Si presunse che l’amministrazione austriaca volesse con ciò punire il Governo del Canton Ticino, composto da alcun tempo di trascendenti, o a dire meglio in arbitrio d’un corpo di carabinieri che impongono il loro volere ai comizj elettorali, ai giudici, agli amministratori, ai cittadini. La Costituzione unitaria, che accentrò a Berna il Governo dello Stato, minorò la potestà de’ Cantoni, e perciò l’influenza di costoro e dei capoparte da cui dipendono, ma l’esercitavano sempre negli oggetti riservati all’amministrazione paesana. I Lombardi che vi rifuggirono dopo il 1848, aggiuntisi a quelli del 21 e del 31, preponderavano nel paese, anche perchè superiori in denaro, ingegno, operosità; e spinsero ad ordinamenti conformi al loro liberalismo: tal fu l’abolire ogni frateria, espellendo anche alquanti Cappuccini lombardi; tale il volgere all’istruzione laicale e militare i seminarj d’Ascona e Poleggio, per istituzione dipendenti dall’arcivescovo di Milano; e a questo e al vescovo di Como impedire d’esercitare la loro autorità diocesana. Ne vennero nell’interno scismi e persecuzioni, dolendosi i padri di vedersi tolta la libertà di fare educare i figli da chi volessero; dolendosi i parrocchiani di vedersi imposti pastori riprovati dal superiore ecclesiastico e fino scomunicati; dolendosi il Governo austriaco dell’ingiuria fatta a quei Cappuccini suoi; dolendosi Roma della conculcata sua autorità. Intanto brigavasi per tenere in posto gli eccessivi; per isbalzarli brigavasi da altri; e ne seguirono processi, insurrezioni, violenze, assassinj. Sotto la pressione del blocco e della conseguente miseria, credeasi che il popolo abbatterebbe il Governo che n’era cagione, e surrogherebbe i moderati, e che a tale intento l’Austria lo prolungasse; quando, pochi giorni prima delle elezioni, s’udì ch’era sciolto. Chi non osava credere l’Austria complice de’ rivoluzionarj, persuadevasi che ne’ suoi consigli avessero peso quelle società secrete, alle quali taluni imputano tutti i fatti che altrimenti non si sanno spiegare, quasi immensa ne sia l’efficacia per sovvertire la società.

Ma quest’Austria, che erasi creduta perita, dalla caldaja di Medea, ov’era stata buttata a pezzi emergeva ringiovanita; la politica attiva diretta da Buol, facea migliore prova che non la conservatrice di Metternich (1773-1850); le finanze e il commercio trovarono in De Bruck un accorgimento e una pratica, che speravasi camperebbero dal naufragio; e il Ministero, composto di persone nuove, e interessate a impedire il ritorno dell’antico assetto anche per conservare se medesime, diè spinta insolita a una macchina, che erasi lasciata arrugginire. A quel rinnovamento parve sconvenire la Costituzione, promessa dal cessato, ratificata dal sottentrato imperatore; e questo annunziò ai ministri che non doveano più conto se non a lui.

Essi avranno sottinteso «ed alla propria coscienza».

L’impero più operò in tre anni che non avesse in trenta; fu dei primi a coprirsi di telegrafi elettrici, estese le strade ferrate, le tariffe daziarie via via alleggerì, strinse convenzioni doganali coi ducati vicini, sciolse la stampa dalla censura preventiva, pose in esperimento un sistema d’istruzione, nel nuovo Codice penale introdusse la pubblicità de’ processi e la difesa; ma delle riforme capitali, come il parificare le eterogenee popolazioni, l’abolire le giurisdizioni baronali, i servigi di corpo, le servitù agricole e i moltissimi vincoli alla proprietà, la formazione de’ Comuni, ed altre provvidenze con cui rigenerò le sue provincie ungheresi, slave, tedesche, non risentirono le italiane, che già n’erano al possesso. Solo nel Veneto è memorabile la cessazione del pensionatico, per cui le pecore poteano mandarsi a pascere sulle proprietà altrui. Nella pubblica amministrazione si tolse quell’arcano che prima la disonorava.

