Questo quadro, ora nella National Tate Gallery, fu dipinto da lui la prima volta nel 1863, due anni dopo il «Dantis Amor», e un anno dopo ch’egli aveva pubblicata la sua traduzione inglese degli «Early Italian Poets».
Lo ripetè poi altre tre volte, per commissione sempre, nel 1869, nel 1872 e nel 1877.
Egli sarebbe stato felice se avesse potuto pubblicare la Vita Nova illustrata da acque forti sue, ed in una sua lettera lo dice. Forse è stato bene che egli non abbia mai potuto limitare l’opera sua a quel lavoro. Noi abbiamo avuto così i quadri della Vita Nova, una meravigliosa opera, arricchiti dalla magìa del colore oltre che dalla forza della rappresentazione grafica.
Io ho detto altrove[7] che egli, col trascorrere degli anni e l’indefesso lavorare sarebbe riuscito a farsi «disegnatore più abile e corretto... ma come colorista non aumenterà nè diminuirà di potenza, perchè non si può essere colorista più perfetto di lui, nè più di lui possedere la scienza dell’armonia nelle tonalità chiare, negli ampî spazi riverberanti di luce e di sole».
Tutti i suoi quadri sono una gloria di luce e di colori. Egli bandì dalla sua tavolozza il bitume per i fondi, le tonalità scialbe, i colori dimessi che l’Accademia proclamava indispensabili, i mezzi-rossi, i mezzi-verdi, le luci colate attraverso il vetro ed il tendone dello studio. Guardando i quadri degli artisti che lo precedettero ed i suoi, si ha l’impressione di vederlo spalancare una finestra alla rutilante luce del sole, gridando ai vicini ed ai lontani: — Lasciateci godere intiero quel bene che Dio ci dà!
Infatti nel «Sogno di Dante», ora nella Walker Fine Art Gallery di Liverpool, cominciato nel 1869 e terminato nel giugno del 1872, egli si mantiene lo stesso glorioso e meraviglioso colorista della «Beata Beatrix»; ed è anche il disegnatore che possiede ormai il segreto della perfetta armonia dei gruppi e dei colori.
Nell’alto del quadro una ghirlanda d’angeli portano al cielo l’anima di Beatrice:
«..... pareami di vedere una moltitudine d’angeli i quali tornassero in suso ed avessero dinanzi loro una nuvoletta bianchissima.....».
Intorno a loro raggia la luce d’oro, di neve e di fuoco che abbagliò Dante, quando alzò gli occhi per mirare la rosa Paradisiaca. Nel quadro è una luce tenera, delicata, irradiata da Beatrice morta e da Amore che, conducendo Dante per la mano, bacia la vergine estinta. Un ritorno al pensiero che la vita e l’amore stanno oltre la vita terrena, è rivelato dalle vesti dei diversi personaggi del quadro. Quelli che appartengono alla terra, Dante e le donne che coprono d’un velo la morta, sono vestiti di colori più dimessi; Dante ha la tunica bruna; le donne han le vesti verde-oliva: Beatrice e l’Amore vestono i colori della gioia, Beatrice di bianco e l’Amore d’una lunga tunica porporina che sembra effondere vampate di fuoco su la veste di Dante.
Nel 1881 egli rifece questo quadro; vi aggiunse la predella che illustra in un dittico il passo della Vita Nova: