Era durissimo il vivere sotto il suo governo.... Le tre mentovate cose si facevano coi Ministri provinciali ai tempi di frate Elia; si calunniavano; violenti giudizii sopra di loro cadevano; e si pervertiva nelle loro Provincie il senso della giustizia... La terza colpa è manifesta, perchè come ho veduto io co' miei occhi, Elia metteva a stanza in ogni Provincia un visitatore, che vi rimaneva tutto l'anno, e girava attorno per la Provincia stessa come ne fosse stato Ministro, e soggiornava col suo compagno in ogni convento quindici giorni, ed anche un mese, or più, or meno, a suo grado. E le Provincie erano meno estese d'oggi; e chiunque aveva il ticchio di accusare il suo Ministro potevalo fare, chè egli davagli retta; e qual fosse cosa che un Ministro avesse ordinato nella propria Provincia, il visitatore potevala abrogare, o mutare, aggiungendovi o sopprimendone a suo talento. Onde avveniva che il cuore de' figli degli uomini si empiva di malizia e di disprezzo in sua vita. Ecclesiastico 9.º. Tuttavia i Ministri buoni perseveravano in loro virtù, seguendo il detto.... Ma Elia mandava visitatori, che erano piuttosto esattori che correttori dei costumi, e sollecitavano Provincie e Ministri a pagare tributi e mandare regali e, se alcuno non dava loro nulla in bocca, bandivano contro a lui la guerra. Michea 3.º. Di che avvenne che i Ministri provinciali del suo tempo fecero gettare a loro spese, in Assisi, per la chiesa del beato Francesco, una grossa campana, bella e sonora, da me veduta, ed altre cinque simili a quella, onde tutta la vallata echeggiava di dilettevolissima armonia. Così anche, quando io, durante il mio noviziato, dimorava a Fano, arrivarono due frati che portavano a schiena d'asino un grosso pesce salato avvolto in istuoie, ed io l'ho veduto, che era un regalo del Ministro d'Ungheria a frate Elia.... Parimente in quel tempo per sollecitazioni del Ministro della stessa Provincia, il Re d'Ungheria mandò un'ampia tazza d'oro ad Assisi per teca e ad onore del capo del beato Francesco. Ma lungo il viaggio, essendo una sera stata deposta a custodirla nella sacristia del convento di Siena, alcuni frati, per leggerezza d'animo, e per certa loro vanità, con quella bevettero del più generoso che avevano, per potersi vantare d'aver bevuto in una coppa del Re d'Ungheria. Ma il Guardiano del convento di Siena di nome Giovannetto, e di patria d'Assisi, zelantissimo della giustizia e della onestà, risaputo il fatto, ordinò al refettoriere, anch'esso di nome Giovannetto, e nativo di Belfort, di porre, al pranzo del dì seguente, davanti a ciascuno di quelli, che avevano bevuto con quella coppa, una piccola olla nera e tinta, di quelle che volgarmente si chiamano pignatte, colla quale, volere o non volere, furono costretti a bevere, affinchè quando venisse loro il prurito di vantarsi d'aver bevuto con una tazza del Re d'Ungheria, tornasse loro a memoria che per quella colpa avevano poi dovuto bere in una pignatta sporca.... Finalmente l'Ordine de' frati Minori mosse reclami a Papa Gregorio IX, contro le moltiplici vessazioni del pessimo Ministro Generale frate Elia; ed il Papa porse ascolto alle grida dell'Ordine del Beato Francesco, e depose quel pessimo di Elia.... i Ministri e i Custodi dell'Ordine per ispirazione divina elessero Ministro Generale dell'Ordine quel buon uomo di Alberto da Pisa, ed il Papa stesso raffermò la elezione, affinchè la fosse più presto finita, e tosto s'accordarono secondo la sentenza....... E avverti che dice: I figli di Giuda e i figli d'Israele, perchè nell'Ordine dei frati Minori si debbino adunare in uno solo e generale Capitolo i Cisalpini e i Transalpini e nominare senza intrighi, e