— Bravo, ben detto! — disse il marchese.
— Ben detto, ben detto! — esclamarono gli altri.
E si separarono ridendo.
Come fu certo che nessuno di coloro sarebbe tornato indietro, Massimo s’accostò all’uscio del gabinetto e picchiò.
Si rispose subito: — Avanti!
Il conte, seduto alla scrivania, stava temperando una penna. Alzò la testa, gettò il temperino e fissò il figlio coi suoi occhi grigi.
— Niente! — diss’egli, prima che Massimo pensasse ad aprir bocca. — Non voglio sentir niente. Non ti permetto di dirmi una sola parola.
— Ma son venuto appunto per...
— È un gran destino che tu m’abbia ad esser sempre cagione di dolore, di cordoglio!
Massimo a quel rimprovero acerbo, fatto con insolita veemenza, die’ un passo indietro; le vampe del rossore gli salirono sul volto.