— In tutti questi anni ho sempre cercato di fare il mio dovere...

— Cosicchè credi di poter riposar sugli allori?

— Non dico questo, ma...

— E ti par d’essere un militare perfetto?

— No, signore, ma senta...

— Credi che basti mostrar intelligenza, fermezza, coraggio? No, caro, no. Sai cosa manca a te? Un’idea chiara di quel complesso di leggi, di regolamenti, di norme atte a stabilire, a mantenere severamente l’ordine in un esercito, e che si chiama disciplina. Senza la disciplina, la gente armata può riescire più dannosa ai suoi che ai nemici.

— Hm! — fece Massimo, quasi involontariamente.

Il conte, che camminava innanzi e indietro per la stanza, si fermò su due piedi e squadrò severamente suo figlio.

— La disciplina militare degli antichi romani era ferrea! — soggiunse egli, alzando la voce. — Essi ne lasciarono al mondo mirabili e terribili esempi. Non sai che Tito Manlio condannò a morte suo figlio per essere uscito in campo contro un Gallo insultante, senza l’ordine espresso del console?

— Era già di moda anche allora lasciarsi insultare dai Galli? — voleva dir Massimo, ma si morse la lingua.