Quelle sopra il Gioberti sono forse le uniche parole acerbe che si lasciasse sfuggire la colomba dello Spielberg. E diceva anche: «Gioberti è uomo d’impeto, ma sincero. Un giorno s’accorgerà del suo torto. Preghiamo per lui e per gli animi così disposti all’ira. Con questa passione si possono fare quadri orribili d’ogni istituto e d’ogni umana società. L’eloquenza arrabbiata non è mai giusta, ed è sempre stimata dai soli intelletti che poco riflettono».
[37]. Quantunque ad essi ostilissimo, dice: «L’Austria non ignorava che, fra i discendenti dagli uomini della Lega Lombarda, il neoguelfismo è una specie di virtù cittadina e di passione generosa; poichè trovandosi i Lombardi faccia a faccia col prepotente e col rappresentante del ghibellinismo, si recherebbero a viltà il cedere all’oppressione presente senza la sola protesta che loro sia consentita, quella cioè di resistere intellettualmente, associandosi ai principj che guidarono l’antica loro indipendenza contro Germania. Ciò spiega, parmi, onorevolmente come i più forti ingegni del Lombardo-Veneto inclinino più o meno apertamente alle idee guelfe», pag. 108. Onore al militare leale, che cerca nobili spiegazioni perfino a idee che disapprova. Non è lo stile dei liberalastri; nè egli il conserva quando opinioni, vere o no, ma discusse e ponderate, attribuisce «a monomania di scrittore e cecità di partito», pag. 133. Perchè però non si dica che l’idea repubblicana nacque dopo le barricate, si avverta ch’egli stesso gl’intitolava fin d’allora neo-guelfo repubblicani, pag. 394, e dice che «si gettano il monarcato sotto le calcagna». Del resto, tutti sanno quali Lombardi direttamente trattassero tale quistione; onde il concetto dell’anticipato repubblicanismo lombardo egli non potea dedurlo che da un’opera sola, attesa la sua diffusione, cioè la nostra Storia Universale.
[38]. Leone XII avea stabilito riedificarla, assegnando dalla Camera apostolica cinquantamila scudi annui; trentamila ne diedero i cardinali dimoranti in Roma; gl’impiegati lasciarono parte del loro soldo; i re stranieri contribuirono, sebbene non cattolici; onde dai sudditi pontifizj s’ebbero cencinquantanovemila scudi, seicendiciottomila dall’erario, cenventissettemila dal resto del mondo in quindici anni.
[39]. Secondo i conti pubblicati da monsignor Morichini nel 1848, lo Stato Pontifizio nel 1814 incassò meno di tre milioni di scudi, e nel 45 più di dieci; nel 15 spese due milioni trecentomila scudi, e nel 45 dieci milioni seicentomila; fino al 27 si fece sempre avanzo, eccetto il 21; dappoi continuò lo spareggio.
[40]. La società detta Ferdinandea a Bologna, di cui fu imputato il Castagnoli nel 1841, diceasi diretta a porre le Legazioni sotto l’Austria.
[41]. Di fatti si vantarono per novità, e noi gli avevamo prodotti in tutte le varie ristampe che femmo della Storia universale del Cantù. (Gli Editori).
[42]. Vedi la nostra Storia universale, ediz. 3ª tom. XX, p. 66. Fummo tacciati allora d’avere lodato Gregorio XVI, nè abbastanza esaltato Pio IX. Chiamiamo ad appello quella sentenza dopo trent’anni.
[43]. Più tardi il poeta Montanelli si lodò d’aver egli incoato queste stampe clandestine, e per mezzo di esse l’agitazione dell’Italia e del mondo.
[44]. Brofferio; e lo stesso dice Ranalli, Le Storie ital., lib. IV.
[45]. Ne’ riti della massoneria è conosciuta la cerimonia del brindisi. A invito del Venerabile si caricano i cannoni e dispongonsi sulla tavola; poi egli dice: «Facciamo un brindisi a persona a noi preziosa; faremo un fuoco, buon fuoco, fuoco il più vivo e sfavillante di tutti i fuochi. Fratelli, la destra alla spada — Alto la spada — Evviva la spada — La spada alla sinistra — La destra alle armi — Alto le armi — Al viso — Fuoco — Ancora fuoco — Basso l’arma — Avanti l’arma — Seguiamoci coll’arma — Giù l’arma»; e l’arma è il bicchiero, e la manovra un bevere. Venivano a mente nei pasti d’allora.