[18]. Nella raccolta di Lettere di fisica sperimentale di Serafino Serrati, Firenze 1787, è descritta una barca che correa sull’Arno mossa a vapore, e c’è anche la figura. Il primo battello a vapore costruito da una società napoletana il 1818, navigò da Napoli a Marsiglia; ma presto fu abbandonato. Un altro se ne pose nel 1820 sul laghetto di Pusiano in Lombardia, per mero sperimento, o piuttosto per velo alle intelligenze de’ Carbonari, coi quali terminò. Nel 1824 una società, preseduta dal principe Butéra siciliano, ne comprò uno in Inghilterra, che navigò le coste d’Italia.

[19]. Nel Gesuita moderno, tom. III. pag. 484.

[20]. Per ciò, essendo addetto all’ambasceria francese in Toscana, dovette venir a duello con Gabriele Pepe.

[21]. Un Boccheciampe, condannato solo a cinque anni per «aver fatto parte della banda, ma non essersi trovato nei due conflitti», fu tenuto come traditore. Ce n’era bisogno? Chi vuol saperne di più intorno a queste mosse veda Andreini, Cronaca epistolare dal 1843 al 45. Chi racconta a lungo le mene delle società segrete senza disapprovarle, non viene con ciò a giustificare le procedure di cui incolpa i Governi?

[22]. Il papa nel 1845 comprò quei beni per 3,750,000 scudi (lire 20,250,000) in obbligazioni di debito pubblico al cinque per cento; poi li vendette per 3,880,000 a una società Rospigliosi, Fedi, De Dominicis, che li rivendette a privati in ritaglio.

[23]. Un Mazziniano scriveva, a proposito delle scritture dei moderati, ch’egli intitola soffiafreddo: «Bene o male, il sentimento della dignità nazionale e l’odio dello straniero crescevano; e noi dovevamo confessare che, in quindici anni, non eravamo riusciti che a propagare nella gioventù studiosa la passione politica, ma nel vero popolo mai». Archivio triennale, tom. 1. pag. 491.

[24]. Ricordi ai giovani.

[25]. Tal quistione fu introdotta dal Cantù: riprodotta poi a Venezia, fu causa di fatti significativi. Gli Editori.

[26]. Del neoguelfismo in Italia le prime manifestazioni sono a rintracciare (chi il crederebbe?) in Ugo Foscolo. Durante il regno d’Italia, malgrado mille ostacoli, potè pubblicare un articolo in lode di Gregorio VII, e sta fra le opere sue. Nel 1815 preparava un discorso a Pio VII per mostrare «la necessità che il pontefice rimanga in Italia difeso dagl’Italiani». Nel discorso II sulla servitù dell’Italia dice: «Noi Italiani vogliamo e dobbiamo volere, volerlo fin all’ultimo sangue, che il papa sovrano, supremo tutore della religione d’Europa, principe elettivo e italiano, non solo sussista e regni, ma regni sempre in Italia, e difeso dagl’Italiani». E nel III si lagna che si fossero «obliate la sovrumana fortezza e la sapienza politica di quel grande pontefice (Gregorio VII) che vedeva consistere la temporale dignità della Chiesa nell’indipendenza delle nostre città, e quindi nella loro confederazione la più fidata difesa de’ suoi pastori».

[27]. Una lega de’ principi italiani era stata proposta dall’Austria fin dal 1821, e si dicea che tale fosse lo scopo d’un congresso dell’imperatore col granduca di Toscana. La Corte romana sentì quanto varrebbe sulle sorti italiche, e rifiutò aderirvi.