senza scissure, uno solo e comune Ministro Generale... Tanto accadde al pessimo Ministro Elia, cui Papa Gregorio IX depose dall'Ufficio, come quello che spegneva la vitalità dell'Ordine del beato Francesco, e voleva tenersene il governo contro il placito de' Ministri provinciali e dei Custodi, a cui, secondo la Regola, spetta l'elezione. E qui è da avvisare che il frequente cambiar di Prelati giova per tre ragioni alla conservazione delle congregazioni religiose. La prima è, perchè non diventino insolenti, restando a lungo al governo, come si verifica negli Abbati dell'Ordine di San Benedetto, i quali eleggendosi a vita, e non essendo mai sostituiti, vilipendono i loro dipendenti e li stimano quanto la quinta rota del carro» che non esiste; e gli Abbati coi secolari mangiano buone carni, mentre i monachelli nel refettorio vivono di legumi; e arrecano ai loro soggetti tanti altri disagi, e usano tanti sgarbi, che non dovrebbero farsi, mentre essi vogliono vivere lautamente e colla più ampia libertà........ Di cortesia ne hai uno splendido esempio in un Re d'Inghilterra, che trovandosi in un bosco coi suoi soldati accanto ad una sorgente, e, volendo pranzare, gli fu porto uno di que' vasi da vino che in Toscana si chiamano fiasconi e in Lombardia bottacci; ed avendo chiesto se vi fosse altro vino, ed avutone in risposta che no, disse: Ve ne sarà a sufficienza per tutti; e versò dentro la vasca dell'acqua il vino del fiascone, dicendo: Questa sarà bevanda comune per noi tutti. E fu giudicata somma cortesia.... Così non fanno que' Prelati che pranzando alla mensa comune co' loro dipendenti, sotto i loro occhi mangiano pane bianchissimo, e bevono vino generoso e squisitissimo senza farne loro minima parte, la qual cosa è tenuta come assai villana; e così pure fanno d'ogni altra cosa servita.... E così vi sono Prelati che bevono vino ottimo sotto gli occhi de' loro soggetti senza loro offrirne; e sì che ne berrebbero tanto volontieri quanto i superiori loro, giacchè tutte le gole sono sorelle. Certamente que' cotali non sono Inglesi, i quali al contrario usano dire: Voi dovete bere tanto, quanto ho bevuto io...... e gli Inglesi credono usare cortesia, perchè bevono volontieri, e altrettanto volontieri offrono da bere agli altri. Ma i Prelati de' nostri tempi, che sono Lombardi, avidamente cercano per sè quello che la gola appetisce, e agli altri non vogliono darne; la qual cosa è il colmo della scortesia...... Dunque i Prelati, secondo l'esempio di Cristo hanno da servire i loro dipendenti. Il che a ragione si usa nell'Ordine di Pietro il peccatore a Ravenna, nel quale nei giorni di digiuno i Prelati servono la colazione ai loro soggetti a imitazione e memoria dell'esempio di Cristo..... Colui che presiede all'Ordine di Pietro il peccatore sta a Ravenna in S. Maria in Porto; e allo stesso Ordine appartiene anche Santa Fenicola nella diocesi di Parma, come pure molti altri conventi in più parti del mondo..... Secondo, per uso di lingua, come fanno i Pugliesi, i Siciliani ed i Romani, che danno del Tu all'Imperatore e al Sommo Pontefice, e tuttavia gli danno anche del signore, e dicono: Tu Messere. Terzo per ragione di età; poichè può convenire benissimo che si dia del Tu ad un garzoncello, che è fanciullo ancora giovinetto; ma i Lombardi danno del Voi non solamente ad un fanciullo solo, ma anche ad una sola gallina, ad un solo merlo, e fin anche ad un sol pezzo di legno..... Di S. Nicolò fu detto che in tutto e per tutto serbava sempre la stessa umiltà e gravità di costumi; il che è veramente singolare, stantechè gli onori sogliono far mutare tenore di vita. Onde Pateclo nel libro de' Tristi disse:
Si me noia homo, ki desdigna
