Mentre questi scrittori disputavano intorno al modo di pronunziare, il Sisti insegnava a leggere la intralciata scrittura de' codici Greci. Sono essi pieni di nessi, e di abbreviature difficili, e spesso ancora impossibili a intendersi per coloro, che non v'abbiano fatta molta pratica. Egli perciò pubblicò un indirizzo per la lettura Greca dalla sua oscurità rischiarata,[109] dove di ciò e delle sigle note e monogrammi parla diffusamente per appianare le difficoltà tutte, che nel leggere i manoscritti antichi s'incontrano. Sono però d'avviso che il miglior mezzo sia l'esercitarsi molto sui manoscritti stessi per acquistare la necessaria esperienza. Finalmente vuolsi ricordare una dissertazione tuttavia inedita di Giacomo Martorelli de origine Graecarum litterarum, seu ςοιχειων[110] Di quella del Bianconi, che in parte tratta ancora di questo argomento, ho già parlato di sopra.

Alla Grammatica appartiene ancora una gran parte de' prolegomeni, che il chiarissimo signor Principe di Torremuzza ha premessi alla sua bell'opera delle inscrizioni della Sicilia.[111] In essi egli tratta de' Greci dialetti de' Siciliani, della loro paleografia Greca, e dei nessi, che si vedono ne' monumenti della Sicilia e della loro antichità. Nelle quali erudite disquisizioni si mostra non meno dotto antiquario, che profondo Grecista.

Molte son le Grammatiche, che han veduta la luce in Italia nel passato secolo, delle quali però nominerò quelle solamente, che per qualche pregio particolare debbono esser distinte. Nella Storia letteraria d'Italia del P. Zaccaria[112] si fa menzione d'un'eccellente Greca Grammatica del P. Gennaro Sancez de Luna della compagnia di Gesù stampata in Napoli il 1751. con molto giudizio condotta a norma della latina, che volgarmente dicesi dell'Alvaro. Io non l'ho veduta, ma le parole quì recate mi fanno credere, che buona sia o almeno che buono siane il metodo. Nè mi muovono in contrario quell'altre parole ivi aggiunte, che l'autore va un pò per le lunghe, perchè niuna via breve io conosco, tranne il tacere molte cose utili, e ancor necessarie, come il più de' Grammatici fanno. Da che ne viene poi che si studia questa lingua per non impararla mai. Quindi dubito forte che il breve metodo per facilmente apprendere la lingua Greca d'un'altro Gesuita, cioè del P. Michele del Bono[113] non abbia forse quell'utilità che egli si sarà proposta. Ma non posso darne certo giudizio, perchè nè pur questa ho letta. Anche il Sisti insegnò un breve metodo, e come per la lingua Ebraica, così per la Greca additò una via cortissima per impararla in poche lezioni.[114] Ma intorno alla sua grammatica credo inutile il diffondermi, bastando il dire che ha i pregj, ed i difetti medesimi dell'Ebraica. Molto dal Sisti dissentiva il Cocchi, e se quegli racchiuse i suoi precetti in quattro lezioni questi voleva estenderli in cento, di che scrisse una lettera, che non essendo impressa basterà d'averla solamente indicata.[115] Commendabile in molte cose è la Grammatica pubblicata ad uso del Seminario di Padova, che si attribuisce a Jacopo Facciolati, e molto è adoperata nelle scuole d'Italia.[116] In essa si hanno tutte le principali regole intorno alle diverse parti dell'orazione con molta chiarezza esposte, e buon metodo. Ottimo è stato il consiglio di disporre i tempi de' verbi non nell'ordine naturale, come nelle precedenti Grammatiche si faceva, ma con quello secondo il quale si generano; onde nell'attivo, e nel medio all'imperfetto succede l'aoristo secondo, il futuro secondo, il futuro primo, l'aoristo primo, il preterito perfetto, e finalmente il più che perfetto, e nel passivo al futuro secondo succede il perfetto, il più che perfetto, il futuro prossimo, l'aoristo primo, e il futuro primo. Ottimo pure è stato il consiglio di porre in fine le regole de' dialetti dove ad ogni caso de' nomi, e de' pronomi, e ad ogni persona de' verbi si vede aggiunta la corrispondente proprietà d'ogni dialetto. Solamente sarebbe stata opportuna una maggiore abbondanza riguardo a questi, come pure riguardo ai verbi anomali, dei quali alcuni si tralasciono, e d'altri si tacciono alcuni tempi, che sono in uso. Ma ciò che soprattutto è difettoso è il trattato della sintassi, il quale è esposto con metodo non lodevole, ed è mancante di molte cose necessarie. Poco vi si dice delle preposizioni, pochissimo delle congiunzioni, nulla del vario significato dei tempi de' verbi, le quali cose tutte domandavano lungo e diligente discorso. Che dirò poi del verbo medio? Da che il Kustero ha mostrato qual sia di questo verbo il vero significato, da che gl'insegnamenti del Kustero sono stati da parecchi altri dotti Grecisti confermati, e illustrati, non si vorrebbe ora sentir ripetere, che esso ha significato attivo, e passivo, e nulla più. Nè è da riprendersi meno il trattato della prosodia, il quale pure è mancante, e le sue regole alcuna volta sono fallaci.

