Con molto minor fatica le opere degli antichi si trovano ne' codici delle Librerie d'Italia, e molte se ne trovano inedite, delle quali alcune han veduta per la prima volta la luce nel passato secolo. Fra queste nominerò in primo luogo diciassette orazioni di Libanio, che il Buongiovanni stampò in Venezia.[184] Egli non avvertì, che fra queste quella contro Severo era già stampata dal Morell, il che gli rimprovera il Reiske, e molto più lo condanna per la traduzione, e per le note, che vi aggiunse delle quali parla in modo aspro e mordace più assai del dovere e del giusto.[185] Il Cocchi dotto medico e buon Grecista raccolse le opere degli antichi Scrittori di Chirurgia,[186] e da un codice de' Monaci Benedettini di Firenze trasse l'elegantissimo Romanzo di Senofonte Efesio, che poi ristampò in Lucca[187] in quattro lingue.
Il Baron Loccella che di quest'opera ha data una nuova ed egregia edizione in Vienna mentre loda l'editore Lucchese d'alcune ingegnose, e felici correzioni, lo rimprovera poi di non avere emendati parecchi altri evidenti errori di quella di Londra, e d'averne anzi aggiunti alcuni, che in quella non erano. Ma l'amore della verità richiede, che io conceda alcune parole di risposta a quest'accusa. Quello che il Loccella chiama editor Lucchese era il testè defunto Malanima, dotto Professore nella Pisana università che fu pregato soltanto di emendare gli errori tipografici. A lui non si lasciavano i fogli, se non quanto bastava per quest'oggetto, nè poteva egli vedere, se il tipografo faceva le correzioni da lui segnate, o se volendo pur farle, cadeva (come spesso avviene) in nuovi errori. Vuolsi dunque lodarlo molto d'avere in parecchi luoghi migliorata l'edizione inglese in tanta angustia di tempo; nè gli si può attribuire a colpa di non aver fatto anche più, e molto meno gli si possono rimproverare gli error tipografici.
Al Cocchi succeda un altro medico, e grecista ottimo, il Sig. Gaetano d'Ancora, che nel tempo stesso ha giovato alla Greca lingua, ed alla storia naturale con una nuova eccellente edizione del libro di Senocrate sugli alimenti, che si ricavano dagli animali acquatici,[188] pregevolissima per l'emendazione del testo, e per le dotte illustrazioni e varianti di che è arricchita. Nè minor giovamento prestarono alla storia delle filosofiche oppinioni degli antichi il P. Corsini colla sua edizione del libro di Plutarco de placitis Philosophorum[189] e il Sig. Ignazio Rossi exgesuita colle sue Commentationes laertianae[190] e il secondo principalmente, che molti luoghi o scorretti, o male interpetrati prima di lui, emenda o spiega felicemente. All'antica Geografia recò non mediocre giovamento il P. Alessandro Politi stampando e traducendo il poemetto di Dionigi Periegete de situ orbis, e il comento d'Eustazio, e poi illustrandolo con erudite annotazioni.[191] Volle poi correr di nuovo lo stesso arringo stampando un'altra volta quel libro, colle sue annotazioni molto accresciute, e con Rufo, Festo, Avieno, e Prisciano, e già l'impressione era cominciata; ma per mancanza di danaro, e di mecenati rimase interrotta.[192]
Si può aggiungere a questo la storia Bizantina di nuovo pubblicata a Venezia, e massimamente l'appendice, che il Foggini ne dette in Roma stampando per la prima volta le opere di Giorgio Pisida, Teodosio Grammatico, e Corippo.[193] Appendice di quella storia si può chiamare altresì la vita di Giorgio o Gregorio Ciprio Patriarca di Costantinopoli data in luce dal P. de Rossi.[194] A un altro Impero, cioè a quello di Russia aveva rivolti i suoi studi l'Ab. Vernazza scrittor Greco della Vaticana che da' codici di quella libreria voleva pubblicare gli ammaestramenti, che lo Czar Basilio aveva dati al figlio Giovanni con molti altri trattati, e discorsi del medesimo:[195] ma qualunque ne sia stato il motivo non eseguì il suo disegno.