L'altra gente, per onor ke l'infia
Di S. Tomaso Arcivescovo di Cantorbery sta bene sapere che divenne tutt'altr'uomo da quel di prima dopochè fu fatto suo malgrado Arcivescovo; e si macerò le carni con cilicio e digiuni. Difatto non solo indossava per camicia un cilizio, ma di cilizio vestiva anche le coscie sino alle ginocchia. Occultava poi la sua santità tanto studiosamente, che, salve sempre le esigenze della onestà, sia nel decoro degli abiti, sia in ogni altra cosa che è d'uso comune della vita, non discordava dalle foggie dell'uso generale. Ogni giorno ginocchioni faceva l'abluzione ai piedi di tredici poverelli, serviva loro una refezione, e, date loro quattro monete d'argento, li licenziava..... Questo si può applicare a Re Artaldo, che credeva di poter porre limiti alla libertà della Chiesa, come è detto nella leggenda. Ma il Re tentava di piegarlo al suo volere, a danno della Chiesa, pretendendo che confermasse le consuetudini de' suoi predecessori contro la libertà della Chiesa. Ma il beato Tomaso queste cose non lasciò correre, e perciò n'ebbe il martirio.... Nell'Ordine dei Minori io ho avuto Ministro un frate Aldobrando del castello di Fiagnano[124] nella diocesi di Imola, del quale, frate Albertino da Verona (Autore del sermone «Forse la memoria») scherzando diceva che aveva avuto qualche brutta idea contro Dio. Aveva egli un capo deforme, fatto a foggia dell'elmo degli antichi, e aveva molti peli sulla fronte. E quando nell'ottava dell'Epifania gli toccava d'intonare l'antifona Caput draconis (la testa del dragone) i frati si mettevano a ridere ed egli se ne conturbava ed arrossiva: A me poi tornava sempre a mente quel detto di Seneca: Qual anima pensi tu che viva dentro di chi ha un faccia tanto brutta?..... E questo accadde a Guglielmo Fogliani, che fu eletto Vescovo di Reggio quando in mezzo alle discordie cittadine fu eletto anche Guizzolo degli Albiconi, e l'anno 1253 gli fu necessità rifugiarsi a Mantova, a cagione delle contese tra il partito imperiale e il partito della Chiesa. Altrettanto capitò a Matteo di Pio Canonico della chiesa di Modena e Prevosto della chiesa di Ganaceto[125], che tanto armeggiò per diventare Vescovo di Modena, e vi riuscì; eppure era un gobbo sconciamente curvo. E per cagione di lui si sollevarono i partiti; e la fazione imperiale, a cui egli apparteneva, fu espulsa da Modena, e andò esulando, come la ho veduta io, per le Romagne, a Ravenna, a Faenza, a Forlì, quando ardeva più infuocata la guerra...... così nel mio Ordine, che è quello del beato Francesco e de' frati Minori, ho conosciuto alcuni lettori molto dotti e santi, che pur tuttavia avevano certe debolezze, per cui altri li giudicavano teste leggere. Imperocchè si balloccavano volontieri col gatto, o col cagnolino, o con qualche uccelletto; ma non a modo del beato Francesco che pure si trastullava con un fagiano, o una cicala, e si dilettava nel Signore..... Sappi che nel pontificale di Ravenna ho letto molte volte che un Arcivescovo di Ravenna era diventato tanto vecchio da essere rimbambinito, e parlava come un bimbo. Ed essendo per arrivare a Ravenna l'Imperatore Carlo Magno, e dovendo l'Arcivescovo pranzare con lui, i preti della curia lo pregarono che per mostrarsi ben educato e dare buon concetto di sè si guardasse dal fare e dal dire insulsaggini. Ed egli rispose: Dite bene, figlioli miei, dite bene; ed io me ne guarderò. Ma sedendo poi a tavola, a fianco dell'Imperatore, l'Arcivescovo battè colla mano alla dimestica sulla spalla dell'Imperatore, dicendogli: Pappa, pappa, Imperatore. E domandando l'Imperatore ai presenti che cosa dicesse, gli risposero che per vecchiaia rifatto bambino, lo