Assai migliore è la Grammatica del P. Antognoli delle Scuole Pie,[117] che sventuratamente è divenuta rara molto. Segue essa il metodo del Facciolati riguardo ai verbi ed ai dialetti, ma in tutte le sue parti è più ampia, e la sintassi, se non è completa, è almeno discretamente trattata. Anche il Seminario di Catania ha una lodevol Grammatica in due parti divisa.[118] Non si è quì dimenticata la sintassi, ma dopo averne dato un saggio più breve nella prima parte pe' comincianti, più diffusamente se ne tratta nella seconda, che è destinata a una classe superiore. Bramerei però un metodo migliore. Quì ad imitazione della Grammatica dell'Hulevvicz[119] dopo aver date le regole relative a una parte dell'orazione si fan succedere quelle della sintassi della medesima; così dopo aver insegnate le declinazioni de' nomi si spiega la loro sintassi, la sintassi de' verbi viene immediatamente dopo le conjugazioni, e così si dica dell'altre parti. Il che non so quanto possa essere utile. L'esperienza c'insegna, che il metodo comunemente adoperato nelle Grammatiche Latine è utile molto a' giovanetti, che danno opera alla lingua Latina, e il metodo stesso sarebbe di gran vantaggio a coloro, che si applicano alla Greca. Si è forse fino ad ora trascurato di usarlo, perchè da molti si stima inutile d'esercitar gli scolari nello scrivere in Greco. Tale in fatti era l'opinione dell'Ernesti, che volendo pubblicare una nuova edizione del Lessico dell'Hederico voleva toglierne quella parte, che ivi è chiamata sintetica, cioè quella che serve a tradurre dal Latino in Greco. Egli aveva osservato, che molti giovani nelle scuole scrivevano pessimamente in Greco; talchè le loro cose o non erano da lui intese, o gli eccitavano il riso.[120] Quindi avrebbe voluto, che i supremi moderatori delle scuole vietassero severamente ai maestri d'esercitare la gioventù nello scriver Greco. Io, a dir vero, ne avrei dedotta una conseguenza affatto opposta, cioè che gli esercitassero molto. Certo è che il signor Villoison, il giudizio del quale niuno vorrà disprezzare, diceva: J'ai fait autrefois, sans la moindre prètention une foule de vers Latins, et surtout de vers Grecs, non pour être poête dans ces langues mais pour entendre les poêtes quì les ont parlèes. Je crois, messieurs, qu'il faut avoir beaucoup ecrit dans une langue pour pouvoir en acquerir la parfaite intelligence.[121]

Ma torniamo alla Grammatica di Catania. Due mancanze gravissime sono in essa, cioè de' dialetti, e della prosodia. De' primi se ne dà un breve cenno affatto inutile, e della seconda si dice, che si è giudicato non parlarne punto, anzi che darne un compendio, e che non molto essa giova a intendere i poeti. Quanto sia necessario d'essere instruiti negli uni, e nell'altra lo vede ognuno, che abbia qualche cognizione di questa lingua, nè è necessario che io prenda a provarlo.

Finalmente debbo rammentare la Grammatica del Signor Mazzarella Farao,[122] sulla quale però non farò molto lungo discorso. In questa non si fa verun uso degli accenti; laonde può servire a quelli solamente, che tanto ne son nemici, che nè pure gli vogliono adoperare scrivendo, i quali però non sono molti. Del rimanente essa è accurata, e se lo stile fosse meno verboso e più castigato, potrebbe loro esser utile.

Alle istituzioni grammaticali debbono succedere i trattati sulla prosodia. Il signor Becucci ne ha parlato a lungo,[123] e lo ha fatto con diligenza e chiarezza somma, e così esattamente, che (ove si eccettui l'Hermanno) egli ha superati quanti sono scrittori di questo argomento.

