— Gli storici poi narrano questo — continuò il conte. — Durante un’accanitissima pugna, un legionario aveva atterrato un nemico, lo teneva sotto il piede e già alzava il braccio per finirlo, quando s’udì suonare a raccolta. Che credi tu ch’egli abbia fatto?

Massimo crollò il capo e inarcò le ciglia.

— Ritenne il colpo e ubbidì — ripigliò il conte. — Vuoi ancora un fatto? Un giorno, una legione pose il campo in un luogo ov’era un bellissimo albero carico di pomi maturi; vi passò la sera, vi passò la notte. La mattina di poi, quando si allontanò, non mancava neppure uno di quei frutti, neppure uno!

Il giovane ascoltava a capo basso. Poichè tutto pareva risolversi in una semplice ramanzina, conseguenza della lettera anonima ricevuta, l’inquietudine procurata dalla chiamata improvvisa scemava via via. Però non capiva perchè il cameriere gli avesse detto d’indossar la divisa.

Un servitore venne ad avvertire ch’era attaccato.

Il conte guardò l’orologio e prese il braccio di suo figlio, come fosse inteso che doveva venire con lui. Scesero lo scalone in silenzio.

Massimo immaginava che si andasse ad assistere a qualcuno di quei tridui che certe pie associazioni facevano celebrare or in una chiesa, or in un’altra, per implorar l’aiuto divino contro i nemici della pubblica tranquillità. Credette prima che la funzione religiosa dovesse aver luogo a San Filippo, vedendo la carrozza voltar da quella parte; poi a Santa Teresa, vedendo che proseguiva senza fermare.

Altri legni precedevano o seguivano il loro. Le strade erano assai popolate. Nella gente era un fermento, un’aspettativa che pareva tener tutti agitati. Notò che i più andavano verso la Cittadella: gli uni chini chini come sopraffatti da un gran dolore, gli altri guardandosi attorno come rintontiti.

In Santa Teresa non entrava nessuno. Sulla piazzetta v’era un capannello di giovani tutti vestiti di nero. Uno di questi, mentre si voltava a guardar la carrozza, mostrò dipinta nel volto una così intensa e stanca costernazione, mista a tant’odio, che Massimo si sentì rischiarar la memoria come da un lampo: — Era il 7 settembre, il giorno fissato per l’esecuzione di Boyer e di Berteu! E non si potè rattenere dallo scuotersi in tutta la persona, come chi vede repentinamente cosa che gli faccia ribrezzo.

— Che c’è? — domandò il conte.