Nè alla Potenza austriaca restava allora altro appoggio che quell’esercito e quel capitano, il quale non lasciò di tenersi per guardie i granatieri italiani; mancante del denaro fin per vivere due giorni, pure affacciavasi al balcone a ricevere anch’egli applausi dal vulgo, cui buttava il poco resto de’ suoi quattrini.

L’esercito piemontese si trovò scarso oltre ogni aspettazione e impreparato: i generali confessavano la propria inettitudine, e consigliavano a cercare un maresciallo ai Francesi[67]; ma questi erano sospetti a Carlalberto. Cuore intrepido con incerto consiglio, mancante di quell’attitudine impassibile del comando, che impone alle fantasie popolari e affascina le volontà col supporre nel comandante una profonda persuasione; perchè era spada d’Italia egli credette essere la mano che bastasse a maneggiarla, e ripetè l’ambiziosa parola Italia farà da sè, la quale[68], d’effetto drammatico in bocca di letterati e di preti, acquistava tremenda importanza ripetuta da un re che montava a cavallo per darvi realtà.

L’esercito arrivò tardi (29 marzo), ed anzichè precipitarsi su Mantova, mal presidiata, e con cittadini disposti alla rivolta, entrò per Milano e Pavia, e a marcie regolari spintosi al Mincio, valore mostrò (8 e 9 aprile) ai ponti di Goito, Valleggio, Monzambano. Passato il fiume, coll’inutile assedio di Peschiera s’intepidì l’entusiasmo, aspettando il parco che arrivò solo il 15 maggio: e lungo l’Adige distesa una linea di trentasei miglia, cominciossi una guerra di posizioni. Ben presto sessantamila uomini si trovò Carlalberto. Vi si aggiunsero cinquemila Toscani fra volontarj e di ordinanza; diciassettemila Romani avvicinavansi al Po; e quattordicimila Napoletani, oltre innumerevoli volontarj; tremila Parmigiani e Modenesi stavano sul Mincio; cinquemila Lombardi verso il Tirolo; bande di Veneti alle alpi Carniche.

Anfossi, Longhena, Griffini, Manara, Arcioni, Simonetta, Sorresi, Bonfanti, Tololti, Sedabondi, Torres.... capitanavano bande; bande di volontarj polacchi ci erano menate dal gran poeta e mistico Mickiewitz; napoletani dalla principessa Belgiojoso, siciliani da La Masa, altri dal belgio Thamberg, altri ancora dall’attore Modena, la cui moglie ne portava la bandiera, e di più serj dal famoso Garibaldi; nè mancavano preti, e l’eloquente Bassi barnabita, che nel 1836 avea tanto giovato a Palermo durante il cholera, e il padre Gavazzi parevano santificare la causa e meritarle il nome di crociata; i seminaristi medesimi si organizzarono per le armi: nobili impeti, a cui mancavano la disciplina e l’unione, che sole possono dare la vittoria.

Ma improvvida fiducia in noi e improvvido disprezzo pel nemico fecero che, quando ognuno avrebbe dovuto offrire sin l’ultimo soldo e l’ultima stilla di sangue pel riscatto nazionale, si stiticasse sui sacrifizj, e si dissentisse sui mezzi. Come i Lombardi eransi lusingati di vincere democraticamente in tempo che ogni forza sta concentrata ne’ Governi, così i Piemontesi opponevano battaglia di fronte a un esercito di mirabile disciplina ed esperienza; mentre alla vittoria, unico scopo, sarebbe dovuto dirigersi l’impeto nazionale, non si seppe o non si volle effettuare la leva a stormo; si tennero in lieve conto i volontarj che, con ottima sentita, si portarono a difesa dei varchi alpini, benchè si vedesse il nemico avvantaggiarsi dei subitarj, corsi ad ajutarlo dalle scuole austriache o dalle fucine stiriane. Da cinquantamila uomini che si trovavano in Lombardia fra i ventotto e i trentott’anni, che aveano militato; e non furono richiamati istantanemente sotto le armi: seimila trecento ch’erano disertati dagli Austriaci, furono rejetti dall’onor militare, e coperti di quel sospetto che invita a tradire: invece di innestare subito i coscritti nell’esercito piemontese, con camerati esperti, sotto vecchi uffiziali, si volle formare un esercito lombardo, sciupando denaro e tempo, crescendo gli scioperi e quindi gl’intriganti, e non recando ajuto alla gran causa. Giovani baliosi non aveano vergogna di rimanersi a casa a pompeggiare nella guardia nazionale e nelle parate, e poeteggiare sui giornali e nelle canzoni quel coraggio che è si facile allorchè l’occasione è lontana.