Niun Lessico nuovo possiamo vantare in quest'epoca, ma i Lessici altrui si sono pubblicati novellamente in maniera che meritano ricordanza. Tali sono le nuove impressioni dello Schrevelio, e dell'Hederico, che dobbiamo ambedue al non mai lodato abbastanza Seminario di Padova. Lo Schrevelio fu pubblicato con accrescimenti considerabili dal Facciolati[124] che avrà voluto provvedere ai principianti, i quali facilmente s'imbarazzano nell'investigare il tema, e perdono il coraggio. Ma quel Lessico è pericoloso, perchè fomenta la pigrizia de' giovani, e perciò ne ritarda il profitto, onde io non so bene se dobbiamo esser grati all'editore. Molto più util cosa fece quegli, che di nuovo dette in luce il Lessico dell'Hederico con le emendazioni e gli aumenti del Patrick, e dell'Ernesti.[125] A me non è avvenuto di riscontrare in questa impressione veruna aggiunta o ammenda: anzi qualche errore delle impressioni precedenti è quì copiato fedelmente. Era però facile di aggiugnere nuove voci, o nuovi significati: e bastava dirò quasi aprire a caso qualunque greco scrittore e si sarebbe offerta spontanea la messe. Tanto sono manchevoli i Lessici tutti quanti. Dicesi che i dotti Direttori di quel Seminario abbiano in animo di ristampare quel Lessico con più altre aggiunte, il che sarà un nuovo benefizio, che essi faranno alla Repubblica delle lettere. Ma se potessi sperare, che un mio desiderio giungesse fino a loro vorrei pregarli, che facessero anche più. Il Lessico dell'Hederico ha un difetto grande, cioè la mancanza degli esempj. Gli esempj mostrano, come si costruiscano i verbi, e molte altre voci, che richiedono speciale osservanza, quali modi reggano certe congiunzioni ec. Gli stessi significati assai volte meglio s'intendono se vi sono uniti gli esempj. Il Facciolati nell'aumentare tanto il Dizionario del Calepino, e il Forcellini nell'aureo suo Lessico Latino, se avessero lasciati gli esempj quanto tenue sarebbe stata l'utilità della loro grande impresa! Ma limitando ora le nostre considerazioni a più piccolo, ma sempre utile oggetto, i giovani, che danno opera alle latine lettere usano il Dizionario del Pasini. Or qual profitto farebbono essi, se a questo si togliessero gli esempj, nè s'indicassero i casi, co' quali i verbi si debbono costruire? Scarsissimo a mio giudizio. Perchè non si dee lo stesso dire de' Greci Lessici? Qual motivo v'ha per togliere tanto vantaggio nell'insegnamento d'una lingua più difficile per la sua ampiezza, e per la sua varietà, nell'imparar la quale mancano molti di quei comodi, che nella lingua latina si hanno? L'impresa è faticosa, lo confesso; ma il pensiero di giovare alla gioventù è un gran sollievo nella fatica. Oltre a ciò molti ajuti si avrebbono per togliere una parte grandissima della fatica. I Lessici generali d'Enrico Stefano, del Costantini, ed ora dello Schneider, i Lessici particolari, come quello di Senofonte del Thieme e Sturz, d'Omero e Pindaro del Damm, gl'indici di cui son corredate parecchie edizioni dei Classici, come d'Euripide, di Tucidide, di Dione Cassio, di Polibio, degli Oratori Greci, ed altri somministrano molti materiali. Abbia finalmente l'Italia la gloria d'aver dato un Lessico in questa forma, e l'abbia dal Seminario di Padova, cui da molti anni tanto debbono i buoni studj per molte ammirabili, e dottissime imprese. Vie maggiore utilità apporterebbe ancora il ristampare lo Scapula. Una nuova impressione se n'è fatta testè in Inghilterra di molta spesa, la quale, per questo appunto non può comprarsi da' giovani studiosi. Ma torniamo all'argomento.

Ai Lessici generali della Lingua Greca si vogliono unire quei particolari delle radici, e delle sigle. Si quistiona quante, e quali siano le vere radici; ma a me non appartiene l'entrare in questo esame, giacchè non si è trattata in Italia sì fatta questione. Chi fra noi ha compilato un Lessico delle radici è stato sollecito di giovare alla gioventù studiosa, ed a imitazione di ciò che in Francia aveva fatto il Lancelot ha raccolte tutte quelle, che comunemente si chiamano radici, e le ha poste in versi coi loro significati, affinchè il verso e la rima agevoli l'impararle a memoria.[126] Più erudito scopo hanno preso i raccoglitori delle sigle, che nelle inscrizioni si trovano, e nelle monete. Il Marchese Maffei può dirsi il primo, che raccogliesse, e interpetrasse le sigle delle inscrizioni Greche[127] e a lui poco dopo successe il P. Corsini delle Scuole Pie, che non solo dalle lapidi, come il Maffei aveva fatto, ma ancora dalle monete le ricavò[128]. Più copiosa collezione ne fece poi il P. Piacentini, che dal P. Cardoni fu stampata dopo la sua morte.[129] Anch'esso però fu superato dall'Ab. Andrea Rubbi, il quale nel suo Dizionario d'antichità ad ogni lettera dell'Alfabeto aggiunge le Greche sigle, e le Latine.[130] Dirò ora delle prime solamente, riserbandomi a parlare delle seconde altrove. Pone in prima quelle del Maffei, indi le sue moltissime, e finalmente dà il catalogo delle Città libere, di cui abbiamo medaglie, i nomi delle quali essendo assai volte espressi colle sole lettere iniziali accrescono il novero delle sigle, che per le sue cure è giunto ormai a un grado altissimo di perfezione. Era a desiderarsi, che egli non si stancasse nel continuare quest'opera utile, da cui sommo lustro avrebbono ricevuto le parti tutte dell'antiquaria. Ma sventuratamente la sua morte ce ne ha tolta la speranza.