[96]. Lettera 6 ottobre.

[97]. Ajutò a crederlo l’essersi nel giorno medesimo mosse a tumulto Parigi, Vienna, Berlino, Cracovia. Così all’insurrezione di Milano erano state contemporanee quelle di Berlino, di Monaco, d’altri paesi di Germania, e fino di Stoccolma.

[98]. Correspondence, 9 marzo 1849.

* La Camera legislativa francese voleva intervento rispettoso e Touqueville ministro degli affari esteri diceva: «Per correggere gli abusi nello Stato Pontifizio cos’abbiam noi a fare se non supplicare il S. Padre stesso di seguitar a camminare nella via dov’era entrato da solo per generosa e gloriosa iniziativa; a ricordarsi de’ proprj esempj, e del felice esito de’ suoi primi atti?» 8 agosto.

[99]. «Eppure nessuno volle prestar fede alle dolorose rivelazioni, perchè gli uomini da cui erano fatte non ispiravano confidenza (!). Ove ciò non fosse stato, chi avrebbe persistito nel proposito della guerra con un esercito che a nessun patto la voleva?» Brofferio, Storia del Piemonte, part. III, c. 3.

[100]. Dispaccio al marchese Ricci, 11 dicembre 1848.

[101]. Nell’Opinione del novembre 1848, si legge: «Signor ministro dell’interno, sapete voi che un vivajo di spie Radetzkiane e Pachtiane formicola per Torino, e a Genova e dappertutto?... perchè non ne fate impiccar alcuna a mo’ di esempio? (qui seguono indicazioni affatto vaghe, e conchiude) E noi non faremo fucilare nessuna spia? proh dolor!» Nelle Camere, il 17 novembre, si prendeva a ribattere tali asserzioni, assicurando che i Lazzaroni sanfedisti di Lombardia erano rimasti tutti di là dal Ticino.

[102]. Dispaccio di Schwarzenberg, 12 febbrajo 1849.

[103]. Dispaccio 14 marzo di Palmerston a Ponsonby.

[104]. Gioberti, negli Scritti varj intorno alla quistione italiana, stampati nel 1847, pag. 47.