[78]. Dico almeno in pubblico, giacchè Abercromby scriveva al Ministero inglese, aver lettera autografa del re, del 7 luglio, ove mostrasi disposto accettare come base di pace il territorio fino all’Adige; pace che, attesa la forza relativa della Sardegna e dell’Austria, non potrebbe dalle Camere e dalla Nazione esser considerata che onorevole e gloriosa. Correspondance, part. III, pag. 62.
La Gazzetta di Vienna 1º luglio 1848 riferiva come, per amore della pace, fosse stato proposto un armistizio, durante il quale si tratterebbe sopra la base dell’indipendenza della Lombardia, salvo alcuni accomodamenti finanziarj e commerciali; il Governo provvisorio aveva ricusato trattare, perchè la questione non era lombarda ma italiana; in conseguenza non restar all’Austria che appellarsi al giudizio del mondo, e raddoppiare di sforzi per sottomettere il paese insorto. Infatti Wessemberg, il 5 giugno, da Innspruck avea scritto al Casati tali proposizioni e Hümelauer le avea portate a Palmerston, che credette non vi s’acconcerebbero gli animi, sopreccitati in Lombardia.
[79]. A mezzo aprile 1848, il Governo provvisorio di Venezia insisteva presso Carlalberto e il generale Durando perchè mandassero truppe a soccorso del Veneto: «Dell’onore del nome piemontese e pontifizio, dell’onore del nome italiano si tratta. Ogni indugio potrebbe far perdere il merito de’ sacrifizj, la lode della vittoria. Noi, che da secoli siamo dissuefatti dalle armi, legati il braccio e il pensiero, noi non ci vergogniamo di tendere la mano a fratelli più agguerriti di noi, a fratelli che ci obbligarono la sacra lor fede; di tendere la mano dopo aver fatto ogni possibile per armarci, munirci, ordinarci, rinnovare a un tratto noi stessi».
[80]. Un lodatore esclama: Que dire d’un chef d’armée, se trompant si longtemps sur sa position, continuant à si mal évaluer les forces qui sont dévant lui, alors que dépuis trois jours l’ennemi a combattu de tous côtés à Rivoli, à Sona, à Salionze, à Staffalo, qu’il est en ce moment à si peu de distance, et qu’on vient de lui faire tant de prisonniers?
[81]. Dottore Maestri, avvocato Restelli, generale Fanti.
[82]. Nella Cronistoria dell’Indipendenza Italiana il Cantù ha descritta a minuto quella trista giornata. (Gli Editori).
[83]. Dispaccio 15 agosto di Abercromby a Reiset.
[84]. Il Governo provvisorio di Venezia, dando annunzio di sè a quel della Repubblica francese, scriveva: Le temps des interventions est passé; et ce ne serait pas un secours dangereux qui nous viendrait d’un pays, où Lamartine est ministre. Bisogna vedere come i giornali piemontesi s’avventarono contro questa invocazione degli stranieri!
[85]. Articolo 1º: «Un’assemblea costituente è convocata per tutti gli Stati italiani, la quale avrà per unico mandato di compilare un patto federale, che, rispettando l’esistenza de’ singoli Stati, e lasciando inalterata la loro forma di governo, valga ad assicurare le libertà, l’unione e l’indipendenza assoluta d’Italia, ed a promuovere il ben essere della nazione».
[86]. Crederei del Rossi l’articolo della Gazzetta di Roma 20 aprile, che fra altre cose diceva: «Il più grave pericolo per gl’Italiani non è mai venuto dallo straniero. Le armi nostre lo hanno sempre disfatto quando sono state concordi: e la nostra civiltà ha sempre trionfato della sua quando si è potuta sviluppare liberamente. Il più grave pericolo degl’Italiani è sempre stato nell’abuso de’ più grandi doni che Iddio abbia loro fatti, di questa varietà di caratteri, di questa ricchezza d’intelligenza, di questo rigoglio di volontà, di quest’abbondanza di vita: fa mestieri pertanto, se non vogliamo ricadere negli errori e nelle sventure de’ nostri maggiori, guardarci da questo pericolo e da questo abuso, subordinando ad un principio solo tutte le nostre volontà...».