Poco a poco quello stato eccezionale, di cui profitta chiunque ha un diritto da conculcare o un dovere da negligere, andò cessando; si rimetteano in atto le autorità civili; ma poichè si coglieva quell’occasione onde riformarle, ne derivava una lentezza che noceva sì pel disordine che lasciava prolungarsi, sì per le speranze che quello stato d’aspettazione alimentava. La venuta dell’imperatore (1857 febbrajo), l’oblìo incondizionato delle colpe di Stato, il riparo addotto a moltissimi disordini dacchè la presenza offrì modo a conoscerli, la ricostituzione d’un Governo generale, la liberalissima norma pei passaporti, le numerose grazie concedute, i sequestri levati, l’invio d’un arciduca benevolo, il proposito ostentato di volere il bene del paese e il debito rispetto a una nazionalità permalosa e ad un paese incastonato fra la Svizzera e il Piemonte, ravviarono gli spiriti all’operosità.

Ma nè lealtà e giustizia nè intelligente proposito del meglio riparavano all’irreconciliabile rancore contro la dominazione tedesca. Fatto rilevantissimo fu il concordato che, dopo lunghissime trattative, l’Austria conchiuse colla santa Sede nel 1855. La Chiesa avea prevalso nello Stato finchè vi stette unita; lo Stato invigoritosi volle sottrarsene; ma errò nel credere di potersela ridurre dipendente. Fu il grande sbaglio de’ rivoluzionarj, e la causa di ingiustizie e di un’anarchia, che durerà finchè l’esperienza non abbia condotto l’equilibrio fra due potestà di natura differente. Nell’Austria specialmente, da Giuseppe II in poi, la Chiesa era tenuta in un assoggettamento, che le dava l’odiosità di dominante e i mali di oppressa. Parve indecoroso a Francesco Giuseppe, il quale solennemente riconobbe la supremazia papale nelle cose ecclesiastiche, e concordò (a tacere gli oggetti che poco a noi riguardano) che la Chiesa resterebbe libera in tutti i suoi atti interni, e di pubblicare scritti, eleggere vescovi e parroci, erigere o restringere ordini monastici, comunicare col capo supremo e coi fedeli, statuire di tutto ciò che concerne i sacramenti, la sua disciplina, i suoi possessi. Non per questo si torrebbe quell’eguaglianza de’ cittadini in faccia alla legge, ch’è considerata il migliore acquisto del secolo; pei delitti, anche l’ecclesiastico rimarrebbe passibile de’ tribunali ordinarj; se non che, nei casi d’esecuzione capitale, dovrebbe ai vescovi comunicarsi il processo. Ai vescovi pure lasciasi l’ispezione sopra le cose stampate, e libertà di proibire ciò che offenda il costume e il dogma.

Di tal modo era stabilito, non il segregamento, ma la distinzione delle due potestà, non l’antagonismo ma l’armonia: e ne derivò esultanza a quei pochi che sono capaci di ravvisare come si connettano tutte le libertà fra loro, e di conoscere quanto valutabili sieno le ecclesiastiche; ne fecero elegie ed epigrammi quei che hanno paura dei preti. E la paura parve giustificata allorchè qualche vescovo voleva che verun’opera si stampasse senza l’approvazione curiale. Questa da un secolo era disusata qui; dopo il 1850 era tolta anche la censura politica preventiva: sicchè coloro che, invece di lasciarsi ammusolare celiando, vigilano seriamente all’acquisto e alla conservazione delle giuste franchigie, donde che esse vengano, opposero la legalità a quella pretensione, la quale in fatti restò ridotta entro limiti ragionevoli e legittimi.


In Toscana rimase abolita la Costituzione e occupato per sei anni il paese da Tedeschi, che nel 1855 si restrinsero alla guarnigione in Livorno. Quanto minori v’erano i ribaldi feroci, più apparivano quelle dimostrazioni, che, se possono aver un senso preparativo, sono futili dopo il fatto. Gli anniversarj dei disastri e delle vittorie celebravansi; gli avvocati cercavano occasioni di dicerie; nessuno voleva le cariche municipali, e si bersagliavano quei che le tenessero. Vuolsi celebrare l’anniversario della battaglia di Curtatone, supponendo intrigare il Ministero col costringerlo ad opporsi. Questo nol fa, ma crede doverne avvertire il comandante austriaco, perchè non se ne tenga offeso; e questo invece risponde, onorar il valore, e andrebbe egli stesso ai funerali se non sapesse che a molti spiacerebbe; onde allora si grida che il Ministero è più tedesco dei Tedeschi. Domandavasi sempre la Costituzione, e intanto si dice impossibile l’attuarla, presenti i Tedeschi.

Il sistema comunale fu rimesso qual prima della rivoluzione, cioè all’elezione surrogando ancora l’estrazione a sorte delle borse. Il Codice penale fu modificato, crescendo i rigori; nel Codice penale militare s’introdussero la fustigazione e la bastonatura.