[133]. Ho studiato questo modo principalmente in uno che, come negli atti così nel libro, affettò lealtà. Or vi ritrovi sempre «i faccendieri pontifizj o imperiali», e «gente venduta e perversa» e quei che servono al potere, e simili frasi; mentre gli ambasciadori della repubblica, i capi de’ movimenti, i periti nei processi o nelle battaglie o nelle sollevazioni sono «anime d’oro, spiriti incontaminati, fedeli dalla cuna alla tomba alla moralità e alla patria». Se Carlalberto rinnova la guerra, sono i nemici occulti di esso che ve lo accelerano: se i sommovitori fanno tumulto e sangue, è «grave disdoro della pubblica autorità, che nulla fece per prevenire lo scandalo e reprimerlo»: se sono arrestati o repressi colla forza, ecco «imitati gli esempj dell’Austria, rinnovate le commissioni di Romagna e i supplizj di Napoli»: i principi e il papa fingono di cedere alla violenza», hanno «pretesti ridicoli», simulazione sono i loro atti migliori. In lui frequentissime ricorrono frasi somiglianti a queste: «Nome tanto in quel dì gradito, quanto aborrito dappoi. — Personaggio fino allora incontaminato. — Ministro della più nobile reputazione, che poi tradì — Correnti, segretario che poco potè giovare alla pubblica causa, e molto nocque alla propria reputazione, perdendo il favor popolare e gli amici».

[134]. Dal libro del Bava appare che s’ignoravano interamente la natura del suolo lombardo, e fino i monti e i fiumi suoi da quell’esercito «che da un quarto di secolo si preparava a cacciarne un altro» istruttissimo d’ogni siepe, d’ogni ridosso. Nel carteggio dell’incaricato di Lombardia a Torino al 5 giugno 1848 leggiamo: «Si desidera che la Commissione che sarà spedita (per combinare la fusione), sia composta di persone al fatto del nostro ordinamento amministrativo e finanziario, essendochè nessuno dei ministri è al fatto di queste cose».

[135]. Lo asserì il Corriere italiano di Vienna al 17 aprile 1855.

[136]. Schwarzenberg scriveva al conte Colloredo 17 giugno 1849: «I principi che primi avevano accordato ai loro paesi garanzie costituzionali, furono le prime vittime delle vicende della popolarità. In compendio la storia d’Italia negli ultimi due anni provò un’altra volta che, per far godere a un popolo i frutti della libertà non basta dotarli di istituzioni liberali, ma bisognerebbe anzitutto possedere l’arte d’ispirargli quel profondo rispetto delle leggi e dell’autorità, e quello spirito pubblico che costituiscono la potenza dell’Inghilterra, e che ne fanno l’oggetto dell’invidia e dell’ammirazione dell’altre nazioni».

[137]. «Uno dei capi del comitato rivoluzionario mantovano, le cui tendenze erano di far scoppiare una sommossa popolare, onde conseguire la violenta separazione del regno lombardo-veneto dall’Austria e la di lui repubblicanazione». Così la sentenza 7 novembre. Prima ch’io imparassi a conoscerlo ebbe egli la bontà e la pazienza di togliere in minuto esame la mia Storia Universale, appuntandovi ciò che di men esatto vi fosse, principalmente nella parte ecclesiastica e nella riverenza al dogma e all’autorità pontificale. Alla memoria sua ho tributato il miglior omaggio, cioè la verità.

[138]. Di tutto ciò, e delle vicende del Canton Ticino parliamo a disteso nella 2ª edizione della Storia della città e diocesi di Como; Firenze 1856.

Il Canton Ticino, quinto in estensione fra i cantoni Svizzeri, e formante una 14ª parte dell’intera Confederazione elvetica, ha la maggior lunghezza di miglia 70 da Chiasso al confine di Uri poco oltre l’ospizio del Sangotardo, e la superficie di circa 780 miglia geografiche quadrate. È in otto distretti; e il Governo, colla vicenda di sei anni, siede a Lugano, Bellinzona, Locarno. Cenquindicimila sono gli abitanti, occupantisi del traffico, e gran parte n’esce come muratori, capomastri, architetti. La costituzione fu riformata nel 1830 in senso liberale. Scarsissime finanze, l’entrata valutandosi di un milione e mezzo di franchi.

Spettano ai Grigioni la valle Bregaglia che sbocca a Chiavenna, la doppia valle Mesolcina e Calanca che riesce presso Bellinzona, e la valle di Poschiavo che finisce a Tirano in Valtellina. Dipendono nell’ecclesiastico dal vescovo di Como, e sono composte di comunità, che ponno riguardarsi altrettante repubbliche, debolmente legate ad altre del Cantone. Hanno circa dodicimila abitanti italiani.

[139]. Secondo lo Zobi, gli ecclesiastici nel 1858 erano 17,505: e di lire 2,909,650 la rendita affetta alla causa pia ecclesiastica; mentre la totale del granducato era di 49 milioni.

[140]. Lo Stato era diviso nelle prefetture di Firenze, Lucca, Pisa, Siena, Arezzo, Grosseto, e i governi di Livorno e dell’isola d’Elba. Il conto del 1858 batte sui 38 milioni di lire. La forza armata consiste in 17,000 uomini. La marina ha 184 legni a vele quadrate, 779 a vele latine, 959 bastimenti. Nel bilancio di previsione pel 1849 si calcolava un disavanzo di 9,761,290 lire. L’occupazione straniera può essere costata 30 milioni. Il debito nazionale nel 1847 non eccedeva i 42 milioni e mezzo. Nel 49 creavasi un prestito di 30 milioni al 5%, da redimere in trent’anni mediante il canone del tabacco. Un altro si contrasse col banchiere Bastogi di 12 milioni, dandogli in garanzia la miniera di ferro dell’Elba. Un terzo, detto consolidato, si fece nel 1852, vendendo 3 milioni di rendita consolidata al 65%.