Per debiti verso particolari nei paesi perduti, la Francia dovè pagare ducenquaranta milioni, di cui toccarono cinque allo Stato pontifizio, quattro e mezzo alla Toscana, uno a Parma, venticinque al Piemonte; dei centrentasette impostile per costruire fortezze contro di lei, dieci gli ebbe la Savoja per munire la frontiera. Riguardo ai fiumi che lambono diversi Stati, fu convenuto che la loro navigazione rimanesse libera, salvo i regolamenti di polizia; uniforme e invariabile la tariffa dei diritti; ciascuno Stato provvedesse al mantenimento delle sponde e del letto dalla sua parte.

Tutto ciò erasi fatto per mera utilità, senza riguardo a nazionalità, a storia, a convenienze morali, a guisa d’un raffazzonamento istantaneo, imposto dalla necessità, e contro cui reclamerebbero e principi e popoli. Lord Castlereagh, plenipotente dell’Inghilterra, reduce dal congresso di Vienna, interpellato dal Parlamento sopra il «mercato de’ popoli fattosi colà», rispondeva che l’intento suo era stato «di stabilire un sistema, sotto al quale i popoli potessero vivere in pace tra loro; però non resuscitare quelli periti, il cui ristabilimento ponesse in nuovi pericoli l’Europa. L’Italia che fece ella per iscuotere il giogo francese? perciò non poteva essere considerata che come paese conquistato: bisognava cederla all’Austria, affinchè questa rimanesse strettamente unita a noi... I pregiudizj dei popoli non meritano riflesso se non quando non si oppongono a uno scopo prestabilito. Ora le potenze confederate essendosi obbligate a garantire la sicurezza dell’Europa, questo obbligava a fare violenza ai sentimenti degl’Italiani»[151].

Una rivoluzione cominciata in nome della democrazia, toglieva di mezzo tutte le antiche repubbliche e gli Stati elettivi, mentre assodava le monarchie: tante conquiste per l’incremento della Francia erano riuscite a ingrandire solo i suoi nemici, poichè l’Austria si trovò padrona dell’Adriatico e delle Alpi, del mar Ligure il Piemonte, del Reno la Prussia, la Russia del Baltico; e l’Inghilterra n’ebbe l’occasione o il pretesto di soperchiare ogni rivale.

Spogliati o mozzi i deboli, non restano che i colossi; ed Alessandro stese l’atto della santa alleanza, in istile mistico come tutti i proclami suoi, coi regnanti d’Austria e di Prussia, obbligandosi diplomaticamente alle virtù evangeliche: singolare espressione della politica in forma biblica, che rivela come fosse sentito generalmente il bisogno di posarsi in qualche idea generale. Prometteano dunque, «conforme al precetto evangelico, di restare legati indissolubilmente d’amicizia fraterna, prestarsi mutua assistenza, governare i sudditi da padri, mantenere sinceramente la religione, la pace la giustizia; essi re si considerano membri d’una medesima nazione cristiana che ha per unico sovrano Gesù Cristo verbo altissimo, e incaricati ciascuno dalla Provvidenza di dirigere un ramo della famiglia stessa».

Un accordo fatto nel nome di Dio e pel bene dell’umanità dava lusinga alle menti: ma queste frasi che cose significavano? ch’essi erano padri, i quali si univano per disporre da soli ciò che credessero il meglio de’ loro figliuoli, senza questi ascoltare. E in fatto l’ordinamento interno di ciascun paese si considerò come sacra proprietà del principe, il quale dovesse provvedervi secondo la sua buona volontà, senza riconoscere diritti di popoli.

Omaggio alle idee liberali fu il restituire i capi d’arte, adunati dalla vittoria a Parigi nel museo Napoleone; e il non darli ai nuovi padroni, bensì ai paesi stessi; al Belgio i quadri d’Anversa, benchè assoggettato all’Olanda; a Venezia serva quelli tolti a Venezia libera. Allorchè Denon a Pio VII mostrava quel museo, e compassionavalo del rammarico che proverebbe in vedervi le opere tolte al suo paese, il pontefice gli rispose: — La vittoria le avea portate in Italia; la vittoria le depose qui; chi sa dove un giorno le riporterà?» Ed ecco la profezia adempiuta: ma tanto più restavano scontenti i Francesi del vedersene spogliati, e faceano pasquinate contro il Canova, non imbasciatore ma imballatore, venuto a sovrintendere al ritorno delle statue e de’ quadri italiani[152].

Un altro fatto onora quel congresso. L’Africa settentrionale fu sempre strettamente congiunta alle vicende italiane. D’Italia, di Spagna, dalle Baleari in ogni tempo v’affluì gente, trovandovi clima acconcio, terre da lavorare, industria da esercitare: la pesca de’ coralli a Bona e alla Calla v’era fatta da Siciliani e Napoletani. Nel 1520 i Turchi, occupatala per opera del famoso corsaro Barbarossa, vi formarono Stati, col nome di Barbareschi, che violano tutte le leggi della civiltà insultando alle bandiere d’ogni potenza, e corseggiando le navi che solcano il Mediterraneo, per rapirne robe e persone da rendere poi a grossi riscatti o da tenere in servitù. L’Europa si rassegnò lungamente a pagare loro un tributo per far rispettare questa o quella bandiera; il reprimerli fu scopo ad imprese degli Spagnuoli, dei Veneziani, dei cavalieri di Malta e di Santo Stefano; a volta a volta qualche potenza vi recò guerra, ma non mai col proposito di sterminarli.

Il blocco continentale crebbe baldanza ai Barbareschi; ma venuta la pace, l’Inghilterra fu incaricata dal congresso di Vienna di procurare s’abolisse la schiavitù de’ Cristiani. Essa contrattò riscatti a nome della Sardegna e di Napoli, che s’obbligavano a un tributo e a pagar centinaja di piastre per ogni liberato; poi vergognatasi, spedì lord Exmouth a imporre fossero rilasciati i Cristiani senza riscatto, e abolitane la servitù. Tunisi e Tripoli sbigottite si obbligarono a rispettare la bandiera cristiana, e rilasciarono Tunisi ducenquarantaquattro schiavi sardi e ottantatre romani, Tripoli molti altri. Algeri ne rendè cinquantun sardi, trecencinquantasette napoletani, ma al prezzo stipulato: poi tardando a dichiarare l’abolizione, l’ammiraglio bombardò la città, che vistasi incendiare la flotta, cassò la schiavitù de’ Cristiani, e restituì quanti ne teneva cattivi. Trovaronsene quarantanovemila fra tutti gli Stati barbareschi, e mille cinquecento ad Algeri, di cui settecentosette napoletani e censettantanove romani.

Effimero riparo; e la pirateria continuò finchè l’ingiuria portata all’eccesso non recò la bandiera francese sulle mura d’Algeri.

LIBRO DECIMOSETTIMO