[119]. La Farina. E vedansi i dispacci di Moore nella citata Correspondence. Ranalli divisa a lungo que’ micidj e soggiunge: «Non è improbabile che secretamente vi dessero mano i settarj della tirannide, mascherandosi da repubblicani, e co’ più licenziosi della democrazia accontandosi, per interesse d’infamare la repubblica». Lib. XXIII. Insinuazione gratuita, che ricorre di spesso. Vedi anche Fatti atroci dello spirito demagogico negli Stati romani; racconto estratto dai processi originali, Firenze 1853.
[120]. L’orbe cattolico a Pio IX p. m. esulante da Roma, 1848-49. Napoli 1850.
[121]. Vedasi Drouyn de Lhuys ministro, al sig. La Cour ambasciadore a Vienna il 17 aprile.
[122]. Freeborn a lord Palmerston.
[123]. Nelle istruzioni a Oudinot leggessi: «Tutte le informazioni ci fanno credere che sarete lietamente ricevuto a Civitavecchia, dagli uni come liberatore, dagli altri come mediatore contro i pericoli della riazione. Se però contro ogni verosimiglianza si pretendesse impedirvene l’entrata, voi non dovreste arrestarvi per la resistenza oppostavi in nome d’un Governo che nessuno ha riconosciuto in Europa, e che a Roma si mantiene contro il voto dell’immensa maggioranza della popolazione».
[124]. Seduta del 2 giugno 1849.
[125]. Vedi Giornale di Roma, 16 luglio 1849; e il discorso del cardinale Tosti.
[126]. Più tardi Bastide stampò La République française et l’Italie en 1848, récits et documents (Bruxelles 1858), dove mostra come il re e il Ministero di Piemonte avessero soprattutto paura della Francia perchè produrrebbe un movimento repubblicano, pericoloso alla Casa di Savoja; come Pareto non meno che Brignole ripetessero che Italia voleva far da sè; come di rimpatto gli Ungheresi e Kossuth specialmente riguardassero la lotta come fosse tra l’Austria e Carlalberto, e perciò convenisse sostenere quella.
[127]. Nei carteggi diplomatici dell’agosto appare evidente questo pensiero, che basta a giustificare il Governo veneto. Beaumont, ambasciadore francese a Londra, scriveva in tal senso a Palmerston, e conchiudeva: «Certo la Francia non può dispensarsi dal portar prontamente soccorsi a Venezia, salvo il caso d’una mediazione pacifica conforme alla politica sua: ma per questa è duopo che cessi subito ogni ostilità». 29 agosto 1848.
Nell’indirizzo di Manin ai ministri d’Inghilterra e Francia, del 4 aprile 1849, è detto: Si d’autres Etats italiens ont jadis rejété le secours de la France, Venise était, en revanche, accusée, du contraire: les journaux du temps en font foi... La durée de la résistance est elle-même un titre, puisqu’elle démontre que ce n’est pas une ivresse turbulente, mais une volonté réfléchie. Tout en recommandant à V. E. l’Italie toute entière, dont les intérêts sont solidaires, et dont la pacification, c’est-à-dire l’affranchissement est devenu la condition indispensable de la paix de l’Europe, nous devons vous supplier de prendre dès l’abord en considération notre Etat, qui, faute de moyens économiques, ne saurait se prolonger sans donner gain de cause à nos ennemis. Ses délais sont calculés... Venise affranchie ne saurait donner de l’ombrage; Venise autrichienne serait une honte et un embarras.