Parean locchiaie anella sanza gemme:
chi nel viso de li uomini legge omo
ben avria quivi conosciuta lemme.
Chi crederebbe che lodor dun pomo
sì governasse, generando brama,
e quel dunacqua, non sappiendo como?
Già era in ammirar che sì li affama,
per la cagione ancor non manifesta
di lor magrezza e di lor trista squama,
ed ecco del profondo de la testa
volse a me li occhi unombra e guardò fiso;
poi gridò forte: «Qual grazia mè questa?».
Mai non lavrei riconosciuto al viso;
ma ne la voce sua mi fu palese
ciò che laspetto in sé avea conquiso.
Questa favilla tutta mi raccese
mia conoscenza a la cangiata labbia,
e ravvisai la faccia di Forese.
«Deh, non contendere a lasciutta scabbia
che mi scolora», pregava, «la pelle,
né a difetto di carne chio abbia;
ma dimmi il ver di te, dì chi son quelle
due anime che là ti fanno scorta;
non rimaner che tu non mi favelle!».
«La faccia tua, chio lagrimai già morta,
mi dà di pianger mo non minor doglia»,
rispuos io lui, «veggendola sì torta.
Però mi dì, per Dio, che sì vi sfoglia;
non mi far dir mentr io mi maraviglio,
ché mal può dir chi è pien daltra voglia».