invitava con quel parlare da fanciullo a mangiare. Allora l'Imperatore con volto giulivo lo abbracciò, dicendo: Ecco tu sei un vero Israelita senza malizia.... E noi vediamo che a nostri giorni in Italia le città, cambiano i Capitani e i Podestà loro due volte all'anno, e amministrano a rigore la giustizia, e il loro governo è buono. Essendochè quando li insediano giurano di osservare gli statuti dettati dai savii della città, a cui arrivano. Inoltre hanno a fianco giudici e savii, che si regolano a norma de' loro maggiori e governano a seconda de' loro consigli..... La settima colpa di frate Elia fu lo scialarsela in una vita sfoggiata di splendore, di delizie e di fasto. Di rado andava altrove che alla Corte di Papa Gregorio IX o di Federico II, de quali era amico intimo; o a Santa Maria della Porzioncella[126], (dove il Beato Francesco fondò l'Ordine dei frati Minori e dove morì); o al convento d'Assisi, ove si conserva alla venerazione dei credenti il corpo del beato padre Francesco; o al convento di Cella di Cortona[127], luogo bellissimo e deliziosissimo, fatto fabbricare da lui con bell'arte nella diocesi di Arezzo; e di consueto era o colà, o nel convento d'Assisi. E aveva palafreni grassi e ben quartati, e andava sempre a cavallo, anche per passare da una chiesa all'altra sol mezzo miglio distante, contravvenendo alla Regola, che prescrive ai frati Minori di non servirsi mai di cavalcatura, tranne che per una ben dimostrata necessità, e per malattia. Così pure per donzelli, come usano i Vescovi, aveva garzoncelli secolari, vestiti di indumenti variopinti, che in ogni cosa gli erano pronti a servirlo. Di rado poi in convento sedeva alla mensa comune cogli altri frati, ma quasi sempre solo, in disparte, nel suo appartamento..... ed era cosa a mio parere villanissima avvegnacchè
Nullius sine sotio —
jucunda fit possessio.
Niuna cosa dolce sia
Senza cara compagnia.
Aveva anche nel convento di Assisi, suo cuoco particolare, frate Bartolomeo di Padova, ch'io ho veduto e conosciuto, e che faceva una cucina delicatissima. Costui restò inseparabilmente al servizio di lui, sin che la morte incolse frate Elia. Altrettanto fecero gli altri, che componevano la sua famiglia. Ebbe frate Elia una sua particolare famiglia di dodici o quattordici frati, che teneva sempre seco nel convento di Cella di Cortona, e non vestirono mai l'abito regolare; dopo la morte del loro malo pastore, o meglio seduttore, riconosciutisi delusi nelle loro speranze, ritornarono nell'Ordine. Tra costoro aveva Elia un certo Giovanni, che dicevano di Lodi, frate laico, duro, aspro, tormentatore, un vero boia, che a cenni di Elia disciplinava senza misericordia i frati..... Ottava colpa di frate Elia fu di voler tenere il Generalato dell'Ordine sino colla violenza, e per non lasciarselo isfuggire di mano, mise in opera molte astuzie. La prima era quella di cambiare di frequente i Ministri provinciali, affinchè, poste salde radici nel loro ufficio, non sorgessero più arditamente contro di lui; poi nominava Ministri que' frati che aveva amici; finalmente non convocava mai Capitoli generali, ma solamente parziali, cioè di soli Ministri cisalpini, e non chiamava i Ministri transalpini per timore che lo deponessero. Ma quando piacque a Dio, da cui ogni bene dipende, congregati insieme e questi e quelli, lo destituirono...... E allo scopo di ottener quell'adunanza di tutti i Ministri in Capitolo generale a fine di deporre Elia, s'adoperò frate Arnolfo Inglese, dell'Ordine de' Minori, uomo santo e letterato, acceso di zelo per l'incremento dell'Ordine; e frate Arnolfo era allora penitenziere alla Corte di Papa Gregorio IX. Nona colpa di frate Elia fu che