Ed elli a me: «De letterno consiglio
cade vertù ne lacqua e ne la pianta
rimasa dietro ond io sì massottiglio.
Tutta esta gente che piangendo canta
per seguitar la gola oltra misura,
in fame e n sete qui si rifà santa.
Di bere e di mangiar naccende cura
lodor chesce del pomo e de lo sprazzo
che si distende su per sua verdura.
E non pur una volta, questo spazzo
girando, si rinfresca nostra pena:
io dico pena, e dovria dir sollazzo,
ché quella voglia a li alberi ci mena
che menò Cristo lieto a dire Elì,
quando ne liberò con la sua vena».
E io a lui: «Forese, da quel dì
nel qual mutasti mondo a miglior vita,
cinqu anni non son vòlti infino a qui.
Se prima fu la possa in te finita
di peccar più, che sovvenisse lora
del buon dolor cha Dio ne rimarita,
come se tu qua sù venuto ancora?
Io ti credea trovar là giù di sotto,
dove tempo per tempo si ristora».
Ond elli a me: «Sì tosto mha condotto
a ber lo dolce assenzo di martìri
la Nella mia con suo pianger dirotto.
Con suoi prieghi devoti e con sospiri
tratto mha de la costa ove saspetta,
e liberato mha de li altri giri.