Palmerston rispondea il 20 aprile, che Venezia appartiene all’Austria pel trattato di Vienna, e che «il componimento proposto dai Governi inglese e francese a quello d’Austria nell’11 agosto 1848 come base della negoziazione, non alterava in ciò il trattato di Vienna: nessun cangiamento può essere fatto nella condizione politica di Venezia se non col consenso e l’opera del Governo imperiale; e questo ha già annunziato la sua intenzione a tal riguardo».

Simile, ma più ipocrito era quello di Drouyn de Lhuys: Si la liberté italienne eût été partout défendue ainsi, elle n’aurait pas succombé, ou de moins, en recourant à temps, après une honorable résistance, à la négociation, elle eût obtenu des conditions, qui lui eussent assuré une partie des bénéfices de la victoire. Il en a été autrement. Des fautes irréparables ont été commises, et les Vénitiens qui n’ont pas à se le reprocher, doivent aujourd’hui, par la force des choses, en supporter les conséquences.

[128]. È singolarmente memorabile la canzone del Mameli:

Fra le lagune adriache

Giace una gran mendica....

Date a Venezia un obolo ecc.

[129]. Agostino Stefani muratore si offre al colonnello Cosenz d’andare a mettere fuoco al ponte ove il nemico s’accalcava. I difensori lo vedono, lo credono una spia, e a furore lo ammazzano.

[130]. «Il ministro dalle prime ci disse tenessimo un franco linguaggio: l’Austria del passato non è quella d’oggi; gli uomini che al presente dirigono, sono di liberali principj, e comprendono avere gl’Italiani avute poche garantigie, e queste pure talvolta non rispettate ecc.» Relazione di Foscolo a Calucci.

[131]. Ne fu poi graziata alla venuta dell’imperatore nel 1857. Manin morì a Parigi nel 1857, e mentre l’aveano vilipeso governante, insultato o negletto esule, il divinizzarono come precursore delle idee che dappoi trionfarono.

[132]. Chiudendo la Storia Universale nel dicembre 1847, noi dicevamo: «Ognun vede che la rivoluzione odierna è ben diversa dalle precedenti; non si parla d’assassinj, ma si canta l’affratellamento; non si bestemmiano i preti, ma si va sui loro passi alla conquista di sempre nuovi vantaggi; non si sbalzano i regnanti, ma si chiedono da loro quelle concessioni, a cui gl’invita un grande esempio. Come finirà? Possano i nostri evitare almeno il ridicolo, se non potranno evitare un’altra volta la commiserazione! Ma se Dio li prospera, abbiano a mente che non dalla guerra viene la libertà, bensì dalla pace, e che facile è la rivoluzione, mentre è difficile il far da essa uscire una società che si difenda, si ordini, si governi da sè».