quando seppe di quella convocazione di Ministri contro di lui, mandò per tutta Italia ordinando a tutti i frati laici più nerboruti, e creduti suoi fautori, di non mancare di intervenire al Capitolo generale, sperando che lo avrebbero sostenuto coi randelli. La qual cosa risaputasi da frate Arnolfo indusse Papa Gregorio IX a decretare che non fossero ammessi al Capitolo generale che que' frati, che sono designati dalla Regola co' loro compagni e coi Discreti, e fece annullare tutte le lettere di obbedienza inviate da Elia ai laici. E il Papa stesso intervenne al Capitolo, e ascoltò i voti dei frati, che volevano deposto Elia, ed eletto a successore di lui nel Generalato frate Alberto da Pisa. In quel Capitolo fu anche deliberata una moltitudine di ordinanze generali; ma erano slegate, e in processo di tempo le coordinò poi il Ministro Generale frate Bonaventura, che poco vi aggiunse di suo, e appena le ritoccò in alcuni punti. In quell'anno, dopo il Capitolo generale, vi fu un ecclissi di sole, da me veduto, di cui parlerò più sotto a suo luogo. Frate Elia, quand'era ancora Ministro Generale, saputo che si stava per convocare un Capitolo universale contro di sè, mandò ordinando a tutti i conventi che ogni giorno i frati nella congregazione capitolare, dopo la preghiera Pretiosa recitassero con lettura chiara, alternandosi fra loro, come a coro, i versetti del Salmo: Qui regis Isral, intende ecc. O pastore d'Israel porgi gli orecchi ecc. (salmo 80º); essendo che sotto l'allegoria della vigna pare voglia indicare l'Ordine..... E in poche parole pare che tutto il salmo alluda all'Ordine e alla Religione del Beato Francesco; ed è composto di tanti versetti, quanti sono gli anni che il beato Francesco visse nell'Ordine, cioè venti. E il versetto che dice: Exterminavit eam aper de silva, et singularis ferus depastus est eam. I cinghiali l'hanno guastata e le fiere detta campagna l'hanno pascolata, si riferisce fuor di dubbio ad un cattivo Ministro Generale dell'Ordine, quale fu Elia, distruttore, esterminatore e ruina dell'Ordine dei Minori; perchè nessuno, fuorchè Elia è stato nell'Ordine cattivo Ministro...... ma restò deluso, perchè si diede a credere di poter tenere sempre in sue mani il governo dei frati, come fa il Papa di Roma fin che vive. Quell'altro versetto poi dei salmo, che dice: Fiat manus tua super virum dexterae tuae, et super filium hominis, quem confirmasti tibi: Sia la tua mano sopra l'uomo della tua destra, e sopra il figliuol dell'uomo, che tu ti avevi fortificato, allude al buon Generale, quali tutti furono, ad eccezione di Elia. Recitammo dunque il salmo ogni giorno prima del Capitolo generale un mese intero, cosa che non ho mai visto fare nè prima, nè dopo. Nè troverei sconvenienza il farlo prima d'ogni Capitolo generale, massime dopo la morte di un Ministro Generale.... Decima colpa di frate Elia fu il non sopportare nè con umiltà, nè rassegnato, la sua deposizione. Ma fece piena adesione a Federico II Imperatore, già scomunicato da Papa Gregorio IX, con lui cavalcava, con lui dimorava cogli abiti dell'Ordine insieme ad alcuni frati suoi domestici. Il che ridondava a sfregio del Papa, a scandalo della Chiesa e a vergogna del suo Ordine; specialmente che l'Imperatore era già stato scomunicato, e a quei giorni stringeva d'assedio Faenza e Ravenna, e quel miserabile era sempre in mezzo all'esercito dell'Imperatore, e dava a lui consigli, e prestava favore. Ai contadini specialmente ed agli altri secolari porse sì cattivo esempio..... E i contadini, i ragazzi e le ragazze di Toscana ogni volta che incontravano per via frati Minori, e li ho uditi centinaia di volte, cantavano:
Hor attorna fratt Helia,