[46]. Un Lombardo (Cantù), campatosi dagli sgherri, arrivava a Torino nel maggior fragore del movimento preparativo; ed uno degl’infervorati gli chiedeva — E voi, non avete voi scritto nulla sulla crisi attuale?» Cesare Balbo gli rispose: — Che? non scrive egli la storia universale?»

Pellico la prendea coi guastamestieri, non credea una gran cosa i festeggiamenti popolari e gli schiamazzi, e le magnanime azioni degli eroi, consistenti nello scrivere ingiurie sui muri e spargere calunnie, mentre credeva fosse necessaria la virtù, ben inteso fra le virtù contando il valore in caso di guerra. Lettere, 266, 267.

[47]. Per devozione alle libertà, alieni dalle società segrete che la legano ad un’obbedienza irragionata, noi fummo in situazione di conoscerle in patria e fuori, nelle prigioni e ne’ trionfi, e di poterne parlare con autorità. Ben ci meravigliammo di non avere, in tante scritture, veduto accennarsi le mene con cui la Russia cercavasi amici nelle persone di denaro, d’intelligenza, di cariche. Venezia principalmente deve ricordarsene.

[48]. Liberalisirend. Credenziale di Metternich a Radetzky pel conte di Fiquelmont, 22 agosto 1847.

[49]. Dubitavasi che le dimostrazioni fossero provocate dall’Austria per aver occasione d’intervenire. Palmerston ad Abercromby ambasciadore a Torino, il 23 marzo 1847 scriveva: I have to request that you will report how for your information lead you to give credit to certain reports which prevail that those manifestation have been in some places secretly encouraged by Austrian agents, in order that they may furnish a pretext for active interference in the internal affairs of some of the independent States of Italy. I successivi dispacci tornano spesso a questo senso. Vedasi la raccolta più interessante intorno agli avvenimenti di quegli anni, cioè: Correspondence respecting the affairs of Italy, presented to the House of lords by comand of her majesty, 1851.

[50]. Dispaccio 18 settembre 1847 del ministro Guizot all’ambasciadore Bourgoing a Torino.

[51]. Dispaccio 11 settembre 1847 del ministro Palmerston. Guizot, al 17 settembre, scriveva, la Francia rispetterebbe e farebbe rispettare l’indipendenza degli Stati, e in conseguenza il diritto di regolare essi da sè i proprj affari interni; al buon esito delle riforme importare si facciano d’accordo fra principi e popoli, regolari, progressive; il papa mostrare un profondo sentimento de’ suoi diritti come sovrano, laonde otterrebbe l’appoggio e il rispetto di tutti i Governi europei; e gli esempj di esso e la condotta intelligente de’ suoi sudditi eserciterebbero salutare influenza sui principi e i popoli della restante Italia.

Nelle istruzioni che Palmerston dava a lord Minto il 18 settembre 1847, era che portasse assicurazioni d’amicizia in ogni incontro; spiacergli le minaccie dell’Austria d’occupare una parte degli Stati sardi, caso che il re desse concessioni ad essa spiacevoli, e lo considerava come una violazione de’ diritti internazionali; applaudisce all’esibizione fatta dal re al papa di difenderlo; a Roma secondi le buone intenzioni del pontefice, e prenda per base il memorandum del 1832.

Ma pare che coteste minaccie dell’Austria fossero un sogno, e il conte Solaro della Margherita, allora ministro della Sardegna, le smentisce affatto, nè aver ricevuta alcuna nota relativa all’interna amministrazione del paese (dispaccio 3 settembre). Lo stesso Metternich al 23 settembre scriveva: — Non è da parte dell’Austria che l’indipendenza del re di Sardegna potrebb’essere minacciata. Ben lungi da ciò, contando questo sovrano fra suoi alleati, il Governo imperiale, qualora richiesto, non tarderebbe a porsi accanto alla Gran Bretagna per difenderlo contro ogni esterna aggressione. Unito alla Corte di Roma con vincoli, la cui doppia origine non può che crescerne la solidità, l’imperatore d’Austria crederebbe derogare alla dignità e alla religione sua difendendosi dal sospetto di voler intaccare l’indipendenza d’un sovrano, che alla potenza temporale congiunge l’augusto carattere di capo della Chiesa cattolica, della quale l’imperatore è naturale difensore. Nulla è chiaro e positivo come l’attitudine dell’Austria rimpetto al santo padre; essa non può che fare voti per la prosperità degli Stati della Chiesa, e pel buon esito delle riforme amministrative che sono reclamate dal loro meglio, e che, dalla pace generale in poi, fu spesso la prima a consigliare; mentre in eventi particolari le proprie armi adoprò ad assicurare l’autorità sovrana del papa».

[52]. Come avea scritto a Carlalberto appena re, Mazzini volle scrivere a Pio IX, e usava questi termini: — Per opera del tempo, affrettata dai vostri predecessori e dall’alta gerarchia della Chiesa, le credenze sono morte, il cattolicismo si è perduto nel despotismo, il protestantismo si perde nell’anarchia: guardatevi attorno, troverete superstiziosi o ipocriti, non credenti; l’intelletto cammina nel vuoto; i tristi adorano il calcolo, i beni materiali; i buoni invocano e sperano; e nessuno crede».