Parole furon queste del mio duca;
e un di quelli spirti disse: «Vieni
di retro a noi, e troverai la buca.
Noi siam di voglia a muoverci sì pieni,
che restar non potem; però perdona,
se villania nostra giustizia tieni.
Io fui abate in San Zeno a Verona
sotto lo mperio del buon Barbarossa,
di cui dolente ancor Milan ragiona.
E tale ha già lun piè dentro la fossa,
che tosto piangerà quel monastero,
e tristo fia davere avuta possa;
perché suo figlio, mal del corpo intero,
e de la mente peggio, e che mal nacque,
ha posto in loco di suo pastor vero».
Io non so se più disse o sei si tacque,
tant era già di là da noi trascorso;
ma questo intesi, e ritener mi piacque.
E quei che mera ad ogne uopo soccorso
disse: «Volgiti qua: vedine due
venir dando a laccidïa di morso».
Di retro a tutti dicean: «Prima fue
morta la gente a cui il mar saperse,
che vedesse Iordan le rede sue.
E quella che laffanno non sofferse
fino a la fine col figlio dAnchise,
sé stessa a vita sanza gloria offerse».
Poi quando fuor da noi tanto divise
quell ombre, che veder più non potiersi,
novo pensiero dentro a me si mise,