Parvero pegni di riconciliamento, eppure i momentanei applausi presto si conversero in disapprovazione; il paese non tardò a divenire teatro di turbolenze ed assassinj, al punto che la duchessa dovè chiamare capo della Polizia un suddito austriaco, e i processi furono assunti dal conte di Crenneville comandante della guarnigione tedesca, in forza dello stato d’assedio.

Per accordi derivanti fin dal trattato d’Aquisgrana, poi modificati in quel di Vienna e nel segreto del 28 novembre 1844, se si estinguesse la linea ducale quello Stato sarebbe riversibile all’Austria, ed una piccola porzione al Piemonte. Il popolo sapendo questo colla solita inesattezza, credeva il ducato dovesse ricadere legittimamente a Casa di Savoja, e aspirava ad accelerarne l’istante: l’Austria, come a sè riversibile, pretendeva esercitarvi un’alta ispezione; altrettanto pretendeva il Piemonte per la vicinanza.


Da principio i Francesi restarono arbitri di Roma, e i soldati faceano da soldati, quantunque senza ferocia; ed erano perseguitati a stiletti e contumelie al pari dei preti, e questi e quelli ripudiati dalla popolazione, mentre fra loro guardavansi in sinistro. L’ambasciatore signor di Courcelles cercava che il pontefice largisse ordini liberali, e si circondasse di buoni amministratori; ma quelli aveano fatto troppo mala prova, questi sempre fu difficile trovare in Romagna, difficilissimo allora che tanti erano resi inservibili pei fatti precedenti. Luigi Buonaparte allora diventato presidente della Repubblica francese, volendo cattivarsi gli animi od almeno i voti col mostrarsi restauratore dell’ordine, eppure amico della libertà, diresse una lettera (1850 18 agosto) al suo ajutante Ney, ove esprimeva che l’esercito repubblicano non era ito a schiacciare la libertà italiana, bensì a regolarla, preservandola dagli eccessi proprj; disapprovava i comporti della Commissione riordinatrice, e diceva di compendiare il Governo temporale del papa in questi atti, amnistia, secolarizzamento dell’amministrazione, Codice Napoleone, Governo liberale. La lettera levò gran rumore, eppure mancava di carattere uffiziale: il papa ebbe assicurazione che trattavasi d’una mera mostra, e mandò da Gaeta un motuproprio, pel quale istituiva un Consiglio di Stato e uno di finanze, prometteva riforme amministrative e giudiziali; di costituzione o di secolarizzamento non più parola: e i Francesi si affrettarono a magnificare le concessioni, le quali dicevano avere essi suggerite anzi imposte al papa, per sodare la libertà d’Italia.

Abrogati gli ordini del Governo repubblicano, rimessi i tribunali colle variatissime loro giurisdizioni, e persino il Sant’Uffizio, di nome spaventoso, ma che si limita a preparare le decisioni ecclesiastiche in fatto di matrimonj misti, digiuni, astinenze, e nelle cui carceri nel 1849 si era trovato un solo prete per falsificazione di carte private; dall’amnistia faceansi esclusioni eccessive, che guastavano in apparenza il benefizio, mentre nel fatto nessuno ne’ primi sei mesi fu arrestato o punito per atti politici; nessuno de’ tanti amnistiati, che aveano accettato incarichi rivoluzionarj, lasciando che l’autorità francese li munisse di passaporti per andarsene. Pure la Polizia molestava fino alcuni de’ liberali che più si erano opposti alle trascendenze; spiaceva il veder ripristinati abusi, della cui distruzione tutt’Europa aveva applaudito Pio IX; dacchè poi gli onesti aveano gustate le attrattive del vivere libero, del licenzioso i ribaldi, riusciva difficilissimo il rintegrare lo stato primitivo. La censura impediva ogni manifestazione franca, eppure non potea togliere la sovversiva stampa clandestina; processavasi, ma colla fiacchezza che colpisce il subalterno mentre non osa il forte e subornatore; disarmati tutti i cittadini, viepiù imbaldanzivano le orde, che infestavano principalmente i paesi settentrionali, malgrado l’inesorabile giustizia che ne faceano gli Austriaci. Gli assassinj continuanti obbligarono a severe procedure sommarie, e ventiquattro persone furono mandate al supplizio nella sola Sinigaglia. Si tessè il processo dell’assassinio di Rossi, e, cosa nuova ne’ fasti giudiziarj, il reo più aggravato non si osò indicare che col nome di un tale, quel signore.

Solo quando si sentì sicuro che l’indipendenza del suo potere non sarebbe menomata, Pio IX tornò a Roma fra l’ossequio dei Francesi e dei diplomatici, e il silenzio della moltitudine. I provvedimenti furono ancor meno delle promesse, e tutto rimase all’arbitrio del segretario di Stato cardinale Antonelli (1806-76), divenuto scopo all’odio comune, benchè dapprima fosse stato consigliatore degli ordini più liberali, ed ora tenesse testa agli esagerati reazionarj. I succedutisi Governi aveano cresciuto il debito pubblico a settanta milioni; le sêtte fremeano; audace il contrabbando, spudorata la corruzione, moda il cospirare, disimparato l’obbedire; rinterzata la insulsaggine di compromettenti miracoli colla stizza di ripullulanti insurrezioni e d’incessanti assassinj politici; liberalità l’avversare la religione, involgendo l’autorità spirituale nell’aborrimento della temporale: e alle piaghe gravissime trovandosi impossibili i palliativi, rendeasi necessaria la forza, la forza!

Perciò i Tedeschi continuavano ad occupare le Legazioni[141], i Francesi ad occupare Roma e Civitavecchia, intanto che si provvede ad allestire reggimenti nazionali, e crescere la marina, che oggi conta 1893 navi fra grandi e piccole, portanti 31,637 tonnellate, e su di esse 9711 persone.

Più appropriato al gran sacerdote è l’avere ravviato le opere pubbliche e la cura delle arti belle. Nel che notevole è lo sterro dell’antica Via Appia, donde quantità sempre nuova di monumenti e di anticaglie, di cui altre vengono in luce nei ripigliati scavi di Vulci e di Canino. Fu ordinata una statistica generale, che dà a conoscere i bisogni e gli spedienti; la riduzione de’ pesi e delle misure a decimali; e il censimento, pel quale i Gesuiti rimisurarono per undicimila metri la base della triangolazione fatta da Boscowich, di cui era perduto un termine. Si compì ad Aricia un viadotto di trecentundici metri, a triplice fila d’archi, elevantisi fino a sessanta metri per superare la frapposta valle. Il Tevere è percorso da vaporiere, e tutti i fiumi vigilati e provveduti[142]. A Viterbo si fabbricano il vitriolo tanto cercato, e ferri agricoli: Spoleto è ricca di pastorizie, e di mandorle e ghiande il paese alto: bellissime selve ha Frosinone, donde si trae scorza per le concerie: agrumi, fichi, pistacchi, carrubi, castagni, cristalli arricchiscono Ascoli: Fermo i cappelli e i crivelli da grano: Forlì il ricino, Fabriano le cartiere, Gubbio il bestiame, Faenza le majoliche: la pineta di Ravenna è delle migliori foreste: dal Bolognese si hanno venticinque milioni di libbre di canape, e corami, carta, aceto, acque odorose. Con ingenti opere ora si sanano le paludi d’Ostia e Ferrara. Le strade ferrate pigliarono colà pure incremento; e già si posero telegrafi elettrici, e con quelli s’istituì la corrispondenza metereologica. Il 24 ottobre 1850 fu emanata la legge comunale, abbastanza ampia e fondamento al resto del Governo, ma non si vede eseguita.

Per instaurare l’autorità, Pio IX ricorse ai mezzi che s’adoprano per abbatterla, e dai Gesuiti fece intraprendere un giornale, la Civiltà Cattolica, «collo scopo di proclamare la riverenza del suddito all’autorità, e del superiore ad ogni diritto dei sudditi, subordinazione alla forza della legge morale, unità di morale sotto l’insegnamento della Chiesa cattolica, unità della Chiesa sotto il Governo del vicario di Cristo». Grandiosissimo esercizio sopra punti irrefragabili: ma se il rissarsi intorno alle dispute di ciascun giorno profitti meglio che il sodare cardinali verità, da cui si sillogizzino poi le applicazioni; se l’esporre i supremi canoni della fede o dell’autorità al senso comune e ai dibattimenti dei caffè e de’ circoli; se il pronunziare nelle opinioni politiche coll’asseveranza e l’esclusività che solo è propria dei dogmi religiosi; se il moltiplicarsi avversarj col ghermire corpo a corpo scrittori e attori, e con ciò provocare ricolpi dove l’ingegno può prestare aspetto di ragione, e la violenza di difesa incolpata; se l’intolleranza de’ minimi dissensi, d’ogni minor precisione di linguaggio, delle condiscendenze forse necessarie, spesso opportune, del sussidio secolaresco nel trarre dalla pietra dell’altare la favilla che sola può ridonare la luce e il calore; se l’accettare l’ultima abjezione degli odierni giornali, le corrispondenze anonime, donde un malvagio tira a sicurtà sopra l’onest’uomo, portino al trionfo la causa del vero, ne appello alle migliaja d’associati di quel giornale, redatto con un talento, un accordo, una costanza, che nessuno degli avversi raggiunse mai.

Strepitoso rincalzo alla suprema potestà diede Pio IX, dichiarando il dogma dell’Immacolata Concezione. Più volte dibattuto ne’ secoli precedenti, era già vietato il metterlo in disputa. Esule a Gaeta, quasi le tempeste politiche neppure scotessero la nave di Pietro, Pio IX mandò un’enciclica a tutti i vescovi del mondo, interrogandoli sull’opinione di essi e delle loro Chiese intorno a quell’asserto, e se gioverebbe definirlo dogmaticamente. Nella credenza la cattolicità si trovò d’accordo; ad alcuni sembrava inopportuno il rimescolare questione antica, causa già d’interni dissidj. Pio IX convocò a Roma alquanti vescovi per pronunziarne; e poichè quelli di Francia, quasi ad espiazione delle antiche reluttanze gallicane, pei primi neppur vollero discutere sui termini, riportandosi interamente al supremo gerarca, egli definì come dogma la concezione di Maria senza peccato originale. Se ne fecero feste in tutta la cristianità; e fu un grande incremento all’autorità pontifizia quel bisogno d’una sommessione figliale al papato, che definendo da solo un dogma, veniva a stabilire l’infallibilità personale del pontefice: come fu edificante quel riconoscere universalmente la fondamentale eppure negletta fede del peccato originale.