In quelle ore procellose dove sono gli avvenimenti che impongono i dittatori, d’ogni città presero il governo le persone che si trovarono o che vollero mettersi in una posizione di molti pericoli e di nessun vantaggio, e ripagata coll’impopolarità. Per accentrare la resistenza e i comandi, il Governo provvisorio di Milano faticò a vincere le gelosie, che sono brina ad ogni fiorire di speranze italiche, e fare che ciascuna provincia gli mandasse un deputato. Vennero scelti non coloro che aveano tramato o intrigato, forse neppure sperato; alcuni anzi già bersaglio della stampa demagogica[69]: sì poco era figlia di congiure quella sollevazione, che traeva nobiltà e forza dall’intento comune e semplice di rivendicare la nazionalità.

Ogni Governo rivoluzionario si trova debole a fronte dei compagni di rivolta, ed esposto ai mille rischi della inesperienza, della precipitazione, del disordine. Il nostro poi, vacillante per inesperienza e incoerente per gli antecedenti, neppure cercossi la sanzione popolare, tanto facile in paese sistemato a municipj. Nei momenti sublimi in cui l’ispirazione viene dalle moltitudini, essa irradia taluni che, cessato quel lampo, devono ricadere nelle tenebre: e caratteri medj, i quali usano riguardo a tutti, carezzano il bene come il male politico, potrebbero mai condurre una rivoluzione, che vive di moto, d’azione, d’audacia? Alla nostra, mentre era nel primo lancio, imposero la formola delle società in riposo, conservare l’ordine; nè tampoco si seppe governare una gente, così facile a governare perchè così facile a illudere; quando tutto era straordinario, operavasi come in occorrenze consuete.

I prestiti volontarj sono uno spediente che piace a leggersi ne’ vecchi repubblicani; si piange d’una fanciulla che offre l’anello di fidanzata, d’una vecchia che dona la tabacchiera d’argento, d’un prete che levasi le fibbie; ma che profittano ora che le forze e il denaro sono concentrati nei Governi. Si abolivano la gabella del sale e il testatico, mentre col sospendere i pagamenti del Monte sconcertavansi tante famiglie; si chiedeano le argenterie domestiche e gli spogli delle chiese, mentre tesori poteano cavarsi annunziando la suprema necessità del vincere.

Pronte nubi offuscarono quel rosato, di cui si colora l’alba d’ogni rivoluzione. I sistemi corruttori pregiudicano l’avvenire col far che, al punto di cambiarli, non si trovino persone capaci a rappresentare la nuova età; e che i vulghi, lusingati di alleviamenti e beatitudini, ricusino gli stenti con cui bisogna conquistarli, e lo spostamento degl’interessi e delle abitudini. In società educate così, le qualità negative prevalgono, e guaj a chi trascende una mediocrità, palliata col nome d’eguaglianza! nome illustre, operosità, esaltazione di nobili sentimenti, influenza riconosciuta divengono pericolosi e denigrati. Se non bastava dunque il trovarci inesperti degli affari, delle armi, della vita politica; se non bastava che Tommaseo e Cattaneo, Gioberti e Rosmini, Cibrario e Brofferio, Carlalberto e Berchet si fossero palleggiati insulti, che poteano mettere in disparte ma non disfare, i generosi restavano elisi dal dispetto proprio o dal sospetto altrui, all’istante che più n’era bisogno.

Gente irritabilissima gli scrittori! E alcuni di essi, che sulle prime esageravano l’eroismo per incitarlo, ripigliarono presto il riso sardonico; altri, che avevano aspirato ad essere primi, non soffersero di rimanere secondi, e sbracciavansi a rivelare gli errori di chi non faceva come loro, e autorizzavano le ire delle fazioni, che sempre gridansi tradite da chi non le serve come esse vogliono. Mentre il riuscire a cose straordinarie allucina in modo da far credere tutto possibile, i tentativi arrischiati cacciano indietro molti spiriti sbigottiti, compromettono ciò che esagerano, ruinando ciò che trascendono. Fra coloro dunque che, per moda o per primeggiare, aveano invocato la tempesta, molti sgomentaronsi al vederla scatenata; e dagli inconditi sussulti di Francia presagendo qui pure la ghigliottina o il comunismo, corazzavansi contro coloro che pur seguitavano a chiamare fratelli.