Poi che detto ebbi questo Sonetto, pensandomi chi questi era, cui lo intendeva dare quasi come per lui fatto, vidi che povero mi pareva lo servigio e nudo a così distretta persona di questa gloriosa. E però innanzi ch’io gli dessi il soprascritto Sonetto, dissi due stanze di una Canzone; l’una per costui veracemente, e l’altra per me, avvegna che paia l’una e l’altra per una persona detta, a chi non guarda sottilmente. Ma chi sottilmente le mira, vede bene che diverse persone parlano; in ciò che l’una non chiama sua donna costei, e l’altra sì, come appare manifestamente. Questa Canzone e questo Sonetto gli diedi, dicendo io che per lui solo fatto l’avea.
La Canzone comincia: Quantunque volte, ed ha due parti: nell’una, cioè nella prima stanza, si lamenta questo mio caro amico, distretto a lei; nella seconda, mi lamento io, cioè nell’altra stanza che comincia: E’ si raccoglie. E così appare che in questa Canzone si lamentano due persone, l’una delle quali si lamenta come fratello, l’altra come servidore.
Quantunque volte, lasso! mi rimembra
Ch’io non debbo giammai
Veder la donna, ond’io vo sì dolente,
Tanto dolore intorno al cor m’assembra
La dolorosa mente,
Ch’io dico: Anima mia, chè non ten vai?
Chè li tormenti, che tu porterai