Benemeriti di sì fatti studi si rendono eziandio i raccoglitori d'opuscoli non mai impressi, i quali con Greca voce chiamano aneddoti. Il che pe' greci scrittori soltanto fecero alcuni, cioè il Muratori[196] e il Canonico Bandini:[197] ed altri più ampiamente gli hanno raccolti come il Lami,[198] il Mingarelli[199] il P. Lazzari[200] e l'Amaduzzi[201] benemeriti pure ne sono gli autori de' cataloghi di manoscritti, che le ricchezze nascoste nelle librerie d'Italia hanno indicate a pubblica utilità, e vi hanno inseriti parecchie cose di questo genere, il Canonico Bandini in quello della Laurenziana, il Buongiovanni in quello della Veneta di S. Marco, il Mingarelli per la Naniana[202] oltre agli autori del catalogo della libreria Reale di Torino, de' quali ho già parlato.
Se poi di tutti gl'italiani, che utilmente si sono affaticati nel pubblicare i Greci scrittori Ecclesiastici volessi tener minuto discorso troppo sarei costretto di diffondermi. Basterà per tanto d'indicarli brevemente. E in primo luogo non farò che accennare le venete edizioni di S. Ireneo, Clemente Allessandrino, Origene, S. Basilio, S. Giovanni Grisostomo, S. Cirillo Gerosolimitano, S. Giovanni Damasceno, alcune delle quali in ciò che spetta alla tipografia uguagliano, ed anche vincono le celebri Francesi de' Maurini. Accennerò pur solamente gli scrittori della storia Ecclesiastica ristampati in Turino non però così correttamente, come erano stati in Cambridge. Più special menzione richiedono le instituzioni teologiche de' PP. antichi raccolte prima dal B. Cardinal Tornasi, e poi di nuovo arricchite di note dal P. Anton Francesco Vezzosi,[203] la storia ecclesiastica d'Eusebio ristampata dal P. Tommaso Cacciari,[204] l'anonimo scrittore d'un'altra storia ecclesiastica pubblicato da Gio. Battista Bianconi,[205] il S. Gregorio di Girgenti tratto per la prima volta dai codici per opera del chiarissimo Gesuita Morcelli,[206] al quale dobbiamo ancora un'egregia illustrazione del Calendario di Costantinopoli,[207] la spiegazione Pseudo-Atanasiana sul simbolo per opera del P. Giuseppe Bianchini dell'Oratorio,[208] la spiegazione di Filone della cantica per opera di Monsignor Giacomelli,[209] il vetus officium quadragesimale de' Greci Ortodossi dal Cardinal Quirini, quando era tuttavia monaco,[210] un'Omilia di Eusebio Alessandrino in Parasceven,[211] le opere di Dionisio Alessandrino,[212] e gli atti de' Martiri d'Ostia[213] da Monsignor de Magistris Vescovo di Cirene, nelle quali due edizioni egli dà una luminosa conferma di quella cognizione delle lingue orientali che aveva dimostrata, nel suo Daniele, una lettera Greca di Francesco Filelfo dall'Ab. Angelo Teodoro Villa[214]. Del Daniele del citato P. De Magistris terrò discorso, quando dovrò parlare di quello in lingua Siriaca pubblicato dal chiarissimo Signor Dottor Bugatti. Finalmente non debbo tacere, che il Signor Gerbini Assistente della Real libreria di Torino meditava di pubblicare le quistioni Amfilochiane di Fozio da un manoscritto di quella libreria, nel quale esse ascendono al numero di 297. Egli aveva già tutto copiato il testo Greco, e ne apparecchiava la versione, ma qualunque, ne sia la ragione la sua fatica restò inedita. Il Bjoernstaehl attribuisce questo lavoro all'Ab. Berta; ma il Signor Peyron, da chi ho ricevute queste, ed altre parecchie pregevoli notizie mi ha avvisato, che appartiene al Gerbini.
