere i vicarj generali che si dichiarano non autorizzati a conferire l’istituzione ai nominati da lui; altri vescovi incarcera o relega perchè ricusano il giuramento d’osservare le libertà gallicane, e sopprime diciassette diocesi romane e tutte le abazie.
Eppure Napoleone avea bisogno del papa affinchè proferisse il suo divorzio da Giuseppina, e così la seconda donna non fosse una concubina, nè spurio il futuro erede. Alle nozze di Maria Luigia (1809 aprile) tredici cardinali non vollero intervenire, perchè non erasi sul divorzio interpellata la santa Sede; onde Napoleone vietò loro di portare le insegne cardinalizie, ne confiscò i beni, e li relegò in varie città; ed erano nominati cardinali neri, a differenza dei dodici rossi che v’intervennero[126].
Al vacante arcivescovado di Parigi è nominato il cardinale Maury, vescovo di Montefiascone ligio a Napoleone; e viene radunato quel capitolo per discutere se si possa confidargli l’amministrazione della diocesi senza l’istituzione pontifizia. I più stanno pel sì, allegando le libertà gallicane e che la giurisdizione mai non muore: alcuno crede indispensabile l’autorizzazione papale, e brevi in tal senso circolano, malgrado i divieti e le persecuzioni della polizia. Per provvedervi e per fiaccare la resistenza del pontefice, Napoleone sottiglia di spedienti; fa da tutti i vescovi e capitoli dell’impero rispondere alla dichiarazione del capitolo di Parigi; e quelli d’Italia, indettati dal vicerè, scendono ancor più basso, asserendo che il corpo dei vescovi in attività rappresenta la Chiesa[127], che qualunque istituzione romana è affatto estranea alla gerarchia ecclesiastica nel governo della Chiesa, che l’istituzione canonica e la professione di fede e obbedienza sono restrizioni messe tardi dai pontefici alla podestà vescovile, ch’è d’origine divina.
Fidato in tale docilità, l’imperatore intima un concilio di tutti i prelati dell’impero e della confederazione Renana, per rimovere le difficoltà nate in grembo della Chiesa. In quella parata di nuovo genere egli imitava Costantino e Carlo Magno; e davanti alla commissione preparatoria discuteva coi prelati sull’autorità temporale del papa, egli che sapea di tutto; e se l’ottagenario abate Emery, con argomento ad hominem, gli mostrava che Bossuet stesso avea dichiarato necessario quel dominio, egli rispondea: — Ciò poteva essere vero quando l’Europa riconoscendo diversi signori, non era decente che il papa fosse sottoposto ad uno in particolare. Ma ora che tutt’Europa non conosce altro signore che me?»
All’assemblea si proposero questi punti: «Il papa può, per ragioni temporali, ricusare d’intervenire agli affari spirituali? — Non sarebbe dicevole che il concistoro del papa fosse composto di prelati di tutte le nazioni? — Se il Governo francese non violò il concordato, può il papa arbitrariamente ricusare l’istituzione ai vescovi nominati, e rovinare la religione in Francia come la ruinò in Germania, ove da dieci anni non c’è vescovo? — Una bolla di scomunica fu affissa e diffusa clandestinamente: come prevenire che i papi non si rechino ad eccessi tanto repugnanti alla carità cristiana e all’indipendenza dei troni?»
Ma ai vescovi, prima di tali quistioni, se ne affacciava un’altra: aveano essi il diritto di adunarsi senza permissione del pontefice? Se individualmente mostraronsi aderenti al capitolo di Parigi e docili al Ciro che avea riedificato Gerusalemme, non osarono considerarsi come assemblea religiosa là dove mancava Pietro; elusero le quistioni, teneano segreta corrispondenza con Savona, e spedirono al papa la loro sommissione: sicchè l’imperatore affrettossi a sciogliere il concilio.
Come alle brutali minaccie, così alle insidiose proposizioni di lui, Pio resisteva, e — Lasciatemi morire degno dei mali che ho sofferto». Napoleone s’irrita, lo bistratta, i suoi fedeli fa frugare dalla polizia, o costringe a dimettersi o getta nelle prigioni.