[473]. Così, fra i tanti, in uno scritto speciale Lasaulx, Zur Philosophie der röm. Geschichte, München 1861 (Atti dell'Acc. di Baviera) lavoro utile a consultarsi per la storia di quella opinione, che la scienza deve rigettare, ma non può sopprimere.
[474]. οί μὲν γὰρ ἐπὶ τῆς οἰκουμένης πάντες εἰσὶ ̔Ρωμαῖοι... σίχα γὰρ θεοῦ συστῆναι τηλικαύτην ἡγεμονίαν ἀδύνατον. Fl. Joseph. B. I. 2, 16, 4.
[475]. Fra le molte espressioni di tale idea che si trovano negli scrittori latini rammentiamo qui le parole che Livio (I, 16) attribuisce a Romolo: «abi nuncia Romanis, Coelestes ita velle, ut mea Roma caput orbis terrarum sit: proinde rem militarem colant, sciantque et ita posteris tradant, nullas spes humanas armis romanis resistere posse. Haec locutus sublimis abiit.»
[476]. «Romanam urbem Deus praeviderat christiani populi principalem sedem futuram.» Thomas Aquin. De regim. princ. I, 14. Cfr. Dante Inf. 2, 19, e così mille altri.
[477]. Sul lungo dominio di questa idea e la sua gravissima storia veggasi il bel libro, più volte ristampato dal 1866 fino al 1892 di I. Bryce The holy roman Empire.
[478]. Veggansi intorno a ciò e intorno all'uso storico che si fece del famoso sogno di Daniele, o di Nabuchadnezar, gli appunti numerosi posti insieme da Massmann, Kaiserchronik III, p. 356-364.
[479]. «Urbs aquensis, urbs regalis, Sedes regni principalis, Prima regum curia» cfr. Bryce The holy roman Empire (ed. 1892) p. 72, 318.
[480]. «Auditoribus usus erat lacialiter fari neque ausus est quisquam coram magistro lingua barbara loqui.» Bruno, Vit. S. Adalberti, 5 (ap. Pertz, Scriptor. rer. Germ. IV, p. 577). È comunissimo negli scrittori non latini del medio evo il chiamar sè stessi e la loro lingua barbari. Possono bastare a dar saggio di ciò i luoghi notati sotto la parola barbarus negli indici dei vari volumi degli Scriptt. rer. Germ. Veggasi anche la nostra nota a p. 163.
[481]. La storia vasta e complicata di Roma medievale è un tema entusiasmante egualmente pel credente e pel libero pensatore. Gibbon, Papencordt, Gregorovius, Reumont l'hanno studiata in sensi diversi, e singolarmente i due ultimi, con forte espansione dei vari ma egualmente grandi e vivi sentimenti ch'essa ispira. Gregorovius nella sua opera compìta con grande larghezza di piano e di vedute, si è mostrato, qual'era, dotto e poeta insieme, facendone un libro di attraente lettura anche per gli estranei alla scienza. Ma il fascino che Roma esercitò sulle menti e le fantasie medievali da niuno fu così largamente e vivamente narrato e descritto come da Arturo Graf, Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evo, Torino (Loescher) 1882-3.
[482]. Cfr. Graesse, Die grossen Sagenkreise des Mittelalters p. 66; Bergmann, La fascination de Gulfi p. 27 sg. e Reiffenberg, Chron. rimée de Philippes Mouskes, I, p. CCXXXVI, il quale annovera anche alcuni moderni che han preso sul serio queste fole del medio evo. Ved. anche Roth, Die Trojasage der Franken nella Germania di Pfeiffer I, 34 e sullo stesso tema Zarncke in Sitzungsber. d. sächs. Ges. d. Wiss. 1868, p. 257 sgg. 284; Braun, Die Trojaner am Rhein, Bonn 1856; Creuzenach, Die Aeneis etc. im Mittelalter p. 26 sgg.; G. Paris, Historia Daretis Frigii de origine Francorum in Romania III, p. 129 sgg.; Büchner, Les Troyens en Angleterre, Caen 1867; Graf, Roma etc. I, p. 22 sgg.; Rydberg, Undersökningar i germansk Mythologi (Stockholm) I, p. 24 sgg.