Anche gli editori delle antiche inscrizioni sono illustratori delle lingue, laonde essi pure non debbono essere dimenticati. Il Muratori nel suo Tesoro, il Donati nel supplimento, il Gori nelle iscrizioni Doniane e in quelle della Toscana dettero iscrizioni Greche, ma l'indole di queste opere non era tale, che porgesse loro occasion favorevole per far conoscere una perizia non ordinaria in questa lingua. Maggiori Grecisti si mostrarono nel Museo Veronese il Marchese Maffei, in varie opere il P. Corsini, ne' monumenti del Peloponeso il P. Pacciaudi, e nelle due iscrizioni di Regilla il sommo antiquario Signor Visconti cui la Francia poi rapì all'Italia. Non bastò ai tre ultimi principalmente di mostrare il lor valore in questa lingua pubblicando, e spiegando iscrizioni; ma vie più lo mostrarono in queste, e nelle altre opere d'antiquaria interpetrando ed emendando gli antichi scrittori. Ed io son d'avviso, che se il Pacciaudi, ed il Visconti non si fossero rivolti a maggiori imprese, e avessero voluto coltivare ex professo quella parte della critica, che si aggira intorno alla emendazione delle opere antiche non sarebbono mancati all'Italia gli Hemsterhusi, gli Heyne, e i Wittenbach. Lo stesso dicasi d'altri parecchi, che in ciò si sono esercitati quasi per ozio. Tali sono oltre il Mingarelli, il Pagnini, ed altri nominati di sopra, il Martorelli nelle sue opere d'antiquaria, l'Ignarra nelle annotazioni sopra l'inno a Cerere attribuito ad Omero, il Salvini in varie opere, e massimamente nelle emendazioni di Menandro e Filemone, di cui pure ho già fatta parola. A questi si deve aggiungere Benedetto Averani, che nelle sue dissertazioni parecchi luoghi dell'Antologia, di Tucidide, ed Euripide tra i Greci, di Livio, Cicerone, Virgilio tra i Latini spiega o corregge.[215] Anche l'Almagesto di Tolomeo avrebbe ottenuto da lui somigliante favorevole officio, ed i Comentarj di Teone, di Nicolao Cabasila, e di Pappo sull'Almagesto, le quali opere aveva egli cominciato a trasportare in latino, ed a collazionare coi codici Laurenziani: ma poi ne abbandonò l'idea, quando seppe, che il Viviani dal Cardinal Leopoldo de' Medici aveva ottenuto un Codice contenente la traduzione de' Comentarj di Teone fatta da Teofilo d'Urbino, e che questi troppo liberalmente donata l'aveva non so a qual Francese a condizione che ritornato in Patria la desse alle stampe. Ma il Francese quanto fu facile a ricevere il dono, altrettanto fu restio a mantenere la data fede.[216] Al secolo diciassettesimo a dir vero appartiene Benedetto Averani più presto che al diciottesimo: siccome però in questo egli è morto, in questo sono stampate le sue dissertazioni, ho giudicato non alieno dal mio argomento il farne parola. All'Averani si unisca il P. Politi. Fino dagli anni suoi giovanili egli coltivò questa parte della critica, e non cessò di coltivarla finchè visse. Molto si adoperò per illustrare l'Etimologico magno, Stefano Bizantino, Dionisio d'Alicarnasso, Erodoto, e Marziale; ma nulla di ciò è uscito in luce. Se però dalle annotazioni sopra Eustazio possiamo trarre argomento, di leggieri c'indurremo a credere che utile ne sarebbe la pubblicazione.[217]